di Antonella Necci – Alla fine le scelte tormentate, le decisioni travagliate e sofferte prendono forma, si colorano, assumono connotati netti e decisi.
Il primo a lasciare e il primo a prendere la via verso il grande “partito della Nazione”, che Renzi auspica da tempo e che speriamo, alla fine, assuma un nome diverso, perché questo riecheggia tempi della storia italiana che credevamo finiti.
Così Gennaro Migliore, a due mesi dall’abbandono del suo ex partito SEL, prima strizza l’occhio al PD, poi converge nel Gruppo Misto, poi si fa vedere da Noi Dem e infine accetta l’invito proprio di Matteo Orfini, presidente DEM, ad entrare in questa che, al momento è la corrente più a sinistra del PD, ma che tenderà a far parte del partito della nazione, che più lo nomino e più mi ricorda Mussolini. Chissà perché.
“Da mesi penso sia necessario costruire un unico campo democratico, e un unico grande partito di sinistra di governo. […] è meglio discutere in un unico partito che mettete ciascuno la propria bandierina per lucrare qualche punto percentuale”. Queste le parole di Migliore in risposta all’invito di Orfini, e aggiunge” la situazione politica necessità di un confronto serrato ed è importante che la sinistra possa rafforzarsi nell’esperienza del PD”.
La sinistra? Siamo sicuri che quella che si sta ora formando sia la nuova sinistra italiana?
I dubbi ci sono, poiché l’invito di Matteo Orfini lo ha accettato anche Andrea Romano, ex capogruppo di Scelta Civica alla Camera.
Il quale, a giustifica della sua scelta, dice che sono gli elettori di Scelta Civica a volerlo.
Le parole di Romano propongono un “PD 2.0, […] un vero partito della Terza Repubblica in cui trovi posto non solo la cultura socialdemocratica, ma anche quella liberale che ha animato Scelta Civica. [….] lo stesso Monti ha detto che l’agenda Renzi somiglia a quella Monti, e che se il PD fosse stato guidato da Renzi, Scelta Civica non sarebbe nata. Io stesso sarei stato un elettore del PD a guida Renzi”.
Nel confrontare le diverse ideologie dei due fuoriusciti dai rispettivi partiti, si capisce che c’è ancora molta confusione d’intenti. Uno predica un partito di sinistra e l’altro parla di apertura liberale. Si presume, da ciò, che sarà di sicuro un partito volto a strappare voti e consensi nazionalpopolari da qualsiasi parte provengano. Non una comune ideologia sarà alla sua base, ma, nel nome della legittimità ad unire persone provenienti da percorsi diversi e lontani, sembra che questo partito della nazione assuma sempre più connotati di opportunismo politico, non da Terza , ma da Prima Repubblica.
I sogni di Gennaro Migliore di far parte di un partito rivoluzionato, si scontrano con le scelte liberali ma di certo più convenzionali di Andrea Romano.
Come si possono amalgamare ideologie di destra e di sinistra senza evitare di ricorrere alle ” larghe intese renziane?”.
Di certo è ancora troppo presto per delle previsioni sulla base di questi spostamenti ideologici, ma non sembra che il futuro della sinistra sia roseo. E soprattutto non sembra esistere un vero partito che possa rilanciare l’idea di sinistra, fatta eccezione per SEL, che continua imperterrita ad incassare colpi di renzismo, e rimproveri di essere troppo piccoli per contare davvero fino a seguire il PD sulla strada delle gloriose Riforme.
18/08/2014
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