alunni scuola professore 350

alunni-scuola-professore 350di Valerio Ascenzi – La posizione dei sindacati confederali, nei confronti dell’annuncio della prossima riforma della scuola, non è affatto chiara. Dai siti internet di Cgil, Cisl Uil abbiamo raccolto alcune dichiarazioni rilasciate dai segretari delle associazioni di categoria.
Domenico Pantaleo, segretario nazionale della Federazione Lavoratori della Conoscenza della Cgil, ritiene che non ci sia «alcun cambio di rotta rispetto al governo Berlusconi prima, al governo Monti e al governo Letta» bensì si tratta della «prosecuzione di quella logica e di quelle politiche». Secondo Massimo Di Menna, segretario nazionale Uil Scuola, in merito alle 36 ore di lavoro ha dichiarato: «Gli insegnanti non sono sudditi, hanno bisogno di partecipare ai processi decisionali».
Francesco Scrima, segretario della Cisl Scuola, attende l’apertura di un dibattito serio: «Ragionando su possibili azioni di riforma del sistema scolastico, non dovrebbe esserci posto né per la conservazione acritica dello status quo, né per la banalizzazione dei problemi, della cui complessità si deve sempre tener conto; non come alibi per non fare nulla, ma come premessa indispensabile di un cambiamento che punti al meglio, e non solo al nuovo».

Notte prima degli esami - Oggi«La scuola è in una condizione difficile, mancano risorse, per materiali consumabili, per i corsi di recupero, mancano le risorse per retribuire docenti e personale Ata. Ultimamente è stato tagliato pure il fondo per il miglioramento dell’offerta formativa. Gli edifici scolastici cadono a pezzi, nel Mezzogiorno gli organici diminuiscono a fronte dell’aumento degli alunni per classe, la dignità e la funzione sociale dei docenti viene messa costantemente in discussione». Questo quanto afferma Domenico Pantaleo, che ha parlato ai microfoni di Radio Articolo1, il governo sta facendo una «operazione puramente demagogica, intervenendo solo su un aspetto, il lavoro dei docenti – le cui condizioni vengono peggiorate – pensando di risolvere i problemi della scuola italiana […] è inaccettabile. E aggiungo anche che non è accettabile questo metodo autoritario».
La Giannini ha affermato che gli insegnanti italiani hanno dei privilegi che i sindacati non possono più garantire. «Ma di quali privilegi stia parlando davvero non so – dice Pantaleo – gli insegnanti italiani lavorano nella media europea. Gli attuali moduli orari, 18 per la secondaria superiore, 22 per la primaria, 25 per l’infanzia, sono sostanzialmente all’interno degli orari previsti in Europa. Anzi, in Europa, nelle scuole secondarie superiori, si lavora addirittura meno che in Italia. A questo va aggiunto che l’orario non è fatto solo di ore frontali: c’è la correzione dei compiti e tutta una serie di attività aggiuntive che vengono prestate gratuitamente come l’accoglienza delle famiglie e così via. L’orario dei docenti va in realtà oltre le 36 ore previste dal governo». In parole diverse, pressappoco gli stessi dati che abbiamo fornito noi qualche giorno fa.
La Flc Cgil ha fatto delle proposte chiare: un piano di stabilizzazione per i precari delle graduatorie a esaurimento (170mila), che programmi l’immissione in ruolo di questi, nei prossimi quattro anni. «Ma il paradosso – dice Pantaleo – è che il nuovo piano triennale per coprire i posti vacanti si è bloccato, ed è probabile che quest’anno non scatti».
Le attuali norme per il reclutamento, non sono chiare ora, ma neanche per il futuro il governo non sembra proporre chiarezza: «Sentiamo parlare di un reclutamento diretto da parte delle scuole – ha detto il segretario Flc – il che equivale a dire che torniamo ai vecchi sistemi clientelari, a logiche in cui un dirigente scolastico decide chi e come assumere. […] Abbiamo bisogno di guardare a un sistema di reclutamento che chiuda una fase che ha prodotto tanta precarietà e una situazione di incertezza oltre all’impossibilità di stabilire anche una continuità didattica all’altezza dei tempi».
Il segretario dei lavoratori della conoscenza, crede che il governo voglia mettere in contrapposizione gli interessi dei lavoratori. «Anche qui – spiega – serve un cambio di passo e di metodo, che è quello della partecipazione e del confronto». Il sistema del reclutamento è nel caos più totale: «Il governo si diverte a mettere in contrapposizione interessi: i Tfa, i tirocini formativi, contro coloro che hanno frequentato i Pas; poi quelli che sono iscritti nelle graduatorie a esaurimento contro chi ha fatto i tirocini; e poi ancora chi è nelle graduatorie di istituto e chi è nelle graduatorie a esaurimento, Nord contro Sud. È sbagliato: bisogna innanzitutto aumentare gli organici, perché di fronte alla crescita degli alunni gli organici sono bloccati al 2011-2012. Probabilmente bisogna rivedere anche la legge Fornero, che ha conseguenze drammatiche sul turnover».
La Fcl Cgil per il 9 luglio ha previsto una grande assemblea di tutto il precariato, non solo nella scuola ma in tutti i settori della conoscenza per costruire una piattaforma che unifichi. «Vogliamo mettere in campo un’iniziativa che dica basta con la precarietà all’interno del sistema della conoscenza – conclude Pantaleo – abbiamo avviato una vera e propria opera di controinformazione e contro le decisioni del governo stanno arrivando in queste ore migliaia di mail. Andremo avanti per la nostra strada, lavoreremo a una sintesi unitaria. Il nostro obiettivo è arrivare in autunno a una grande manifestazione nazionale, ci auguriamo unitaria e di tutti i settori pubblici, per porre noi l’agenda verrà dei problemi da risolvere».
Fonti: http://www.rassegna.it/http://www.flcgil.it/rassegna-stampa/

