di Nadeia De Gasperis – Vi è mai capitato di imbattervi in uno di quei reportage, che ammiccano dalle gallerie fotografiche di alcune testate online, dove il soggetto della foto, si lascia immortalare in ritratti, che lo vedono nella stessa posa, gli stessi abiti, lo stesso scenario, a distanza di anni o magari su uno scenario mutevole? Probabilmente, la mia chiave di lettura è difettosa e gira in verso contrario, eppure quel fermo immagine, sbrigliato e lasciato correre attraverso gli scatti che si susseguono nel tempo, mi suscita un senso di involuzione.
Così guardo alle foto delle nuove intese, che hanno prodotto la classe dirigente politica che ci rappresenterà nel governo della Provincia, e provo la stessa sensazione, vinta solo da un profondo senso di nausea, che prende il sopravvento mentre penso alle sorti della sanità, della scuola, dell’ambiente, dello stato (provincia) sociale.
Proprio per essere provinciali, usiamo luoghi comunali, e diciamo che mentre tutto finisce a tarallucci e vino, qui, nella provincia di Frosinone, depredata all’osso, si finisce perfino a ostriche e chamapagne, perchè come diceva mia nonna, “la miseria vuole il suo sfogo”.
E a proposito di sfogo, qualche cittadino si sta chiedendo quando bisogna andare a votare per le provinciali “chè glie faccie vedè i a ‘sti qauttro lazzaroni!”, non sapendo che i lazzaroni si sono moltiplicati, e che la settimana di programmazione della rassegna dell’horror si è già conclusa, ognuno sorpreso che il suo personale film avesse avuto risvolti inattesi e colpi di scena spettacolati. Ma tanto è, quando le “intese” sono cucite col filo di ragnatela, la bava non regge le promesse. A proposito di intesa, cerco la parola “intesa” con il motore di ricerca “google”, e la prima schermata, mi rimanda alla banca omonima, e questo la dice lunga sul fatto che il significato di “consonanza di idee e di sentimenti” non solo sia disatteso, ma proprio ignorato. Ecco dunque, tornando alla fotografia, che osservo questi personaggi, ingrassati nel tempo, di cariche, nomine, ostriche e champagne elettorali, che si ripropongono in nuove divertenti apparentamenti, che a guardarli, nella settimana enigmistica delle elezioni, nemmeno il più abile e_lettore, potrebbe scovare le “sette differenze”. Alle sette meraviglie invece, possiamo aggiungere questa colossale impresa di “compromesso” che appiana qualsiasi differenza come quei rulli, che quantomeno, ai tempi della DC, rivestivano di nuovo il manto stradale. Larghe le intese, stretta la via, dite la vostra, io, ho detto la mia.
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