Anagni Piazza Cavour 350

Anagni Piazza Cavour 350di Valerio Ascenzi – Finite le elezioni, la giunta ha messo in moto i motori mentre nei pochi partiti rimasti, si muove qualcosa. Che si tratti di politica?
Fatta la Giunta, assegnate le cosiddette sub – deleghe (incarichi conferiti ai consiglieri di maggioranza, al fine di responsabilizzare la loro azione amministrativa), alcuni assessori sono a lavoro per realizzare qualcosa di positivo per Anagni.
Si ma cosa? In molti se lo chiedono. In effetti ad Anagni basterebbe far qualcosa… per fare qualcosa! Si, non è una ridondanza linguistica! Gli ultimi anni sono stati quelli dello stallo totale, anni in cui Anagni è stata governata da amministratori senza idee convincenti: una città in declino che ha visto muoversi qualcosa solo con il commissario prefettizio.

Però agire semplicemente, per poi poter dire «Eh, ma almeno noi qualcosa abbiamo fatto!», sarebbe il medesimo errore fatto dal centrodestra anagnino, che nei primi anni, provò, ma poi si arenò. Prima di criticare bisogna avere pazienza – come del resto ha avuto modo di ribadire Carlo Marino, candidato a sindaco per una coalizione vicina ad Idv – e giudicare l’operato del Giunta nel lungo periodo.
La situazione politica del centrosinistra anagnino, riflette la situazione provinciale. I partiti che si definiscono tali, di fatto sono in forte crisi. La vittoria di Bassetta, purtroppo, non è del Pd di Anagni, né dei vertici provinciali o degli eletti. Forse è la vittoria di una parte del Pd di Anagni, che lo ha “scovato” e presentato alla popolazione. Ma obiettivamente, si deve riconoscere che con Bassetta incarna il metodo delle larghe intese a livello locale. Questo perché il Pd e il centrosinistra in generale, hanno mancano di progettualità per anni. Questo metodo, per governare una città può essere la soluzione. Ma non è la soluzione al rinnovamento della politica. Chi proporrà nuove idee e nuove linee guida? Chi non governa, saprà stimolare l’amministrazione?
Se guardiamo la composizione del Consiglio comunale la situazione è la seguente: cinque consiglieri di opposizione, tra cui Roberto Cicconi, che è attualmente iscritto a Sel (sulla situazione del partito di Vendola parleremo più avanti), poi c’è l’avvocato Giuseppe De Luca, che ha concorso in coalizione con Cicconi, ma che non ci è mai sembrato persona orientata a sinistra. Forse ci sbagliamo. Il resto dell’opposizione è composta da Daniele Natalia e altri due consiglieri, Alessio Fenicchia e Roberto Versi. Tutti appartenenti al centrodestra. La maggioranza, approssimativamente, per sei undicesimi non proviene da una tradizione di centrosinistra. Alcuni provengono dal centrodestra: hanno mandato a gambe all’aria la Giunta di Carlo Noto. Chissà, forse questi oggi esprimeranno idee e progetti che non hanno potuto prima con Noto.
C’è da ricostruire la politica, riportarla a discutere in mezzo alla popolazione, a condividere i problemi della comunità. Politici che si parlano addosso, che si offendono a vicenda nelle riunioni, che programmano strategie in luoghi diversi da quelli della collegialità, non servono più. La politica ad Anagni, come nel resto del Paese, ha perso, dando spazio a questo sistema e al leaderismo: l’uomo solo al comando, che dice di avere le capacità nel trovare le soluzioni ai problemi.
Quell’area socialista, o socialdemocratica, della quale si parla, non è di certo – ancora – il Pd, che ha messo l’acronimo Pse sotto il suo simbolo. Aderire ad un progetto ampio, come quello del socialismo europeo, comporta anche un percorso interno, dalla base, di accettazione dei principi del socialismo democratico. Un po’ difficile da far digerire a molti che oggi sbandierano la vittoria di Matteo Renzi, non del Pd.
Il Pd locale poi ha delle questioni irrisolte. Non aree ma gruppetti e singoli, che si contendono il potere (di cosa poi!?), che si confronteranno al prossimo congresso. Se si farà! Perché c’è anche questa incognita: si faranno i congressi di circolo? Si capirà di che morte deve morire il Pd di Anagni?

