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partito-democratico bandiera350-250di Valerio Ascenzi – La soglia del ridicolo viene continuamente spostata e nessuno dice nulla. Anzi, si continua a dare spago e spazio sui media a chi vuole spostare questa soglia. È sempre di moda di affermare che va sempre tutto bene. E se il verificarsi di un evento, politicamente parlando, risulta catastrofico, c’è sempre la possibilità di dare una seconda lettura, di dare la lettura positiva.
Purtroppo alcuni eventi dovrebbero essere valutati per quel che sono. La nuova generazione di politici, quella che ha portato Renzi a governare, è figlia di un’altra generazione mediocre di politici, della quale fa parte anche l’ex segretario dei Democratici di Sinistra Piero Fassino.
Appena uscito il dato sul crollo del tesseramento del Pd, il Corriere della Sera, noto giornale proletario (ovviamente è una battuta) è andato in soccorso di quel che resta della sinistra al servizio di Renzi. Ha fatto scendere dal piedistallo del comune di Torino, il sindaco, il quale invece di dare una lettura dei dati sul tesseramento spiega, secondo la sua visione cosa sta accadendo. Sabato mattina, sul Corriere, Fassino dichiarava che non è in atto una scissione, ma v’è una crisi che sta avvolgendo partiti e sindacati e associazioni di categoria. Forse Fassino non ha visto i dati sul tesseramento di alcuni sindacati, forse il sindaco di Torino, quando parla di sindacati non fa riferimento ai confederati. Forse lo stesso Fassino non ha saputo ancora, che per esempio alcuni sindacati: Cgil, Cisl, Uil, Cobas, Snals, Gilda e chi più ne ha più ne metta, di recente si sono messi insieme per una petizione per far sbloccare il contratto dei dipendenti pubblici e della scuola.
Nella stessa intervista Fassino afferma che se il parlamento restasse chiuso nessuno se ne accorgerebbe. Una affermazione pesante, che suona come una critica a Renzi, ma alla fine l’ex segretario dei Ds fa comprendere di essere sulla stessa lunghezza d’onda del premier, per quel che concerne la forma partito. Innanzitutto ritiene che non sia in atto una scissione, non perché non avrebbe senso politicamente, ma perché a suo avviso i partiti tradizionali non esistono più. Ma tutto ciò, se è vero, è stato creato ad arte da chi sta governando e da personaggi come Fassino. Poi si aggrappa al fatto che c’è un movimento in Italia che senza tessere e senza iscritti ha il 25% dei consensi. Ma chi? Il movimento di Grillo? Lo stesso Grillo al quale i vertici del Pd hanno impedito di entrare qualche anno fa?
Le tradizionali forme di partito, sarebbero frutto del fordismo, modo di organizzare la produzione e di organizzare la società. “Anche il Pci era frutto del fordismo” afferma. Una analisi a dir poco dotta, fatta da chi ha sposato la causa borghese, pur avendo militato in un partito che ha contribuito a far emergere personalità politiche di spessore.
Perché dunque aprire a Renzi, secondo Fassino? Per guardare al futuro del Paese, senza avere nostalgia di qualcosa che non potrà più essere come un tempo. O per restare ancora un po’ a galla?
La carta stampata, di solito è un media verticale, che propone messaggi discendenti. Non vi sono feedback, ma per fortuna esistono mezzi come questo per fare in modo che i nostri pensieri possano tornare in mezzo alla gente. Fassino non ci starà leggendo, ma ci chiediamo comunque: il futuro è Marchionne che licenzia chi vuole, tanto noi che facciamo politica, abbiamo il fondoschiena incollato ad una poltrona? Il futuro è andare dietro la Germania, che ha affamato l’Europa, ma ora sta andando a fondo con essa? Il futuro è un partito che prende in giro i propri elettori, con un leader che dice una cosa e ne fa un’altra? Il futuro è Renzi che vuole fare il liberale, ma confonde volutamente – come Berlusconi – il liberismo economico con il liberalismo politico? Futuro è un partito che in nome del post fordismo ha dimenticato le fasce più deboli del Paese? Futuro è un partito che siccome non fa più tessereti, tra poco avrà solo vertici senza base?
Ma di cosa parliamo? Di una nuova forma partito, in cui qualcuno decide da solo al comando, importando a sinistra il partito del leader? Fassino non risponde, ma dice: non possiamo avere paura, o nostalgia per qualcosa che non esiste più. Ma bisognerebbe ripensare le forme della partecipazione. Come? Attraverso internet. Ma se abbiamo finora criticato il movimento di Grillo che porta in parlamento persone scelte con primarie on line, dove il massimo delle preferenze si esprime con duecento like su facebook!
La verità è che non è mai esistita una forma partito nelle menti come quelle di Fassino e Veltroni, che hanno fatto del tutto per distruggere una forma partito tradizionale. Da Fassino a Veltroni, da partito strutturato al partito liquido. Il nuovo sarà aeriforme. Una nuova forma partito per far cosa? Forse per far quello che è accaduto a Frosinone con le elezioni provinciali di casta.

