sindaci ambiente anagni-paliano 350-262

sindaci ambiente anagni-paliano 350-262Il progetto di risanamento della Valle del Sacco non è più in quelle che vengono definite le “urgenze” dell’Unione Europea. La politica in questo periodo si limita a denunciare che l’Europa ci ha voltato le spalle.
Senza una vera battaglia politica, volta a sensibilizzare l’Ue su quelle che sono le reali intenzioni del progetto di risanamento della Valle del Sacco, non si può pretendere che l’Europa si sogni di inserire un progetto del genere nelle sue “urgenze” solo per sentito dire.
Sappiamo in Europa ci sono fondi da distribuire sull’ambiente, per la creazione di nuove economie, per la cultura, per il welfare. Ma chi deve lavorare per farli arrivare in quest’area? La gente comune, gli elettori o chi, tra eletti e nominati, ricopre ruoli ad ogni livello?
La politica è assente. Ed è in questo caso la Giunta regionale Zingaretti a risultare assente, perché a quanto pare sul territorioci sindaci della Valle del Sacco si stanno dando da fare, per il momento con la creazione di un coordinamento. Della serie: quanto ai livelli più alti qualcosa non va, è necessario dal basso organizzarsi.

Ricordate il caso della Marangoni di Anagni esclusa dai fondi per l’accordo di programma, che prevedeva l’arrivo di 40 milioni di euro messi a disposizione dal Mise (30 milioni di crediti agevolati) e della Regione Lazio (10milioni a fondo perduto)? Le proteste dei politici non si sono fatte attendere. Soprattutto di quelli che si erano spesi per questi progetti.
Così alla stessa maniera arriva l’indignazione della politica, con le denunce del consigliere regionale Daniela Bianchi, voluta da Zingaretti nel suo listino. Indignazione e proteste sui giornali, a nostro avviso non bastano. Essere consigliere in una giunta regionale che si ha preso impegni con questa provincia, per il suo rilancio nei più svariati settori, e limitarsi a dire, in sostanza, “l’Europa ci emargina” non ha alcun tipo di impatto. Potremmo dirlo tranquillamente anche noi. Ma il ruolo di alcuni, in regione o in parlamento, dovrebbe mettere costoro nella condizione di fare qualcosa di concreto per evitare l’emarginazione di un territorio come il nostro: disastrato dall’inquinamento ed economicamente in ginocchio. Non ci si può permettere di agire dopo la bocciatura di un progetto.Sindaci della Valle del Sacco nella Sala della Ragione ad AnagniSindaci della Valle del Sacco nella Sala della Ragione ad Anagni
Ricoprire certi ruoli, non è semplicemente sedere ad una poltrona e percepire l’indennità corrispondente, ma comporta l’assunzione di impegni con la popolazione. Impegni che se non rispettati devono portare alle dimissioni. Autosospendersi, come nel caso dell’annuncio del consigliere Bianchi, a nostro avviso non serve a nulla. Dimettersi in segno di protesta sarebbe stata cosa migliore, ma comunque non sarebbe servito a nulla.
La verità è che ci sono momenti difficili nella vita di un politico vero. Ci sono momenti in cui per il bene comune si dovrebbero fare scelte impopolari, ma comunque poi destinate a migliorare la società che ci circonda.
Questa situazione ci ha fatto sorridere: denunce, indignazioni ed autosospensioni. Ma una battaglia vera per il rilancio di questa valle di lacrime, non la sta facendo nessuno. Non l’ha fatta nessuno tra i politici provinciali. Ci si è limitati ad osservare quel che facevano gli associazionismi locali, con proposte di legge popolare per il risanamento ambientale.
È stata la società stessa a muoversi. Ma la politica, a livelli più bassi, inizia ad organizzarsi. Forse perché a livello comunale, chi fa politica lo fa provenendo da fuori della politica stessa. Qui l’impulso arriva dal sindaco del Comune di Anagni, Fausto Bassetta, e dal sindaco di Paliano Domenico Alfieri, grazie ai quali è stata formalizzata la nascita di un coordinamento dei sindaci della Valle del Sacco a difesa dell’ambiente. Un tavolo tecnico permanente formato dai sindaci dei comuni della Valle del Sacco, a cavallo della provincia di Roma e Frosinone, che comprende anche: Sgurgola, Acuto, Ferentino, Serrone, Piglio, Olevano Romano, Segni, Montelanico, Gorga, Carpineto Romano, Valmontone, Gavignano, Artena e Genazzano. Bassetta spiega che è necessario «mettere insieme le proprie esperienze per costruire un fronte comune». Questo perché «le nostre zone sono carenti di infrastrutture primarie e ospitano numerosi impianti per i rifiuti e discariche, tutti potenziali fonti di inquinamento». Unirsi di fronte alla carenza di interventi da parte di organismi superiori dunque. Questo tavolo permanente intende lavorare sul sostegno reciproco tra i Comuni per le politiche ambientali; sulla trasparenza nella gestione dei problemi ambientali; su una eventuale formazione per gli operatori e su un piano di educazione ambientale per le scuole.
È un inizio. Chissà che questo coordinamento non riesca ad incalzare la Regione Lazio e che da questa non arrivino risposte positive. L’ultima giunta regionale che si è interessata della Valle del Sacco è stata quella di Marrazzo, con il progetto Valle dei Latini portato avanti dall’allora assessore Daniela Valentini. Quel progetto, forse troppo pubblicizzato, forse anche poco concreto, non sappiamo dove si sia fermato, con l’ex giunta Polverini, ma sicuramente non ha avuto l’attenzione necessaria da parte degli amministratori regionali, compresi quelli eletti nell’area della provincia di Frosinone.

