di Antonella Necci – Il “democristianesimo” non è morto, ma anzi gode di ottima salute ed è grandemente concentrato dentro al PD, che continua a schiacciare inesorabilmente i sempre meno convinti uomini della Sinistra storica, che attraverso tante trasformazioni sono confluiti in quello che sembrava essere un partito con solide basi democratiche, capace di affrontare il Berlusconismo e che ora si sta sfaldando come se fosse privo di una convinta base.
L’ultimo esempio di quanto sia vero questo sfaldamento lo abbiamo vissuto in questo mese che precedeva l’elezione del Presidente della Provincia di Frosinone. PD vs PD. Una sfida tra due appartenenti allo stesso partito, ma sostenuti da forze politiche diverse, e a volte, opposte. Antonio Pompeo contro Enrico Pittiglio erano la tradizione democristiana contro, ma non doveva essere così, il riformismo della sinistra del PD. In una provincia come quella di Frosinone, a meno che non si verifichino svolte epocali di portata nazionale e internazionale, la mentalità dei più non ha mai permesso e mai permetterà, sempre se non si verificano i fatti di cui sopra, il cambiamento che porti ad un miglioramento reale dello stile e della qualità della vita.
E dunque le lotte all’interno del PD ciociaro sì sono ristrette ai capricci se fare o non fare le primarie, proporre o non proporre quel candidato, sostenere o meno chi faceva capo ad una corrente di pensiero opposta, ma che avrebbe portato vantaggi politici.
Insomma in tutta questa guerra tra Titani, noi comuni mortali, che non siamo consiglieri o assessori comunali di Grandi o Piccoli comuni, che non siamo assessori provinciali, che insomma non siamo nessuno, noi non abbiamo nemmeno per un attimo avuto voce in capitolo. E non siamo stati, nemmeno per un attimo, i soggetti di queste tanto elevate discussioni politiche.
Noi non siamo niente di fronte a chi tiene ben salde le redini delle due correnti del PD ciociaro. E quindi il risultato finale della partita non solo non stupisce, anche se non si può dire fosse scontato, ma non fa altro che avvalorare la tesi che ciò che qualcuno, che si considera di sinistra, chiama “la rivoluzione culturale di Berlusconi”, sta ritornando prepotentemente alla ribalta, e tutto grazie all’alienazione mentale che essa ha causato e che ha distrutto gli ultimi neuroni utili del cervello di tutti coloro che si trovano dentro al PD senza aver capito che quel partito ha bisogno della lampada di Diogene per ritrovare la strada verso la sinistra. Una grande rivoluzione culturale verso il basso che annulla tutte le funzioni cerebrali più importanti.
Inviterei perciò, tutti coloro che parlano ancora di Berlusconi e di individui affini come se fossero stati la panacea di tutti i Mali del mondo, e come se davvero avessero contribuito ad innalzare il livello delle competenze intellettive, a darsi una regolata e a meditare, nei prossimi cinque anni, se l’immobilismo che hanno avvallato e votato e apprezzato sia cosa buona e giusta. A confronto Papa Francesco si avvicina sempre più a Che Guevara.
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