bimba scrive sul missile 350-260

bimba scrive sul missile 350-260di Antonella Necci – Mi sento frastornata dai tanti messaggi e video messaggi che giungono da ogni telegiornale che si rispetti. Non parlo di notizie, ma di tweet, commenti Facebook, video messaggi di guerra, video messaggi per avvisare il mondo che qui si fa sul serio, e nella migliore delle ipotesi, a conclusione di essi, seguono i commenti a caldo o a freddo di chi non perde occasione per assaporare le luci della ribalta, ma nella peggiore delle situazioni, giungono come è accaduto qualche giorno fa a seguito della decapitazione del giornalista americano James Foley, e ad essi seguono messaggi di guerra nemmeno sottintesi, lanciati da Obama contro l’ISIS e il neo Califfato di Bagdad.

Il mondo non perde occasione per far sentire la propria voce, e mentre un tempo, il messaggio in una bottiglia assumeva i connotati romantici che si legavano al fato, oggi il destino, sempre più accecato dagli odi, fa inviare messaggi, nemmeno di pace, attraverso i missili che devono essere inviati su Gaza o sulla Striscia.
Messaggi di morte, distruzione. Nessuna possibilità di riconciliazione. Nessuna parola di pace e di speranza. Lo stesso pontefice non osa dire le parole giuste. Parla di una Terza Guerra Mondiale in atto, dice che bisogna “fermare” tutto questo, ma poi non specifica come, con quali mezzi, quali parole, quali “messaggi”.
Per salvare il popolo curdo si inviano aiuti umanitari fatti di armi e munizioni. Una pace “fai da te” che fa presagire scenari futuri sempre più inquietanti.

Nessuno pensa che il mezzo migliore per fermare qualsiasi odio sia di sedersi ad un tavolo e ragionare, trattare, capire. Si deve fare di fretta. Risolvere tutto con la velocità di un tweet superficiale che spaccia per filo terrorista chi cerca di capire “l’altro”, ciò che non ci appartiene, ma che tocca le nostre coscienze.Bambini scrivono sulle bombe
E allora mi fermo a meditare che se tutto questo mondo virtuale sparisse d’incanto, i messaggi riprenderebbero il loro valore, ed assumerebbero un significato più profondo. Come nella canzone di Sting, “Message in a bottle”, ci troveremmo ad aspettare, come naufraghi su un’isola deserta, che il destino lavori a nostro favore, e faccia giungere quella risposta che desideriamo. Senza fretta. Perché la conclusione a cui giunge Sting è che siamo tutti naufraghi in attesa di un messaggio d’amore.
Forse questo il nostro pontefice lo avrebbe potuto dire meglio di chiunque altro. Il motivo per cui, tra tanti messaggi non esista quello che scuota gli animi fin nel profondo, è tutto da analizzare, e di sicuro riguarda le cattive abitudini che abbiamo assunto con il tempo.

Così come il vedere bambini israeliani scrivere messaggi con pennarelli indelebili su quei missili che uccideranno i loro coetanei ci fa ribrezzo, ci fa stare male, ma ci rende sempre più impotenti. Esiste un modo per cambiare il corso di “queste” cose?

22/08/2014

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Di Antonella Necci

Sono Antonella Necci nata a Roma vivo a Roma e insegno lingua e civiltà inglese in un liceo ad indirizzi classico e linguistico. Sono appassionata di storia e filosofia ma voglio provare ad iscrivermi nuovamente all'università. Ho intenzione di ricominciare a studiare per diventare medico, se mi riesce. È sempre stato il mio sogno ma per pigrizia non mi sono voluta misurare con il lavoro da affrontare con la facoltà di medicina.Cos'altro aggiungere? Non mi piace parlare di me!Ah una cosa però la voglio dire: il mio regista preferito è Ken Loach e spero tanto che vinca la Palma d'oro a Cannes visto che presenta un film di connotazione prometeutica!

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