Studenti-scuola-superioreIn merito al “cantiere scuola” del ministero della Pubblica Istruzione, Massimo Di Menna si esprime così: «Se avessero coinvolto anche qualche insegnante le cose sarebbero potute andare meglio, su 800.000 docenti possibile che non ne abbiano trovato qualcuno all’altezza? E’ vero, c’è Marco Lodoli, ma lui è uno scrittore… come parlare di strategie militari senza avere fatto il militare. Gli insegnanti hanno bisogno di sentirsi supportati, non di vedersi calare dall’alto decisioni che incideranno pesantemente sulle loro
vite professionali e personali».
Si parla di svolta, di meritocrazia, ma l’ipotesi di reclutare il personale docente nelle mani del dirigente scolastico, prospetta tutt’altro. Con toni diversi, ma anche Di Menna spiega che la contrattazione è necessaria: «Da parte del Presidente Renzi è venuta più volte la promessa di una svolta ma è incauto crederci fino a quando non si metterà l’emergenza retributiva al primo posto. Soluzioni che non prevedano di portare i salari degli insegnanti a un livello veramente dignitoso non avranno mai un riscontro positivo sulla loro motivazione. Per adesso è ragionevole pensare a un buon contratto che possa prevedere aumenti nell’ambito del prossimo triennio». Per i riconoscimenti retributivi, Di Menna ipotizza l’utilizzo della legge Bassanini con l’ipotesi di formazione di figure specifiche per la costruzione e il governo dell’innovazione nelle scuole, ma anche legare l’aumento della retribuzione a quello delle ore di lezione. «La cosa essenziale – dice Di Menna – è trovare risorse da investire, non sperare di ricavarle da tagli e mancati investimenti, e soprattutto avere finalmente chiaro che il vero riconoscimento dell’impegno dei docenti avviene con un buon contratto, facendo in modo che gli insegnanti lavorino in un contesto di innovazione, dove
formarsi e aggiornarsi siano una regola, non una faticosa eccezione». L’ipotesi di legare la progressione di carriera dei docenti ai titoli acquisiti, non convince il segretario di Uil Scuola: «Non mi convince, visto quello che sta succedendo per l’aggiornamento delle graduatorie di istituto, che di fatto si è trasformato in una compravendita di punti: un sistema di carriera deve prevedere la formazione continua come momento essenziale, pregnante della funzione docente. Il vero rischio che vedo sempre dietro l’angolo quando si parla di ‘carriera’ dei docenti è la valorizzazione di attività che poco hanno a che fare con il lavoro vero dell’insegnante, col suo stare in classe. E’ come se si selezionassero per la carriera quei docenti che vogliono ‘liberarsi delle classi’».
Fonti: www.orizzontescuola.ithttp://www.uil.it/uilscuola

