sinistra 500300di Valerio Ascenzi – Che fine ha fatto il progetto di una sinistra laica, di stampo socialista democratico che Vendola auspicava quattro anni fa? Che fine ha fatto il progetto delle Fabbriche come laboratorio politico aperto a tutti, trasversalmente, che avrebbe dovuto aiutare la nascita di un soggetto diverso da Sel, ma anche dal Pd e da ogni altra organizzazione politica nata finora? E perché Sel, invece di andare verso una modernizzazione, indietreggia?
Se parti da Anagni e il 16 luglio ti rechi in Puglia, a Bari, ci deve essere un ottimo motivo. Se dici che lo hai fatto per amore della politica, qualcuno oggi ti guarda anche un po’ come se fossi un marziano. Lo abbiamo fatto, nell’estate del 2010, insieme ad alcuni amici: siamo andati a Bari, a sentire Vendola agli stati generali delle Fabbriche di Nichi. Le fabbriche erano nate come comitati elettorali per la candidatura di Nichi Vendola alla presidenza della Regione Puglia. Ebbero un successo inaspettato: venivano aperte anche dai militanti del Pd, stufi dalle proposte banali di candidatura presentate da Massimo D’Alema per la Regione Puglia. C’erano persone provenienti anche dall’Udc, da Idv, da Rifondazione, dal Pdci.
In quel luglio 2010 Vendola face una cosa inaspettata: aprì le fabbriche alla globalizzazione. Qualche mese prima pubblicizzò il laboratorio politico, esortò l’apertura delle fabbriche in tutta Italia. Ne aprirono anche in Spagna, in Francia, in Romania, nei paesi scandinavi. La aprimmo anche a Frosinone, con Marco Maddalena, oggi consigliere comunale a Ferentino per Sel. Avevamo provenienze politiche e appartenenze diverse, ma sognavamo tutti un centrosinistra, una sinistra socialista democratica, moderna.
Eyjafjallajökull … non sono caduto sulla tastiera con la testa! Eyjafjallajökull è nome di quel vulcano islandese che nel marzo 2010 mise l’Europa ko. Eyjafjallajökull divenne il nome per l’evento degli stati generali delle Fabbriche di Nichi: «L’imprevedibile che manda all’aria i calcoli sempre uguali a se stessi, il ridimensionamento dell’onnipotenza umana che si sente padrona del mondo», si legge sul sito, ancora aperto, su quale oggi risultano ben 601 fabbriche aperte in Europa. Così il progetto di Vendola irrompeva sulla scena pubblica, allargandosi sul territorio nazionale grazie anche ai nuovi media, per sconvolgere gli equilibri della politica. Come lui stesso disse: «Per sparigliare le carte» e per poi ricominciare da zero.
Cosa era accaduto dal 2007 al 2010? Erano scomparsi di Democratici di Sinistra da qualche anno. Alcuni gruppi erano fuoriusciti cercando di creare qualcosa di simile: Sinistra Democratica di Mussi, La Costituente Socialista. Entrambi progetti destinati a finire: Mussi confluì in Sel, i socialisti che avevano acquistato il gruppo di Gavino Angius, non raggiunsero neanche l’1% alle politiche del 2008 e quell’anno fecero un congresso fratricida, in cui gli ex DS non ebbero alcuna voce in capitolo. Alcuni di loro, sono poi rientrati nel PD. Ma nel 2010, e ancora oggi, lo spazio politico lasciato libero dai DS, quello della socialdemocrazia, non era occupato da nessuno. Nessuno ha mai percorso la strada dei DS, neanche gli stessi DS a dire il vero: nel passaggio dall’eurocomunismo al socialismo europeo, i DS non sono stati capaci di comunicare dove andavano alla loro gente, come del resto non lo sono stati con il PD. Vendola non aveva semplicemente uno spazio politico nel campo della socialdemocrazia, aveva una autostrada. Oggi possiamo dire che ancora non ha avuto il coraggio di imboccarla.
