di Antonella Necci – Viviamo in un mondo ove non esiste più la coscienza del libero arbitrio. Scienziati studiano le cause che generano l’indifferenza degli esseri umani nei confronti di ciò che potrebbe far scaturire la tolleranza e l’accettazione di atteggiamenti criminali, comportamenti corrotti, omicidi e femminicidi.
Da sempre mi interessa sapere cosa spinge la mente umana a svolgere atti e violenze privi di una logica. Come la vita di individui apparentemente capaci, intelligenti, ricchi di iniziativa si possa poi fissare e cristallizzare nell’unico atto stupido o drammatico, che la bloccherà e la farà ricordare per sempre in quel modo. E’ stato così quando ho scritto di Oscar Pistorius, sarà sempre così ogni volta che si presenteranno simili casi.
Pertanto la notizia che un nutrito gruppo di neuro scienziati cognitivisti (cioè quelli che studiano le funzioni cognitive superiori e quindi forniscono i modelli sistemici del funzionamento cerebrale), guidato dal francese Stanislas Dahaene, ha abbandonato lo Human Brain Project (HBP), il grande progetto europeo che riceverà un megafinanziamento per simulare in un computer un cervello umano, sbattendo la porta, ha attratto la mia attenzione.
Il motivo di tale abbandono è scaturito dal comportamento del direttore dell’HBP, lo svizzero Henry Markram, che non ha autorizzato l’uso dei fondi per svolgere nuove ricerche sulle funzioni cognitive superiori. Nella sua idea (e, a dire il vero, anche nella formulazione del progetto presentata per ricevere il finanziamento), il denaro dell’Unione Europea dovrebbe servire a sviluppare nuove tecnologie informatiche in grado di consentire l’elaborazione matematica di quanto già si sa sul funzionamento del cervello, dal livello molecolare fino a quello cognitivo.
Niente soldi per le neuroscienze classiche o per nuovi esperimenti, quindi, ma solo soldi per sviluppare computer, database e tecnologie in grado di portare alla simulazione completa di un cervello umano, come promesso con grande sicurezza da Markram stesso.
Dietro la protesta nei confronti di Markram si celano due diverse motivazioni.
La prima è puramente scientifica. Secondo alcuni esperti di neuroscienze computazionali, tra i quali l’italiano Alessandro Treves della SISSA di Trieste, il progetto è prematuro: non abbiamo ancora le conoscenze necessarie a portarlo a termine con successo e, soprattutto, è l’assunto teorico di base a essere fallace. “Se non capisco l’originale, cioè il modello biologico che voglio riprodurre nella simulazione, non c’è ragione per cui io debba capire a fondo la copia” spiega Treves.
A questa critica risponde Idan Segev, numero uno del settore computazionale dell’HBP, secondo il quale riprodurre in forma di equazione matematica un processo biologico, così come è necessario fare perché i dati possano essere elaborati da un computer, è la forma più pura di conoscenza di un fenomeno, anche se si tratta, per forza di cose, di una semplificazione del processo.
Il secondo argomento, più sostanziale e forse anche più interessante, riguarda invece il modello di investimento in ricerca proposto dall’HBP e in generale dal bando che ha portato al suo finanziamento. La Comunità Europea, quando ha lanciato la gara per i cosiddetti flagship projects – vinti dall’HBP e da Graphene, un progetto per lo sviluppo di nuovi materiali che potrebbero cambiare il nostro modo di vivere -ha deciso di puntare sulla cosiddetta Big Science: grandi consorzi con obiettivi ambiziosi e molto visionari che impongono a un determinato settore di ricerca una visione unitaria, un unico modo di arrivare alla meta.
In questa protesta, da parte dei neuro scienziati, si evince il desiderio di bloccare l’erogazione dei finanziamenti, ridimensionando le aspettative dell’HBP, che sta dando maggiore importanza all’aspetto computazionale a scapito di quello neuro cognitivo.
In pratica è come se si dicesse che il cervello, così come un qualsiasi arto o altra parte del corpo, attraverso una serie prefissata di equazioni, possa essere riprodotto in ogni minimo dettaglio.
A mio modesto parere qui si sta parlando di fantascienza, e la mia posizione di profana è simile a quella degli illustri neuro scienziati cognitivisti. Se non si conosce a fondo l’oggetto che si vuole riprodurre, se scienziati e psichiatri studiano ancora oggi e si interrogano sulle incongruenze del cervello umano, come possiamo riprodurlo attraverso una serie di calcoli?
La protesta in se resta interessante poiché fa presagire che ci sarà battaglia per affermare le proprie rispettabili posizioni. Per il momento quelli dell’HBP sarebbero i visionari pronti a sfidare i limiti (quindi coloro che rischiano molto per una grande posta in gioco), gli altri quelli che preferiscono non lasciare la strada vecchia per la nuova. C’è n’è abbastanza perché valga la pena di stare a guardare come andrà a finire, e per porsi qualche domanda in merito, provando a capire cosa davvero ci si aspetta dalla Scienza e se ciò che ci viene offerto sia davvero utile e ci faciliti il modo di vivere.
14/08/2014