scuole aperte per ferieSui tempi di apertura delle scuole Francesco Scrima si esprime così: «Può essere accattivante per le famiglie l’idea di una scuola aperta “undici mesi all’anno”, ma se la motivazione è quella di dare risposta alle esigenze di custodia dei figli, ci chiediamo se tocchi proprio alla scuola, e solo a essa, farsene carico. Dando infatti per scontato che nessuno pensi di tenere per undici mesi i ragazzi “incatenati ai banchi” (un’ipotesi del genere sembra chiamare in causa quasi esclusivamente il primo ciclo), andrebbe ben distinto, in termini di qualità e quantità, il tempo scuola inteso nella sua specificità (come tempo dell’insegnamento e dell’apprendimento) rispetto a quello di una generica accudienza».
In merito al fatto che gli insegnanti italiani lavorino di meno che nel resto d’Europa, Scrima afferma: «Se il “retropensiero” è che gli insegnanti lavorino poco, e che le 18, 22, 25 ore di cattedra possano crescere senza problemi fino alla soglia delle 36 ore, mediamente richieste a un dipendente pubblico, lo si dica apertamente, e di una simile affermazione ci si assuma fino in fondo la responsabilità. Dopo di che si vada a vedere che cosa avviene nel resto del mondo, per capire quale possa essere una soglia di riferimento su cui discutere davvero in modo serio, fuori da ogni superficialità e demagogia». Anch’egli si esprime per l’apertura di un dibattito sulla questione: «Siamo prontissimi a confrontarci su come definire e riconoscere modalità di lavoro dei docenti in cui sia possibile prevedere carichi orari diversificati; in molti casi, si tratterebbe soltanto di dare visibilità e riconoscimento formale a oneri di maggiore impegno già oggi sopportati da tanti insegnanti, ben oltre il solo orario di cattedra» E poi affonda: «Non si pensi di poter dilatare l’orario di cattedra a piacimento e a dismisura: chi lo ritiene possibile, evidentemente sa poco o nulla della scuola e di come ci si lavora». Pensiero comune con la maggior parte del corpo docenti su scala nazionale. Per discutere di orario e retribuzione, anche Scrima spiega che «la sede naturale di questa discussione è il rinnovo del contratto». «Prendiamo atto – dice – che Reggi si dice pronto a confrontarsi con i sindacati: lui dice “nuovamente”, noi diciamo “finalmente”. Il governo apra il tavolo per un nuovo contratto, troverà in noi un interlocutore esigente, ma anche disponibile a misurarsi in modo aperto, senza arroccamenti. Chiediamo in cambio che si eviti con ogni cura di offrire pretesti per la banalizzazione di questioni complesse».
Scrima interviene anche sulla possibilità di tagliare un anno alla scuola secondaria di secondo grado: «L’uscita dalla secondaria a 18 anni non è una “regola” europea, visto che in metà dei paesi (fra cui la tanto apprezzata Finlandia) gli studenti si diplomano a 19 anni». Sulla durata del percorso scolastico poi spiega: «Non sono pensabili né operazioni di semplice “taglio” di questa o quella annualità, né di spostamento in blocco dell’attuale sistema, facendolo scivolare, così com’è, indietro di un anno. Ogni segmento che lo compone risponde infatti a precisi requisiti, legati alle età cui si rivolge, agli stili di insegnamento e apprendimento ad esse consoni, ai traguardi di competenze che vi si possono conseguire».
Fonti: http://www.cislscuola.it

