di Antonella Necci – «Ci sedemmo dalla parte del torto, visto che tutti i posti erano occupati”. Bertolt Brecht
Così è terminato il discorso di Nicki Vendola alla Festa di Sinistra Ecologia e Libertà, in piazza San Giovanni, il 25 Giugno, con parole tratte da quanto espresso da Arturo Scotto alla Camera, in relazione all’apertura del semestre europeo.
Ciò che mi ha colpito di quanto esternato da Vendola, sono essenzialmente due punti:
1) L’articolato significato e il valore che Vendola ha attribuito al termine ” Riforma”;
2) le possibili soluzioni per bloccare l’implosione del partito e per un eventuale rilancio dell’ideologia di Sinistra.
La trivialità attribuita alla parola “Riforma”, si scontra con quanto, in passato, questo termine aveva significato. “Dicevi Riforma… ed era uscire dall’Italia Clericale….Dicevi Riforma e avanzava la luce del progresso, dei diritti delle persone”. Di contro, fa notare Vendola, se oggi dici Riforma colleghi il termine con la “Riforma Fornero”. Un duro attacco parte da qui, sia nei confronti dell’immobilismo dell’attuale governo, che poggia le sue basi sulla girandola di annunci e spot, sia nei confronti di tutti coloro, nessuno escluso, che rinnegano, oggi, una riforma che pare sia uscita dal nulla e che ha causato la nascita di una nuova tipologia di pensionati: gli esodati. Nessuno ha colpa di questo evento drammatico, ma Vendola si dichiara un Riformista, con un concreto significato del termine, se si trattasse di annullare gli errori passati.
L’attacco al governo Renzi, non è privo di aperture, e anche se, a chiosa del suo discorso, Vendola commenta che Renzi ha cannibalizzato, in campagna elettorale, tutti i partiti tranne SEL, ma ha anche dichiarato che, se solo la “narrazione sul cambiamento” proposta da Renzi, “corrispondesse ad un cambiamento reale in grado di modificare la vita di molti, anche solo di un millimetro”, lui stesso sarà disposto ad alzarsi in piedi e a fargli un applauso!
Una battuta, certo, ma che può far capire come i toni, dopo la batosta (prevista) degli abbandoni, abbiano riportato questo leader a ricomporre le proprie idee se non già i propri errori. La lista TSIPRAS resta un punto fermo, una positività, un punto di partenza per riaffermare i cardini ideologici: Speranza in una qualità migliore della vita, rimettere il futuro nell’agenda politica e una Sinistra di popolo che attraversi le istituzioni, ma che non rimanga invischiata nelle beghe di Palazzo.
Parole ripetute più volte negli anni, ma non vuoti slogan politici. Parole chiave come “cannibalismo” e “mosaico dei diritti” ci portano di fronte al senso che oggi ha l’essere di sinistra. L’evidente attacco alla necessità di non globalizzarsi, omologando le proprie idee può indurre l’avversario ad atti coercitivi, mentre la necessità di affermare i propri diritti si scontra con una burocrazia i cui aspetti sono sempre più pezzi di una costruzione da ricomporre prima di vedere l’effettivo quadro d’insieme.
Bravo Vendola ad usare questi termini, raffinato oratore anche quando all’inizio usa il gioco di parole per dire “non dobbiamo essere peggiori, ma dobbiamo cercare di essere migliori”. Un inizio ad hoc, una invisibile stilettata verso Gennaro Migliore e poi via, verso la ricerca delle giuste parole per ricostruire una dignità per il suo partito.
Roma, 27 Giugno 2014
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