di Valerio Ascenzi – Ad una legge ritenuta poco democratica, si sceglie di rispondere con la totale assenza di democrazia. Per l’amministrazione provinciale, avevamo sentito di accordi tali che una parte del Pd sceglieva una strada parallela con Forza Italia, mentre un’altra parte sceglieva di percorrere un pezzetto del tragitto con Nuovo Centro Destra, continuando così ad instillare nella testa delle persone che ormai, non esiste più una destra una sinistra, né tanto meno un centrodestra e un centrosinistra.
In un periodo in cui la popolazione vuole partecipazione, una legge come quella firmata da Graziano Delrio, per decidere il destino di una Provincia è a nostro avviso la peggiore delle testimonianze che attestano la volontà di un governo di limitare la democrazia. Il Partito Democratico però ha sempre un’arma per combattere l’assenza di democrazia: le primarie. Una volta approvato il Porcellum da Berlusconi, con Romano Prodi si volevano portare le primarie anche per l’elezione dei candidati da inserirei nelle liste bloccate. Cosa che è stata sperimentata solo da Pierluigi Bersani, ma poi è andata come tutti sappiamo.
La situazione del Pd di Frosinone è di gran lunga peggiore di quel che accade nel partito a livello nazionale. I vertici di questo partito, con Renzi solo al comando, continuano a ripetere di voler cambiare verso al Paese. A nostro avviso non è affatto così: la dimostrazione è data proprio da quel che accade nelle provincie. Mentre sui media nazionali si porta avanti una campagna di disinformazione, volta a parlare sempre di quel che si vuol fare (chissà, se, si, farò, se non accadrà è sempre colpa dei gufi), nelle provincie viene lasciato campo libero sempre agli stessi uomini e donne. Il partito è cambiato solo di facciata e a livello nazionale, mentre a livello locale, hanno ragione i militanti democratici frusinati ormai esausti, il Pd resta ostaggio delle logiche della spartizione del potere tra due gruppi riconducibili ai big.
Disgustoso, questo è l’aggettivo esatto, il dover constatare che il Pd non è un partito, ma minimo due partiti in un contenitore (per non dire tre o quattro), almeno qui a Frosinone. Rivoltante sentire di accordi di pezzi del partito con Forza Italia e Nuovo Centro Destra, soprattutto da chi poi sui territori manda i propri vassalli a predicare l’unità del partito.
Il trucco è sempre quello: buttarla in caciare, per poi tirare fuori la soluzione. Sempre quella definita la meno peggio. Ma il male minore, è comunque un male. La bagarre è andata talmente avanti che alla fine è stato fatto il nome di Gianfranco Schietroma e, nonostante una larga parte della base del Pd sia contraria, nonostante Schietroma sia il candidato perdente delle ultime elezioni provinciali, il Pd – a quanto pare senza neanche il numero legale in direzione (erano 37 su 81) – ha approvato l’appoggio alla candidatura alla provincia. Si avete capito bene: una direzione provinciale mai eletta (perché neanche l’anagrafe degli iscritto del 2013 risulta convalidata dal nazionale) – quindi illegittima – con “nominati” in base alle logiche delle spartizioni, senza neanche poter contare sul numero legale vota una proposta del genere.
Nelle dichiarazioni dei giorni precedenti avevano tutti una gran fretta nell’affermare che la Provincia di Frosinone avrebbe bisogno di una figura nuova, in grado di interpretare la società, di dare un’immagine diversa del nuovo modo di intendere il centrosinistra. Schietroma, non ci sembra il nuovo. Al di là del fatto che secondo noi i sindaci devono fare i sindaci, Antonio Pompeo, sindaco di Ferentino, poteva essere un nome da spendere. Ma ancor di più Fausto Bassetta, in quanto persona autorevole e, soprattutto, completamente scollegata dalle logiche di questo Pd che non riesce a mollare l’eredità della peggiore Dc e del peggior Pci. Ma Bassetta è ad Anagni per risanare una situazione e non avrebbe mollato. Pompeo invece purtroppo viene ancora percepito come un uomo collegato in particolare solo ad un’area del Pd. Ci duole dover ammettere, ancora una volta, che abbiamo un pensiero del tutto nostro in merito alle questioni locali. Completamente avulso dalle logiche interne al Pd, partito in cui anche una parte di quelli che un tempo volevano combattere il vecchio – ma poi hanno finito per prenderne le sembianze – hanno scelto di votare per la candidatura di Schietroma.
