di Ivano Alteri – Al netto delle strumentalizzazioni in corso sul caso della diserzione di massa dei vigili romani, riteniamo che il loro comportamento sia del tutto inaccettabile. Le ragioni, di natura sindacale, che sembrano esserci dietro, nulla tolgono alla gravità del fatto. Anzi, se ci fossero davvero, lo renderebbero ancora più grave.
Lo sciopero, infatti, dovrebbe avere un triplo contenuto: 1) la rivendicazione nei confronti della controparte; 2) la segnalazione della lotta in corso agli altri cittadini; 3) la disponibilità individuale a rimetterci qualcosa, per quella rivendicazione collettiva: il salario della giornata. Lo sciopero, insomma, è un atto di consapevolezza, di coraggio, di responsabilità, di serietà, di determinazione, di chiara volontà: dove sono tutti questi attributi nel mandare un certificato medico?
Al contrario, con una tale modalità di protesta, se questo è stata,
Così si fa piuttosto si manifesta viltà e insipienza: non si rischia niente di proprio; si fa pagare ai contribuenti il proprio atto; si oscurano le ragioni della lotta; si forniscono strumenti alla controparte per respingere la rivendicazione; si mette a repentaglio il diritto altrui d’ammalarsi; ci si inimica i cittadini, possibili alleati; si aiutano gli assenteisti professionisti a nascondersi nel mare magnum dell'”assenteismo”; si mette a rischio lo stesso diritto di sciopero; si mette alla berlina l’azione sindacale tout court. Un disastro!
Se la decisione di assentarsi in massa è stata una deliberata scelta di protesta, quindi, gli assenti dovrebbero prendere atto del grave errore commesso e scusarsi con i propri colleghi e tutti gli altri lavoratori italiani. La loro “astensione dal lavoro” non è una protesta sindacale, non è uno sciopero. Per fare sciopero, bisogna fare sciopero, non mettersi in malattia.
Solidarizziamo, pertanto, con i 170 vigili che invece hanno lavorato, per sé e per gli altri. Stigmatizziamo il comportamento degli assenti, per aver fornito nuova occasione ai nemici dei lavoratori per portare un nuovo attacco ai diritti di tutti.
Frosinone 3 gennaio 2015
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