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Di Valerio Ascenzi

Sono nato ad Anagni il 25 giugno del 1977. Dal 1998 seguo la cronaca locale e provinciale. Dal 2001 sono iscritto all'ordine dei Giornalisti, elenco pubblicisti. Ho iniziato a lavorare per Ciociaria Oggi, per poi passare a Il Messaggero (cronaca di Frosinone), il Tempo (sempre di Frosinone) e poi al Quotidiano di Frosinone, giornale che ha avuto vita brevissima, esperienza a tratti positiva, ma conclusasi male a causa del fallimento del giornale. In ambito giornalistico e comunicativo ho lavorato in alcune iniziative editoriali romane e nazionali, accostandomi anche al mondo del foto-giornalismo.Ho alle spalle un percorso di studi lungo, poiché "travagliato". Era il 1997. I primi due anni di università li ho trascorsi nella facoltà di Farmacia presso La Sapienza. Già dopo il primo anno ho avvertito l'esigenza di cambiare. L'ho fatto poi iscrivendomi a Scienze della Comunicazione, sempre alla Sapienza, facoltà in cui avevo trovato la mia dimensione. Ma dovendo lavorare contemporaneamente – supplenze nella scuola pubblica e incarichi presso il Convitto Principe di Piemonte di Anagni - ho rallentato gli studi e li ho interrotti un paio di volte. Studiando e lavorando ho preparato due concorsi di abilitazione all'insegnamento – vinti entrambi. Oggi insegno nella scuola primaria, in provincia di Roma. Dopo aver preso il ruolo nel 2007, ho deciso di concludere il percorso universitario. Ho una laurea magistrale in Teorie e tecniche della comunicazione e dell'informazione, conseguita nel 2013 con una tesi in semiotica narrativa e storytelling: un lavoro meticoloso portato avanti per circa diciotto mesi, iniziato (e lasciato aperto) per garantire a me stesso una sorta di riqualificazione in un diverso settore della scrittura (la narrativa e lo screenwriting: la sceneggiatura). Del resto il giornalismo in questa provincia non dà più da mangiare a nessuno. In questi ultimi anni ho compreso che una formazione superiore non basta. Non basta neanche una laurea. Per questo ho ripreso a studiare di nuovo, iscrivendomi ad un master e non so se mi fermerò dopo.Scrivo per passione e da più di dieci anni faccio politica per passione. Dopo aver preso la tessera dei Democratici di Sinistra, sono divenuto per un paio di anni segretario di Anagni. Un traghettatore: nel 2007 siamo entrai nella fase costituente del PD. Avendo aderito alla mozione critica promossa da Gavino Angius, all'ultimo congresso dei DS, per restare coerente con la nostra linea (quella di lavorare per un PD iscritto al PSE) sono uscito con tutto il gruppo, dopo la totale indifferenza per le nostre proposte da parte dell'allora maggioranza guidata da Fassino. Il percorso politico da allora è stato sempre più difficile. Un'area politica, socialista democratica, realmente di sinistra, in Italia non è ancora nata. Nel 2008 ho seguito Angius nella costituente del PSI. Sono stato candidato alle elezioni politiche lo stesso anno. Il PSI non raggiunse neanche l'1%. L'esperienza con i socialisti non è stata positiva, non ne conservo un buon ricordo, soprattutto per il fatto che la struttura di quel partito non aveva nulla a che fare con la nostra cultura politica, fatta di partecipazione, discussione, analisi dei problemi e condivisione delle idee. Siamo rientrati a metà del 2009, insieme a Gavino Angius nel PD. Essendo noi una voce critica, ma piccola piccola, ci siamo resi conto del fatto che nel frattempo quel partito, i DS, non c'era più ed era stato sostituito da qualcosa che ancora oggi non sembra essere un partito. Gavino Angius rientrò con la volontà di lavorare per l'adesione al PSE. Ma ben presto si è capito che il PD andava in una direzione diversa. Nonostante tutto oggi il PD è un partito del socialismo europeo. Ma solo sull'etichetta. Di fatto, le sue politiche non sono di impronta socialista.Molti problemi annunciati dall'allora mozione Angius, sono ancora nodi da sciogliere nel PD nazionale e, a caduta, in quello regionale e provinciale. I circoli cittadini poi, lasciamoli perdere.Ho raccolto l'invito di Ignazio Mazzoli e di unoetre.it per cercare di coniugare la passione per la scrittura, per il giornalismo e per la politica. Per questo cerco di scrivere e commentare, sempre cercando di essere obiettivo, e allo stesso tempo critico, trattando i fatti della politica provinciale nell'area nord della provincia di Frosinone, in particolare ad Anagni.

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