Vecchie e nuove ruggini che hanno impedito un dialogo costruttivo tra le parti. Per questo i congressi di circolo si devono fare. Nell’ultimo quinquennio il Pd di Anagni, come è accaduto in molte altre realtà, è stato “sorretto” grazie ad un accordo, una sorta di patto di non belligeranza. Gli organi dirigenti non sono stati di fatto eletti. Sembrava fosse la soluzione migliore, ma per un breve periodo di traghettamento. Il periodo non è stato breve e comunque gli accordi tra le parti poi sono venuti meno quando queste hanno iniziato ad agire da sole, secondo logiche non collegiali. Come è naturale che sia. Un congresso si fa, si raccolgono i consensi dei tesserati. Chi vince detta la linea, cercando di rispettare obiettivamente anche le proposte della minoranza, collegialmente e a votazione. Roba da marziani per alcuni.
Il Pd è arrivato completamente disorientato alle elezioni amministrative. Solo la presenza dell’attuale sindaco e l’emergenza in corso, hanno placato i toni permettendo una campagna elettorale che ha portato la coalizione alla vittoria. Chi avrebbe dovuto fare un passo in dietro però, lasciando che Bassetta si circondasse di giovani provenienti dalla politica e competenti, ha fatto due passi in avanti. Come se questo Pd non avesse i nuovi su cui contare. Così i giovani e i nuovi sono sopraggiunti dal di fuori della politica. Quelli che hanno scelto un percorso politico, all’insegna del rispetto delle istituzioni e del partito, sono stati messi all’angolo.
Il Pd di Anagni, non può continuare a seguire le logiche eterodirette da Frosinone. Ci vuole una certa autonomia di pensiero. Sulla stampa cartacea e digitale, un gruppo del Pd rivendica la paternità della candidatura a sindaco di Bassetta, bacchettando Franscesco Scalia che ci vorrebbe “mettere il cappello”. Una candidatura presa in autonomia da Frosinone, ma il fatto è che il Pd è rimasto senza guida, per troppo tempo, circa un anno dalle dimissioni dello stesso Save Sardaro. Lo stesso Pd che non ha fatto le primarie – volute da un’altra parte del direttivo – che ha iniziato il dialogo per una coalizione con dei partner politici e lo ha concluso con altri. Atteggiamento tipicamente, e negativamente, italiano – iniziammo la guerra del ’15-’18 con un alleato, la finimmo contro quell’alleato – al quale si è arrivati, sicuramente, anche per il fatto di non aver avuto una guida. Il Pd è arrivato ad inizio campagna elettorale nella condizione di non poter dialogare con nessun partito o lista, a causa dell’atteggiamento ondivago di chi componeva la delegazione trattante.
Finora prevalgono le velleità personali. Non prevale una progettualità, un’idea perseguibile da tutti a prescindere da chi sarà il segretario. Ci potrebbe anche essere un accordo del genere: un segretario super partes e una linea condivisa da tutti. Ma i metodi finora adottati dimostrano che i patti saltano: per alcuni vale la propria solo opinione, altrimenti si può mandare all’aria tutto. Un centrosinistra afflitto da un leaderismo malato. È il berlusconismo di ritorno, lo ha detto anche D’Alema (finalmente!): è ciò che berlusconi ci sta lasciando in eredità. Ma è assurdo che a raccoglierla dobbiamo essere noi, nel centrosinistra (o quel che chiamano centrosinistra).
E della sinistra cosa resta ad Anagni? I vecchi partiti come Rifondazione Comunista, Partito dei Comunisti Italiani, non hanno presentato liste. Sel si è presentata in coalizioni con liste civiche nelle quali hanno concorso anche uomini provenienti dal centrodestra. Anche Nazzareno Pilozzi, eletto con Sel, molla Vendola. Anche ad Anagni ci saranno scissioni? Tutto è possibile.
Parallelamente ad un appiattimento della politica del partito più grande, la sinistra si disgrega sempre di più. Corrado Guzzanti, qualche anno fa, imitando Bertinotti profetizzava la “sinistra virale”. Una sinistra che a forza di far scissioni avrebbe prodotto una serie di partiti virus, che avrebbero sconfitto il berlusconismo e il capitalismo. Non siamo poi così lontani.
Ci torna in mente il craxismo. I socialisti craxiani erano culturalmente a sinistra, ma nei fatti erano liberali tendenti a centrodestra. La maggior parte di loro, si giustificava dicendo che tanto l’Italia, culturalmente era filoamericana. Oggi accade qualcosa di simile. Siamo ancora filoamericani, ma imbrigliati in quella cultura statunitense degli anni ’80. Ronald Regan non c’è più e Barack Obama è più di sinistra di Renzi. Mentre a tutti i livelli si fanno le larghe intese – forse anche per conservare lo status quo – gran parte della base del Pd vorrebbe un partito socialista democratico, così come la base di Sel.

