Il progetto di risanamento della Valle del Sacco non è più in quelle che vengono definite le “urgenze” dell’Unione Europea. La politica in questo periodo si limita a denunciare che l’Europa ci ha voltato le spalle.
Senza una vera battaglia politica, volta a sensibilizzare l’Ue su quelle che sono le reali intenzioni del progetto di risanamento della Valle del Sacco, non si può pretendere che l’Europa si sogni di inserire un progetto del genere nelle sue “urgenze” solo per sentito dire.
Sappiamo in Europa ci sono fondi da distribuire sull’ambiente, per la creazione di nuove economie, per la cultura, per il welfare. Ma chi deve lavorare per farli arrivare in quest’area? La gente comune, gli elettori o chi, tra eletti e nominati, ricopre ruoli ad ogni livello?
La politica è assente. Ed è in questo caso la Giunta regionale Zingaretti a risultare assente, perché a quanto pare sul territorioci sindaci della Valle del Sacco si stanno dando da fare, per il momento con la creazione di un coordinamento. Della serie: quanto ai livelli più alti qualcosa non va, è necessario dal basso organizzarsi.
Ricordate il caso della Marangoni di Anagni esclusa dai fondi per l’accordo di programma, che prevedeva l’arrivo di 40 milioni di euro messi a disposizione dal Mise (30 milioni di crediti agevolati) e della Regione Lazio (10milioni a fondo perduto)? Le proteste dei politici non si sono fatte attendere. Soprattutto di quelli che si erano spesi per questi progetti.
Così alla stessa maniera arriva l’indignazione della politica, con le denunce del consigliere regionale Daniela Bianchi, voluta da Zingaretti nel suo listino. Indignazione e proteste sui giornali, a nostro avviso non bastano. Essere consigliere in una giunta regionale che si ha preso impegni con questa provincia, per il suo rilancio nei più svariati settori, e limitarsi a dire, in sostanza, “l’Europa ci emargina” non ha alcun tipo di impatto. Potremmo dirlo tranquillamente anche noi. Ma il ruolo di alcuni, in regione o in parlamento, dovrebbe mettere costoro nella condizione di fare qualcosa di concreto per evitare l’emarginazione di un territorio come il nostro: disastrato dall’inquinamento ed economicamente in ginocchio. Non ci si può permettere di agire dopo la bocciatura di un progetto.
Sindaci della Valle del Sacco nella Sala della Ragione ad Anagni
Ricoprire certi ruoli, non è semplicemente sedere ad una poltrona e percepire l’indennità corrispondente, ma comporta l’assunzione di impegni con la popolazione. Impegni che se non rispettati devono portare alle dimissioni. Autosospendersi, come nel caso dell’annuncio del consigliere Bianchi, a nostro avviso non serve a nulla. Dimettersi in segno di protesta sarebbe stata cosa migliore, ma comunque non sarebbe servito a nulla.
La verità è che ci sono momenti difficili nella vita di un politico vero. Ci sono momenti in cui per il bene comune si dovrebbero fare scelte impopolari, ma comunque poi destinate a migliorare la società che ci circonda.
Questa situazione ci ha fatto sorridere: denunce, indignazioni ed autosospensioni. Ma una battaglia vera per il rilancio di questa valle di lacrime, non la sta facendo nessuno. Non l’ha fatta nessuno tra i politici provinciali. Ci si è limitati ad osservare quel che facevano gli associazionismi locali, con proposte di legge popolare per il risanamento ambientale.
È stata la società stessa a muoversi. Ma la politica, a livelli più bassi, inizia ad organizzarsi. Forse perché a livello comunale, chi fa politica lo fa provenendo da fuori della politica stessa. Qui l’impulso arriva dal sindaco del Comune di Anagni, Fausto Bassetta, e dal sindaco di Paliano Domenico Alfieri, grazie ai quali è stata formalizzata la nascita di un coordinamento dei sindaci della Valle del Sacco a difesa dell’ambiente. Un tavolo tecnico permanente formato dai sindaci dei comuni della Valle del Sacco, a cavallo della provincia di Roma e Frosinone, che comprende anche: Sgurgola, Acuto, Ferentino, Serrone, Piglio, Olevano Romano, Segni, Montelanico, Gorga, Carpineto Romano, Valmontone, Gavignano, Artena e Genazzano. Bassetta spiega che è necessario «mettere insieme le proprie esperienze per costruire un fronte comune». Questo perché «le nostre zone sono carenti di infrastrutture primarie e ospitano numerosi impianti per i rifiuti e discariche, tutti potenziali fonti di inquinamento». Unirsi di fronte alla carenza di interventi da parte di organismi superiori dunque. Questo tavolo permanente intende lavorare sul sostegno reciproco tra i Comuni per le politiche ambientali; sulla trasparenza nella gestione dei problemi ambientali; su una eventuale formazione per gli operatori e su un piano di educazione ambientale per le scuole.
È un inizio. Chissà che questo coordinamento non riesca ad incalzare la Regione Lazio e che da questa non arrivino risposte positive. L’ultima giunta regionale che si è interessata della Valle del Sacco è stata quella di Marrazzo, con il progetto Valle dei Latini portato avanti dall’allora assessore Daniela Valentini. Quel progetto, forse troppo pubblicizzato, forse anche poco concreto, non sappiamo dove si sia fermato, con l’ex giunta Polverini, ma sicuramente non ha avuto l’attenzione necessaria da parte degli amministratori regionali, compresi quelli eletti nell’area della provincia di Frosinone.