Meloni Mattarella 390 min

CRONACHE&COMMENTI

Meloni cerca sottilmente di usare per la bisogna un certo trasformismo

di Aldo Pirone
Meloni Mattarella 390 minIl discorso dell’altro ieri di Giorgia Meloni sulle donne è stato sottilmente e abilmente accattivante. L’ha fatto all’inaugurazione della “Sala delle donne” a Montecitorio. Ha scelto di partire dalla propria esperienza personale per dire alle donne di non accettare i ruoli che il maschilismo maschile assegna loro e ha promesso, in nome della qualità dei ruoli apicali da assegnare alle donne, di nominare al più presto qualcuna di loro al vertice di qualche grande azienda statale. Ha pure cercato di appropriarsi di quanto detto dalla Schlein all’indomani della sua vittoria nelle primarie del Pd: “Non ci hanno visto arrivare”. “Il fatto di essere sottovalutate – ha detto la Meloni – è un grande vantaggio, perché spesso non ti vedono arrivare”. Solo che se ciò è vero per la Schlein nel Pd, non è affatto vero per la Meloni. Lei era stata vista arrivare ma solo la scempiaggine di Letta e di tutto il gruppo dirigente dem le ha permesso di vincere le elezioni e di divenire la Presidente del Consiglio, con tutte le conseguenze che sappiamo e che l’Italia e gli italiani stanno iniziando a subire.

Il cuore di destra della visione della Meloni della questione femminile lo ha lei stessa declinato più volte negli anni scorsi in Italia e, soprattutto, all’estero, in Spagna in particolare, ed è, com’è noto, riassunto bene nel grido “sono una madre, sono una donna, sono cristiana”.

L’altro ieri ha cercato di nasconderlo alla vigilia dell’8 marzo dietro una spruzzata di falso femminismo. “Io ho sempre pensato – ha detto – che non esistono politiche femminili, ma una visione femminile della politica”. Come se la visione femminile della politica potesse fare a meno di concrete “politiche femminili” volte a riconoscere ed aiutare nelle more della qustione sociale e civile di una società ancora largamente a misura d’uomo il processo di liberazione della donna da tanti fardelli materiali e morali. Dalla parità salariale e di accesso ai gradi più alti delle professioni, agli asili nido, alle pensioni, ai servizi sociali, alla considerazione che una donna è tale anche se non è madre ecc.. Senza questo riconoscimento pieno e concreto l’appello meloniano alle donne a non accettare i ruoli che il maschilismo nazionale vorrebbe assegnargli è solo propaganda retorica che nasce dalla solita visione individualista di un problema sociale e culturale.

Semmai occorre riconoscere che tutto ciò non basta se non si afferma fra gli stessi uomini più retrogradi e refrattari una rivoluzione culturale che faccia considerare la donna non come un oggetto di proprietà ma come un essere umano di pari grado. I continui femminicidi dimostrano che il cammino è ancora lungo, nonostante le molte conquiste fatte dalle donne dagli anni ’70 in poi.

La destra è curiosa, si è sempre opposta in vari modi e con varie gradazioni al progresso femminile ed umano, almeno dall’illuminismo in poi, per poi accettarne obtorto collo i risultati consolidati, ma sempre con il freno a mano o con intenti revanchisti e reazionari.

Questa volta la Meloni cerca più sottilmente di usare per la bisogna un certo trasformismo.

 

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

 

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Aldo Pirone. Vive a Roma

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