Sel è sempre stato un soggetto politico per il socialismo europeo, ma alcuni dirigenti di Sel hanno impedito che le Fabbriche apportassero quel valore aggiunto per la creazione di un soggetto che superasse Sel, che fosse di gran lunga superiore al Pd. A luglio del 2010 restammo li tre giorni, seguimmo seminari di cultura politica, di comunicazione politica, seguimmo eventi culturali di ogni genere. Neanche le Feste dell’Unità alle quali avevamo partecipato erano così piene di creatività. Ma poi? Nel giro di un anno tutto svanì… nel nulla. Sel non superò se stessa, continuò a restare imbrigliata su determinate posizioni che non avrebbero permesso di farla progredire. Dalle nostre parti i militanti di Sel partecipavano alle riunioni della Fabbrica di Frosinone, parlando in quando membri di Sel, rivendicando la paternità di qualcosa che non avevano creato loro però. Così in molti abbandonarono le riunioni. Fino a che noi stessi abbiamo abbandonato la Fabbrica: l’organizzazione a livello nazionale non ha più inviato neanche una mail. Nichi Vendola ha provato comunque a candidarsi, senza l’aiuto delle Fabbriche ormai chiuse, alle primarie del centrosinistra. Ha portato Sel alle ultime politiche prendendo una percentuale così bassa che nessuno si aspettava. Per formare un governo il PD, non potendo contare sui numeri ha preferito le larghe intese, complice anche un M5S che solo oggi si accorge che in politica, non si può urlare, ma si deve lavorare. E così Sel, non ha voluto accordi con Angelino Alfano (che in effetti non è il massimo, ma non è Berlusconi) e ha preferito andare all’opposizione.
Nel frattempo c’era da sempre da percorrere la strada del socialismo europeo, ma di fatto Sel ha dimenticato questo punto cardine che era alla base della fondazione del partito voluto anche da Mussi, Migliore e Fava. Ma stando ai pareri scambiati in quel periodo con Gavino Angius, ci rendemmo conto che, sulla linea dell’esperienza negativa avuta con i socialisti, oggi guidati da Nencini, nessnuo sarebbe riuscito a fare un partito come i DS. Non ci aveva provato Mussi con Sinistra Democratica, non ci sarebbe riuscito Vendola. Alle ultime elezioni politiche quindi Sel non è stata sostenuta proprio da quell’area della popolazione alla quale intendeva chiedere consenso. Ma perché? Perché Sel, dai pensieri espressi da Vendola in quel caldissimo luglio 2010, era un progetto nato per superare e migliorare se stesso. Eventualmente per federarsi anche con il Pd, spostando l’asse della linea politica e delle idee di quel partito verso una sinistra socialista di tipo europeo e, soprattutto, moderna. E il mancato appuntamento con questi passaggi, l’elettorato lo ha compreso e ha risposto.
Così ci ritroviamo con un PD che aderisce, senza sapere ne come ne quando, al Pse, quindi solo formalmente, che vince le europee sotto l’effetto Renzi, ma caratterizzandosi tutto tranne che un partito realmente socialdemocratico. Sel, che avrebbe dovuto sposare la linea del socialismo europeo, raccoglie buone percentuali, ma sotto il simbolo della lista Tsipras.
Con tutto il rispetto per Alexis Tsipras e per la Sinistra Europea, Vendola e compagni hanno dimostrato un atteggiamento ondivago dal 2010 ad oggi. Forse Vendola viene tirato per la giacca da più parti nel suo partito. C’è inoltre l’incognita del lavoro dietro le quinte di chi, avendo lasciato la politica dopo varie esperienze negative, portate avanti per riproporre la falce e il martello, ha sostenuto una linea diversa dentro Sel, arrivando oggi ad essere anche la maggioranza che tenta di spaccare il partito di Vendola in due. Nichi, stretto nella morsa di chi non vuole comprendere che il mondo globalizzato è altra cosa rispetto all’Europa degli anni ’80, cerca la mediazione.
Avrebbe potuto evitare tutto questo, se alcuni esponenti di Sel, non avessero impedito il progredire delle Fabbriche, lo sviluppo di questo laboratorio politico a livello nazionale. Mancanza di maturità e di capacità di interpretare i tempi? Vendola purtroppo aveva dimostrato di averne a iosa. Ma chi gli sta intorno, evidentemente no. La sua forza, sarebbe stata quella dei giovani, molti dei quali, oggi, non avendo punti di riferimento, hanno preferito (nel giro di un paio d’anni) guardare al movimento di Grillo.
In quel luglio 2010 Vendola accese un fuoco, che se alimentato a dovere, avrebbe recuperato un patrimonio politico ideologico, facendo riscoprire Berlinguer e Gramsci a chi avesse aderito, proiettando tutto verso una linea politica socialista, laica, moderna. La parola sinistra oggi, purtroppo, non si coniuga più attraverso le idee di trent’anni fa. Le idee dalle quali proveniamo, vanno studiate, assorbite, metabolizzate, ma anche adattate ai tempi in cui viviamo. Forse Claudio Fava e Gennaro Migliore si attendevano qualcosa del genere. Forse per questo, visto che questa modernizzazione di Sel non è avvenuta, non sono poi così da biasimare.

