BANDIERE PD 350 260

BANDIERE PD 350-260di Valerio Ascenzi – Ad una legge ritenuta poco democratica, si sceglie di rispondere con la totale assenza di democrazia. Per l’amministrazione provinciale, avevamo sentito di accordi tali che una parte del Pd sceglieva una strada parallela con Forza Italia, mentre un’altra parte sceglieva di percorrere un pezzetto del tragitto con Nuovo Centro Destra, continuando così ad instillare nella testa delle persone che ormai, non esiste più una destra una sinistra, né tanto meno un centrodestra e un centrosinistra.

In un periodo in cui la popolazione vuole partecipazione, una legge come quella firmata da Graziano Delrio, per decidere il destino di una Provincia è a nostro avviso la peggiore delle testimonianze che attestano la volontà di un governo di limitare la democrazia. Il Partito Democratico però ha sempre un’arma per combattere l’assenza di democrazia: le primarie. Una volta approvato il Porcellum da Berlusconi, con Romano Prodi si volevano portare le primarie anche per l’elezione dei candidati da inserirei nelle liste bloccate. Cosa che è stata sperimentata solo da Pierluigi Bersani, ma poi è andata come tutti sappiamo.
La situazione del Pd di Frosinone è di gran lunga peggiore di quel che accade nel partito a livello nazionale. I vertici di questo partito, con Renzi solo al comando, continuano a ripetere di voler cambiare verso al Paese. A nostro avviso non è affatto così: la dimostrazione è data proprio da quel che accade nelle provincie. Mentre sui media nazionali si porta avanti una campagna di disinformazione, volta a parlare sempre di quel che si vuol fare (chissà, se, si, farò, se non accadrà è sempre colpa dei gufi), nelle provincie viene lasciato campo libero sempre agli stessi uomini e donne. Il partito è cambiato solo di facciata e a livello nazionale, mentre a livello locale, hanno ragione i militanti democratici frusinati ormai esausti, il Pd resta ostaggio delle logiche della spartizione del potere tra due gruppi riconducibili ai big.
Disgustoso, questo è l’aggettivo esatto, il dover constatare che il Pd non è un partito, ma minimo due partiti in un contenitore (per non dire tre o quattro), almeno qui a Frosinone. Rivoltante sentire di accordi di pezzi del partito con Forza Italia e Nuovo Centro Destra, soprattutto da chi poi sui territori manda i propri vassalli a predicare l’unità del partito.
Il trucco è sempre quello: buttarla in caciare, per poi tirare fuori la soluzione. Sempre quella definita la meno peggio. Ma il male minore, è comunque un male. La bagarre è andata talmente avanti che alla fine è stato fatto il nome di Gianfranco Schietroma e, nonostante una larga parte della base del Pd sia contraria, nonostante Schietroma sia il candidato perdente delle ultime elezioni provinciali, il Pd – a quanto pare senza neanche il numero legale in direzione (erano 37 su 81) – ha approvato l’appoggio alla candidatura alla provincia. Si avete capito bene: una direzione provinciale mai eletta (perché neanche l’anagrafe degli iscritto del 2013 risulta convalidata dal nazionale) – quindi illegittima – con “nominati” in base alle logiche delle spartizioni, senza neanche poter contare sul numero legale vota una proposta del genere.
Nelle dichiarazioni dei giorni precedenti avevano tutti una gran fretta nell’affermare che la Provincia di Frosinone avrebbe bisogno di una figura nuova, in grado di interpretare la società, di dare un’immagine diversa del nuovo modo di intendere il centrosinistra. Schietroma, non ci sembra il nuovo. Al di là del fatto che secondo noi i sindaci devono fare i sindaci, Antonio Pompeo, sindaco di Ferentino, poteva essere un nome da spendere. Ma ancor di più Fausto Bassetta, in quanto persona autorevole e, soprattutto, completamente scollegata dalle logiche di questo Pd che non riesce a mollare l’eredità della peggiore Dc e del peggior Pci. Ma Bassetta è ad Anagni per risanare una situazione e non avrebbe mollato. Pompeo invece purtroppo viene ancora percepito come un uomo collegato in particolare solo ad un’area del Pd. Ci duole dover ammettere, ancora una volta, che abbiamo un pensiero del tutto nostro in merito alle questioni locali. Completamente avulso dalle logiche interne al Pd, partito in cui anche una parte di quelli che un tempo volevano combattere il vecchio – ma poi hanno finito per prenderne le sembianze – hanno scelto di votare per la candidatura di Schietroma.