Se il candidato ufficiale del Pd è Gianfranco Schietroma, dobbiamo per dovere di cronaca ricordare che, Schietroma è stato il candidato perdente del centrosinistra alle ultime elezioni provinciali. Candidato che per essere sostenuto dall’intero centrosinistra ha attaccato il Pd che avrebbe voluto, forse, un altro al suo posto.
Inoltre per una questione di precisione dobbiamo far notare che: Schietroma viene definito coordinatore nazionale del PSI, sotto la guida di Riccardo Nencini. Non sappiamo bene che ruolo sia quello del coordinatore, visto che esiste un segretario, ma leggendo bene, sul sito internet del partito il coordinatore nazionale è Marco Di Lello. Schietroma cumula una serie di incarichi: membro della segretaria nazionale, membro della direzione nazionale, membro del consiglio nazionale, responsabile – inviato dalla segreteria nazionale – nell’area lavoro del PSI. Poi il resto della stampa locale può dire e scrivere quello che vuole.
Considerata l’idea ormai diffusa in base alla quale, un uomo in politica non dovrebbe ricoprire troppi incarichi, ci chiediamo anche: non c’era nessun altro a cui far ricoprire tutti questi ruoli? Ma evidentemente in un partito che si attesta (approssimando per eccesso) allo 0,2% a livello nazionale, per forza di cose non si può che prendere la stessa persona e metterla in più ruoli.
Considerato il fatto che sia abituato a cumulare incarichi politici, perché non candidarlo alla presidenza della provincia di Frosinone? Del resto, fino a che ci ha dovuto mettere la faccia e investire una serie di risorse, Schietroma non ce l’ha fatta. Neanche nella sua amata Frosinone, la roccaforte della “Socialdemocrazia 80’s Style”. Forse, ora che non dovranno votare i cittadini, grazie alla geniale intuizione della legge Del Rio, potrebbe anche farcela.
Ma le sorprese non son mica finite. Perché pare che una parte del centrodestra frusinate, ricollegabile a Forza Italia, sia d’accordo con la candidatura di Schietroma. Mentre un’altra parte del Pd continuerebbe a sostenere Antonio Pompeo, insieme a Nuovo Centro Destra. Perché Pompeo pare si candidi con o senza il sostegno del Pd. Quindi: con forme diverse, la sostanza non cambia.
Le dichiarazioni di alcuni eletti del Pd, che definiscono la candidatura di Schietroma, “un segnale positivo che […] che ripristina in maniera chiara ed univoca quale sia il campo politico del PD: il centrosinistra”, fanno sorridere. Soprattutto pensando che sarà qualcuno di Forza Italia a votarlo. Inoltre affermare che si tratti di un candidato autorevole “un uomo delle istituzioni, membro del CSM, ex sottosegretario di Stato” cozza con quanto accaduto qualche anno fa: sarà anche “la candidatura giusta per unire il centrosinistra”, ma solo gli addetti ai lavori. Non la base di un partito che inizia ad essere esausta della pseudo – partecipazione.
Quel che vogliamo evitare in questa sede è che qualcuno percepisca la nostra propensione per l’uno o per l’altro. Riteniamo inadatti Schietroma in primis perché bocciato dalla popolazione, secondo perché frutto di un accordo in cui è palese la presenza di uno dei big che tiene in ostaggio il Pd e il suo ex partito di provenienza. Non consideriamo utile la candidatura di Pompeo poiché non sappiamo quanto possa essere indipendente da un’area del Pd riconducibile ad uno dei big, che da anni qui, fanno il bello e il cattivo tempo e perché è sempre frutto di accordi con movimenti politici fuori del Pd.
Il campo del Pd è il centrosinistra. Nessuno dei politici dietro le quinte a Frosinone, può rivendicare di stare in quel campo a nostro avviso, considerate le logiche con le quali effettuano le loro scelte.
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