di Valerio Ascenzi – La soglia del ridicolo viene continuamente spostata e nessuno dice nulla. Anzi, si continua a dare spago e spazio sui media a chi vuole spostare questa soglia. È sempre di moda di affermare che va sempre tutto bene. E se il verificarsi di un evento, politicamente parlando, risulta catastrofico, c’è sempre la possibilità di dare una seconda lettura, di dare la lettura positiva.
Purtroppo alcuni eventi dovrebbero essere valutati per quel che sono. La nuova generazione di politici, quella che ha portato Renzi a governare, è figlia di un’altra generazione mediocre di politici, della quale fa parte anche l’ex segretario dei Democratici di Sinistra Piero Fassino.
Appena uscito il dato sul crollo del tesseramento del Pd, il Corriere della Sera, noto giornale proletario (ovviamente è una battuta) è andato in soccorso di quel che resta della sinistra al servizio di Renzi. Ha fatto scendere dal piedistallo del comune di Torino, il sindaco, il quale invece di dare una lettura dei dati sul tesseramento spiega, secondo la sua visione cosa sta accadendo. Sabato mattina, sul Corriere, Fassino dichiarava che non è in atto una scissione, ma v’è una crisi che sta avvolgendo partiti e sindacati e associazioni di categoria. Forse Fassino non ha visto i dati sul tesseramento di alcuni sindacati, forse il sindaco di Torino, quando parla di sindacati non fa riferimento ai confederati. Forse lo stesso Fassino non ha saputo ancora, che per esempio alcuni sindacati: Cgil, Cisl, Uil, Cobas, Snals, Gilda e chi più ne ha più ne metta, di recente si sono messi insieme per una petizione per far sbloccare il contratto dei dipendenti pubblici e della scuola.
Nella stessa intervista Fassino afferma che se il parlamento restasse chiuso nessuno se ne accorgerebbe. Una affermazione pesante, che suona come una critica a Renzi, ma alla fine l’ex segretario dei Ds fa comprendere di essere sulla stessa lunghezza d’onda del premier, per quel che concerne la forma partito. Innanzitutto ritiene che non sia in atto una scissione, non perché non avrebbe senso politicamente, ma perché a suo avviso i partiti tradizionali non esistono più. Ma tutto ciò, se è vero, è stato creato ad arte da chi sta governando e da personaggi come Fassino. Poi si aggrappa al fatto che c’è un movimento in Italia che senza tessere e senza iscritti ha il 25% dei consensi. Ma chi? Il movimento di Grillo? Lo stesso Grillo al quale i vertici del Pd hanno impedito di entrare qualche anno fa?
Le tradizionali forme di partito, sarebbero frutto del fordismo, modo di organizzare la produzione e di organizzare la società. “Anche il Pci era frutto del fordismo” afferma. Una analisi a dir poco dotta, fatta da chi ha sposato la causa borghese, pur avendo militato in un partito che ha contribuito a far emergere personalità politiche di spessore.
Perché dunque aprire a Renzi, secondo Fassino? Per guardare al futuro del Paese, senza avere nostalgia di qualcosa che non potrà più essere come un tempo. O per restare ancora un po’ a galla?
La carta stampata, di solito è un media verticale, che propone messaggi discendenti. Non vi sono feedback, ma per fortuna esistono mezzi come questo per fare in modo che i nostri pensieri possano tornare in mezzo alla gente. Fassino non ci starà leggendo, ma ci chiediamo comunque: il futuro è Marchionne che licenzia chi vuole, tanto noi che facciamo politica, abbiamo il fondoschiena incollato ad una poltrona? Il futuro è andare dietro la Germania, che ha affamato l’Europa, ma ora sta andando a fondo con essa? Il futuro è un partito che prende in giro i propri elettori, con un leader che dice una cosa e ne fa un’altra? Il futuro è Renzi che vuole fare il liberale, ma confonde volutamente – come Berlusconi – il liberismo economico con il liberalismo politico? Futuro è un partito che in nome del post fordismo ha dimenticato le fasce più deboli del Paese? Futuro è un partito che siccome non fa più tessereti, tra poco avrà solo vertici senza base?
Ma di cosa parliamo? Di una nuova forma partito, in cui qualcuno decide da solo al comando, importando a sinistra il partito del leader? Fassino non risponde, ma dice: non possiamo avere paura, o nostalgia per qualcosa che non esiste più. Ma bisognerebbe ripensare le forme della partecipazione. Come? Attraverso internet. Ma se abbiamo finora criticato il movimento di Grillo che porta in parlamento persone scelte con primarie on line, dove il massimo delle preferenze si esprime con duecento like su facebook!
La verità è che non è mai esistita una forma partito nelle menti come quelle di Fassino e Veltroni, che hanno fatto del tutto per distruggere una forma partito tradizionale. Da Fassino a Veltroni, da partito strutturato al partito liquido. Il nuovo sarà aeriforme. Una nuova forma partito per far cosa? Forse per far quello che è accaduto a Frosinone con le elezioni provinciali di casta.
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