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Di Valerio Ascenzi

Sono nato ad Anagni il 25 giugno del 1977. Dal 1998 seguo la cronaca locale e provinciale. Dal 2001 sono iscritto all'ordine dei Giornalisti, elenco pubblicisti. Ho iniziato a lavorare per Ciociaria Oggi, per poi passare a Il Messaggero (cronaca di Frosinone), il Tempo (sempre di Frosinone) e poi al Quotidiano di Frosinone, giornale che ha avuto vita brevissima, esperienza a tratti positiva, ma conclusasi male a causa del fallimento del giornale. In ambito giornalistico e comunicativo ho lavorato in alcune iniziative editoriali romane e nazionali, accostandomi anche al mondo del foto-giornalismo.Ho alle spalle un percorso di studi lungo, poiché "travagliato". Era il 1997. I primi due anni di università li ho trascorsi nella facoltà di Farmacia presso La Sapienza. Già dopo il primo anno ho avvertito l'esigenza di cambiare. L'ho fatto poi iscrivendomi a Scienze della Comunicazione, sempre alla Sapienza, facoltà in cui avevo trovato la mia dimensione. Ma dovendo lavorare contemporaneamente – supplenze nella scuola pubblica e incarichi presso il Convitto Principe di Piemonte di Anagni - ho rallentato gli studi e li ho interrotti un paio di volte. Studiando e lavorando ho preparato due concorsi di abilitazione all'insegnamento – vinti entrambi. Oggi insegno nella scuola primaria, in provincia di Roma. Dopo aver preso il ruolo nel 2007, ho deciso di concludere il percorso universitario. Ho una laurea magistrale in Teorie e tecniche della comunicazione e dell'informazione, conseguita nel 2013 con una tesi in semiotica narrativa e storytelling: un lavoro meticoloso portato avanti per circa diciotto mesi, iniziato (e lasciato aperto) per garantire a me stesso una sorta di riqualificazione in un diverso settore della scrittura (la narrativa e lo screenwriting: la sceneggiatura). Del resto il giornalismo in questa provincia non dà più da mangiare a nessuno. In questi ultimi anni ho compreso che una formazione superiore non basta. Non basta neanche una laurea. Per questo ho ripreso a studiare di nuovo, iscrivendomi ad un master e non so se mi fermerò dopo.Scrivo per passione e da più di dieci anni faccio politica per passione. Dopo aver preso la tessera dei Democratici di Sinistra, sono divenuto per un paio di anni segretario di Anagni. Un traghettatore: nel 2007 siamo entrai nella fase costituente del PD. Avendo aderito alla mozione critica promossa da Gavino Angius, all'ultimo congresso dei DS, per restare coerente con la nostra linea (quella di lavorare per un PD iscritto al PSE) sono uscito con tutto il gruppo, dopo la totale indifferenza per le nostre proposte da parte dell'allora maggioranza guidata da Fassino. Il percorso politico da allora è stato sempre più difficile. Un'area politica, socialista democratica, realmente di sinistra, in Italia non è ancora nata. Nel 2008 ho seguito Angius nella costituente del PSI. Sono stato candidato alle elezioni politiche lo stesso anno. Il PSI non raggiunse neanche l'1%. L'esperienza con i socialisti non è stata positiva, non ne conservo un buon ricordo, soprattutto per il fatto che la struttura di quel partito non aveva nulla a che fare con la nostra cultura politica, fatta di partecipazione, discussione, analisi dei problemi e condivisione delle idee. Siamo rientrati a metà del 2009, insieme a Gavino Angius nel PD. Essendo noi una voce critica, ma piccola piccola, ci siamo resi conto del fatto che nel frattempo quel partito, i DS, non c'era più ed era stato sostituito da qualcosa che ancora oggi non sembra essere un partito. Gavino Angius rientrò con la volontà di lavorare per l'adesione al PSE. Ma ben presto si è capito che il PD andava in una direzione diversa. Nonostante tutto oggi il PD è un partito del socialismo europeo. Ma solo sull'etichetta. Di fatto, le sue politiche non sono di impronta socialista.Molti problemi annunciati dall'allora mozione Angius, sono ancora nodi da sciogliere nel PD nazionale e, a caduta, in quello regionale e provinciale. I circoli cittadini poi, lasciamoli perdere.Ho raccolto l'invito di Ignazio Mazzoli e di unoetre.it per cercare di coniugare la passione per la scrittura, per il giornalismo e per la politica. Per questo cerco di scrivere e commentare, sempre cercando di essere obiettivo, e allo stesso tempo critico, trattando i fatti della politica provinciale nell'area nord della provincia di Frosinone, in particolare ad Anagni.

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