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Di Valerio Ascenzi

Sono nato ad Anagni il 25 giugno del 1977. Dal 1998 seguo la cronaca locale e provinciale. Dal 2001 sono iscritto all'ordine dei Giornalisti, elenco pubblicisti. Ho iniziato a lavorare per Ciociaria Oggi, per poi passare a Il Messaggero (cronaca di Frosinone), il Tempo (sempre di Frosinone) e poi al Quotidiano di Frosinone, giornale che ha avuto vita brevissima, esperienza a tratti positiva, ma conclusasi male a causa del fallimento del giornale. In ambito giornalistico e comunicativo ho lavorato in alcune iniziative editoriali romane e nazionali, accostandomi anche al mondo del foto-giornalismo.Ho alle spalle un percorso di studi lungo, poiché "travagliato". Era il 1997. I primi due anni di università li ho trascorsi nella facoltà di Farmacia presso La Sapienza. Già dopo il primo anno ho avvertito l'esigenza di cambiare. L'ho fatto poi iscrivendomi a Scienze della Comunicazione, sempre alla Sapienza, facoltà in cui avevo trovato la mia dimensione. Ma dovendo lavorare contemporaneamente – supplenze nella scuola pubblica e incarichi presso il Convitto Principe di Piemonte di Anagni - ho rallentato gli studi e li ho interrotti un paio di volte. Studiando e lavorando ho preparato due concorsi di abilitazione all'insegnamento – vinti entrambi. Oggi insegno nella scuola primaria, in provincia di Roma. Dopo aver preso il ruolo nel 2007, ho deciso di concludere il percorso universitario. Ho una laurea magistrale in Teorie e tecniche della comunicazione e dell'informazione, conseguita nel 2013 con una tesi in semiotica narrativa e storytelling: un lavoro meticoloso portato avanti per circa diciotto mesi, iniziato (e lasciato aperto) per garantire a me stesso una sorta di riqualificazione in un diverso settore della scrittura (la narrativa e lo screenwriting: la sceneggiatura). Del resto il giornalismo in questa provincia non dà più da mangiare a nessuno. In questi ultimi anni ho compreso che una formazione superiore non basta. Non basta neanche una laurea. Per questo ho ripreso a studiare di nuovo, iscrivendomi ad un master e non so se mi fermerò dopo.Scrivo per passione e da più di dieci anni faccio politica per passione. Dopo aver preso la tessera dei Democratici di Sinistra, sono divenuto per un paio di anni segretario di Anagni. Un traghettatore: nel 2007 siamo entrai nella fase costituente del PD. Avendo aderito alla mozione critica promossa da Gavino Angius, all'ultimo congresso dei DS, per restare coerente con la nostra linea (quella di lavorare per un PD iscritto al PSE) sono uscito con tutto il gruppo, dopo la totale indifferenza per le nostre proposte da parte dell'allora maggioranza guidata da Fassino. Il percorso politico da allora è stato sempre più difficile. Un'area politica, socialista democratica, realmente di sinistra, in Italia non è ancora nata. Nel 2008 ho seguito Angius nella costituente del PSI. Sono stato candidato alle elezioni politiche lo stesso anno. Il PSI non raggiunse neanche l'1%. L'esperienza con i socialisti non è stata positiva, non ne conservo un buon ricordo, soprattutto per il fatto che la struttura di quel partito non aveva nulla a che fare con la nostra cultura politica, fatta di partecipazione, discussione, analisi dei problemi e condivisione delle idee. Siamo rientrati a metà del 2009, insieme a Gavino Angius nel PD. Essendo noi una voce critica, ma piccola piccola, ci siamo resi conto del fatto che nel frattempo quel partito, i DS, non c'era più ed era stato sostituito da qualcosa che ancora oggi non sembra essere un partito. Gavino Angius rientrò con la volontà di lavorare per l'adesione al PSE. Ma ben presto si è capito che il PD andava in una direzione diversa. Nonostante tutto oggi il PD è un partito del socialismo europeo. Ma solo sull'etichetta. Di fatto, le sue politiche non sono di impronta socialista.Molti problemi annunciati dall'allora mozione Angius, sono ancora nodi da sciogliere nel PD nazionale e, a caduta, in quello regionale e provinciale. I circoli cittadini poi, lasciamoli perdere.Ho raccolto l'invito di Ignazio Mazzoli e di unoetre.it per cercare di coniugare la passione per la scrittura, per il giornalismo e per la politica. Per questo cerco di scrivere e commentare, sempre cercando di essere obiettivo, e allo stesso tempo critico, trattando i fatti della politica provinciale nell'area nord della provincia di Frosinone, in particolare ad Anagni.

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