Se il candidato ufficiale del Pd è Gianfranco Schietroma, dobbiamo per dovere di cronaca ricordare che, Schietroma è stato il candidato perdente del centrosinistra alle ultime elezioni provinciali. Candidato che per essere sostenuto dall’intero centrosinistra ha attaccato il Pd che avrebbe voluto, forse, un altro al suo posto.
Inoltre per una questione di precisione dobbiamo far notare che: Schietroma viene definito coordinatore nazionale del PSI, sotto la guida di Riccardo Nencini. Non sappiamo bene che ruolo sia quello del coordinatore, visto che esiste un segretario, ma leggendo bene, sul sito internet del partito il coordinatore nazionale è Marco Di Lello. Schietroma cumula una serie di incarichi: membro della segretaria nazionale, membro della direzione nazionale, membro del consiglio nazionale, responsabile – inviato dalla segreteria nazionale – nell’area lavoro del PSI. Poi il resto della stampa locale può dire e scrivere quello che vuole.
Considerata l’idea ormai diffusa in base alla quale, un uomo in politica non dovrebbe ricoprire troppi incarichi, ci chiediamo anche: non c’era nessun altro a cui far ricoprire tutti questi ruoli? Ma evidentemente in un partito che si attesta (approssimando per eccesso) allo 0,2% a livello nazionale, per forza di cose non si può che prendere la stessa persona e metterla in più ruoli.
Considerato il fatto che sia abituato a cumulare incarichi politici, perché non candidarlo alla presidenza della provincia di Frosinone? Del resto, fino a che ci ha dovuto mettere la faccia e investire una serie di risorse, Schietroma non ce l’ha fatta. Neanche nella sua amata Frosinone, la roccaforte della “Socialdemocrazia 80’s Style”. Forse, ora che non dovranno votare i cittadini, grazie alla geniale intuizione della legge Del Rio, potrebbe anche farcela.
Ma le sorprese non son mica finite. Perché pare che una parte del centrodestra frusinate, ricollegabile a Forza Italia, sia d’accordo con la candidatura di Schietroma. Mentre un’altra parte del Pd continuerebbe a sostenere Antonio Pompeo, insieme a Nuovo Centro Destra. Perché Pompeo pare si candidi con o senza il sostegno del Pd. Quindi: con forme diverse, la sostanza non cambia.
Le dichiarazioni di alcuni eletti del Pd, che definiscono la candidatura di Schietroma, “un segnale positivo che […] che ripristina in maniera chiara ed univoca quale sia il campo politico del PD: il centrosinistra”, fanno sorridere. Soprattutto pensando che sarà qualcuno di Forza Italia a votarlo. Inoltre affermare che si tratti di un candidato autorevole “un uomo delle istituzioni, membro del CSM, ex sottosegretario di Stato” cozza con quanto accaduto qualche anno fa: sarà anche “la candidatura giusta per unire il centrosinistra”, ma solo gli addetti ai lavori. Non la base di un partito che inizia ad essere esausta della pseudo – partecipazione.
Quel che vogliamo evitare in questa sede è che qualcuno percepisca la nostra propensione per l’uno o per l’altro. Riteniamo inadatti Schietroma in primis perché bocciato dalla popolazione, secondo perché frutto di un accordo in cui è palese la presenza di uno dei big che tiene in ostaggio il Pd e il suo ex partito di provenienza. Non consideriamo utile la candidatura di Pompeo poiché non sappiamo quanto possa essere indipendente da un’area del Pd riconducibile ad uno dei big, che da anni qui, fanno il bello e il cattivo tempo e perché è sempre frutto di accordi con movimenti politici fuori del Pd.
Il campo del Pd è il centrosinistra. Nessuno dei politici dietro le quinte a Frosinone, può rivendicare di stare in quel campo a nostro avviso, considerate le logiche con le quali effettuano le loro scelte.