Di Valerio Ascenzi

Sono nato ad Anagni il 25 giugno del 1977. Dal 1998 seguo la cronaca locale e provinciale. Dal 2001 sono iscritto all'ordine dei Giornalisti, elenco pubblicisti. Ho iniziato a lavorare per Ciociaria Oggi, per poi passare a Il Messaggero (cronaca di Frosinone), il Tempo (sempre di Frosinone) e poi al Quotidiano di Frosinone, giornale che ha avuto vita brevissima, esperienza a tratti positiva, ma conclusasi male a causa del fallimento del giornale. In ambito giornalistico e comunicativo ho lavorato in alcune iniziative editoriali romane e nazionali, accostandomi anche al mondo del foto-giornalismo.Ho alle spalle un percorso di studi lungo, poiché "travagliato". Era il 1997. I primi due anni di università li ho trascorsi nella facoltà di Farmacia presso La Sapienza. Già dopo il primo anno ho avvertito l'esigenza di cambiare. L'ho fatto poi iscrivendomi a Scienze della Comunicazione, sempre alla Sapienza, facoltà in cui avevo trovato la mia dimensione. Ma dovendo lavorare contemporaneamente – supplenze nella scuola pubblica e incarichi presso il Convitto Principe di Piemonte di Anagni - ho rallentato gli studi e li ho interrotti un paio di volte. Studiando e lavorando ho preparato due concorsi di abilitazione all'insegnamento – vinti entrambi. Oggi insegno nella scuola primaria, in provincia di Roma. Dopo aver preso il ruolo nel 2007, ho deciso di concludere il percorso universitario. Ho una laurea magistrale in Teorie e tecniche della comunicazione e dell'informazione, conseguita nel 2013 con una tesi in semiotica narrativa e storytelling: un lavoro meticoloso portato avanti per circa diciotto mesi, iniziato (e lasciato aperto) per garantire a me stesso una sorta di riqualificazione in un diverso settore della scrittura (la narrativa e lo screenwriting: la sceneggiatura). Del resto il giornalismo in questa provincia non dà più da mangiare a nessuno. In questi ultimi anni ho compreso che una formazione superiore non basta. Non basta neanche una laurea. Per questo ho ripreso a studiare di nuovo, iscrivendomi ad un master e non so se mi fermerò dopo.Scrivo per passione e da più di dieci anni faccio politica per passione. Dopo aver preso la tessera dei Democratici di Sinistra, sono divenuto per un paio di anni segretario di Anagni. Un traghettatore: nel 2007 siamo entrai nella fase costituente del PD. Avendo aderito alla mozione critica promossa da Gavino Angius, all'ultimo congresso dei DS, per restare coerente con la nostra linea (quella di lavorare per un PD iscritto al PSE) sono uscito con tutto il gruppo, dopo la totale indifferenza per le nostre proposte da parte dell'allora maggioranza guidata da Fassino. Il percorso politico da allora è stato sempre più difficile. Un'area politica, socialista democratica, realmente di sinistra, in Italia non è ancora nata. Nel 2008 ho seguito Angius nella costituente del PSI. Sono stato candidato alle elezioni politiche lo stesso anno. Il PSI non raggiunse neanche l'1%. L'esperienza con i socialisti non è stata positiva, non ne conservo un buon ricordo, soprattutto per il fatto che la struttura di quel partito non aveva nulla a che fare con la nostra cultura politica, fatta di partecipazione, discussione, analisi dei problemi e condivisione delle idee. Siamo rientrati a metà del 2009, insieme a Gavino Angius nel PD. Essendo noi una voce critica, ma piccola piccola, ci siamo resi conto del fatto che nel frattempo quel partito, i DS, non c'era più ed era stato sostituito da qualcosa che ancora oggi non sembra essere un partito. Gavino Angius rientrò con la volontà di lavorare per l'adesione al PSE. Ma ben presto si è capito che il PD andava in una direzione diversa. Nonostante tutto oggi il PD è un partito del socialismo europeo. Ma solo sull'etichetta. Di fatto, le sue politiche non sono di impronta socialista.Molti problemi annunciati dall'allora mozione Angius, sono ancora nodi da sciogliere nel PD nazionale e, a caduta, in quello regionale e provinciale. I circoli cittadini poi, lasciamoli perdere.Ho raccolto l'invito di Ignazio Mazzoli e di unoetre.it per cercare di coniugare la passione per la scrittura, per il giornalismo e per la politica. Per questo cerco di scrivere e commentare, sempre cercando di essere obiettivo, e allo stesso tempo critico, trattando i fatti della politica provinciale nell'area nord della provincia di Frosinone, in particolare ad Anagni.

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