di Ivano Alteri – A proposito della riforma del Senato, del suo proditorio allontanamento dalla rappresentanza popolare, in questi giorni e nelle settimane passate vi sono già stati molti interventi che ne hanno stigmatizzato la pericolosità dal punto di vista democratico. Per quanto concerne il nostro territorio, segnaliamo quello del presidente del Comitato in difesa della Costituzione, Dionisio Paglia, che, come un’eroica vedetta nel quasi deserto agostano, ha lanciato, anche per nostro conto, il suo allarme in merito. Da parte nostra, vorremmo però evidenziare un altro aspetto, che ci è sembrato particolarmente trascurato dalla discussione.
Il senato, praticamente e simbolicamente, è il luogo degli anziani. Per gran parte dell’esistenza della nostra specie, fin dalla più remota preistoria, a guidare le comunità piccole e grandi c’erano gli anziani, ai quali si faceva riferimento per dirimere le controversie interpersonali, per compiere scelte importanti per la comunità, per definire regole e comportamenti nei vari campi delle attività umane. Ad essi si riconosceva il dono dell’esperienza, della saggezza, dell’equilibrio, del distacco sempre più netto dalle vanità della vita, e pertanto si ritenevano in grado di giudicare e scegliere con maggiore giustizia e lungimiranza. Essi suscitavano rispetto, rappresentavano il nesso vivente tra passato e futuro; la loro memoria era memoria collettiva, da tramandare con cura e preservare dall’oblio, da tenere sempre in considerazione in ogni scelta. Per decine di migliaia di anni, e fino a poco tempo fa, la loro anzianità, per altro, era del tutto relativa; solo recentemente la vita umana si è protratta oltre i cinquant’anni. Eppure, da essi non si poteva né si voleva prescindere.
Oggi, abbiamo un’aspettativa di vita media di oltre ottanta anni, con una serie di conseguenze sociali di notevole rilevanza, per ciò che concerne le carriere, le pensioni, la sanità, il lavoro . Abbiamo anche raggiunto livelli scientifici e tecnologici tali da essere in grado di procrastinare ulteriormente l’esistenza individuale, ma anche di distruggere in pochissimo tempo l’intero pianeta; e siamo quotidianamente di fronte, perciò, a scelte che l’umanità non ha mai incontrato in tutto il corso della sua esistenza.
Tuttavia proprio ora, proprio in questo particolare momento, quando maggiore dovrebbe essere la nostra responsabilità di fronte a tutti gli altri viventi, quando dovremmo essere dotati di ogni ponderatezza e prudenza, noi decidiamo di eliminare gli anziani dai meccanismi di rappresentanza e decisione istituzionale, facendo a meno di loro; e di cancellare dall’immaginario collettivo l’atavico valore simbolico della senilità. Bisogna essere di destra o di sinistra, per pensare che è una scelta completamente fuori di senno? È una cosa seria modificare in fretta e furia la costituzione in un punto così delicato, in pieno agosto, nella distrazione generale? Quale spessore politico dimostrano coloro che lo fanno? Quale affidabilità? Chi sono costoro, per avere tanta arroganza e avventatezza? Qual è il loro piano? Quale mondo hanno in mente? Un mondo che può fare a meno del consiglio degli anziani?
Frosinone 13 agosto 2014