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Di Valerio Ascenzi

Sono nato ad Anagni il 25 giugno del 1977. Dal 1998 seguo la cronaca locale e provinciale. Dal 2001 sono iscritto all'ordine dei Giornalisti, elenco pubblicisti. Ho iniziato a lavorare per Ciociaria Oggi, per poi passare a Il Messaggero (cronaca di Frosinone), il Tempo (sempre di Frosinone) e poi al Quotidiano di Frosinone, giornale che ha avuto vita brevissima, esperienza a tratti positiva, ma conclusasi male a causa del fallimento del giornale. In ambito giornalistico e comunicativo ho lavorato in alcune iniziative editoriali romane e nazionali, accostandomi anche al mondo del foto-giornalismo.Ho alle spalle un percorso di studi lungo, poiché "travagliato". Era il 1997. I primi due anni di università li ho trascorsi nella facoltà di Farmacia presso La Sapienza. Già dopo il primo anno ho avvertito l'esigenza di cambiare. L'ho fatto poi iscrivendomi a Scienze della Comunicazione, sempre alla Sapienza, facoltà in cui avevo trovato la mia dimensione. Ma dovendo lavorare contemporaneamente – supplenze nella scuola pubblica e incarichi presso il Convitto Principe di Piemonte di Anagni - ho rallentato gli studi e li ho interrotti un paio di volte. Studiando e lavorando ho preparato due concorsi di abilitazione all'insegnamento – vinti entrambi. Oggi insegno nella scuola primaria, in provincia di Roma. Dopo aver preso il ruolo nel 2007, ho deciso di concludere il percorso universitario. Ho una laurea magistrale in Teorie e tecniche della comunicazione e dell'informazione, conseguita nel 2013 con una tesi in semiotica narrativa e storytelling: un lavoro meticoloso portato avanti per circa diciotto mesi, iniziato (e lasciato aperto) per garantire a me stesso una sorta di riqualificazione in un diverso settore della scrittura (la narrativa e lo screenwriting: la sceneggiatura). Del resto il giornalismo in questa provincia non dà più da mangiare a nessuno. In questi ultimi anni ho compreso che una formazione superiore non basta. Non basta neanche una laurea. Per questo ho ripreso a studiare di nuovo, iscrivendomi ad un master e non so se mi fermerò dopo.Scrivo per passione e da più di dieci anni faccio politica per passione. Dopo aver preso la tessera dei Democratici di Sinistra, sono divenuto per un paio di anni segretario di Anagni. Un traghettatore: nel 2007 siamo entrai nella fase costituente del PD. Avendo aderito alla mozione critica promossa da Gavino Angius, all'ultimo congresso dei DS, per restare coerente con la nostra linea (quella di lavorare per un PD iscritto al PSE) sono uscito con tutto il gruppo, dopo la totale indifferenza per le nostre proposte da parte dell'allora maggioranza guidata da Fassino. Il percorso politico da allora è stato sempre più difficile. Un'area politica, socialista democratica, realmente di sinistra, in Italia non è ancora nata. Nel 2008 ho seguito Angius nella costituente del PSI. Sono stato candidato alle elezioni politiche lo stesso anno. Il PSI non raggiunse neanche l'1%. L'esperienza con i socialisti non è stata positiva, non ne conservo un buon ricordo, soprattutto per il fatto che la struttura di quel partito non aveva nulla a che fare con la nostra cultura politica, fatta di partecipazione, discussione, analisi dei problemi e condivisione delle idee. Siamo rientrati a metà del 2009, insieme a Gavino Angius nel PD. Essendo noi una voce critica, ma piccola piccola, ci siamo resi conto del fatto che nel frattempo quel partito, i DS, non c'era più ed era stato sostituito da qualcosa che ancora oggi non sembra essere un partito. Gavino Angius rientrò con la volontà di lavorare per l'adesione al PSE. Ma ben presto si è capito che il PD andava in una direzione diversa. Nonostante tutto oggi il PD è un partito del socialismo europeo. Ma solo sull'etichetta. Di fatto, le sue politiche non sono di impronta socialista.Molti problemi annunciati dall'allora mozione Angius, sono ancora nodi da sciogliere nel PD nazionale e, a caduta, in quello regionale e provinciale. I circoli cittadini poi, lasciamoli perdere.Ho raccolto l'invito di Ignazio Mazzoli e di unoetre.it per cercare di coniugare la passione per la scrittura, per il giornalismo e per la politica. Per questo cerco di scrivere e commentare, sempre cercando di essere obiettivo, e allo stesso tempo critico, trattando i fatti della politica provinciale nell'area nord della provincia di Frosinone, in particolare ad Anagni.

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