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Di Valerio Ascenzi

Sono nato ad Anagni il 25 giugno del 1977. Dal 1998 seguo la cronaca locale e provinciale. Dal 2001 sono iscritto all'ordine dei Giornalisti, elenco pubblicisti. Ho iniziato a lavorare per Ciociaria Oggi, per poi passare a Il Messaggero (cronaca di Frosinone), il Tempo (sempre di Frosinone) e poi al Quotidiano di Frosinone, giornale che ha avuto vita brevissima, esperienza a tratti positiva, ma conclusasi male a causa del fallimento del giornale. In ambito giornalistico e comunicativo ho lavorato in alcune iniziative editoriali romane e nazionali, accostandomi anche al mondo del foto-giornalismo.Ho alle spalle un percorso di studi lungo, poiché "travagliato". Era il 1997. I primi due anni di università li ho trascorsi nella facoltà di Farmacia presso La Sapienza. Già dopo il primo anno ho avvertito l'esigenza di cambiare. L'ho fatto poi iscrivendomi a Scienze della Comunicazione, sempre alla Sapienza, facoltà in cui avevo trovato la mia dimensione. Ma dovendo lavorare contemporaneamente – supplenze nella scuola pubblica e incarichi presso il Convitto Principe di Piemonte di Anagni - ho rallentato gli studi e li ho interrotti un paio di volte. Studiando e lavorando ho preparato due concorsi di abilitazione all'insegnamento – vinti entrambi. Oggi insegno nella scuola primaria, in provincia di Roma. Dopo aver preso il ruolo nel 2007, ho deciso di concludere il percorso universitario. Ho una laurea magistrale in Teorie e tecniche della comunicazione e dell'informazione, conseguita nel 2013 con una tesi in semiotica narrativa e storytelling: un lavoro meticoloso portato avanti per circa diciotto mesi, iniziato (e lasciato aperto) per garantire a me stesso una sorta di riqualificazione in un diverso settore della scrittura (la narrativa e lo screenwriting: la sceneggiatura). Del resto il giornalismo in questa provincia non dà più da mangiare a nessuno. In questi ultimi anni ho compreso che una formazione superiore non basta. Non basta neanche una laurea. Per questo ho ripreso a studiare di nuovo, iscrivendomi ad un master e non so se mi fermerò dopo.Scrivo per passione e da più di dieci anni faccio politica per passione. Dopo aver preso la tessera dei Democratici di Sinistra, sono divenuto per un paio di anni segretario di Anagni. Un traghettatore: nel 2007 siamo entrai nella fase costituente del PD. Avendo aderito alla mozione critica promossa da Gavino Angius, all'ultimo congresso dei DS, per restare coerente con la nostra linea (quella di lavorare per un PD iscritto al PSE) sono uscito con tutto il gruppo, dopo la totale indifferenza per le nostre proposte da parte dell'allora maggioranza guidata da Fassino. Il percorso politico da allora è stato sempre più difficile. Un'area politica, socialista democratica, realmente di sinistra, in Italia non è ancora nata. Nel 2008 ho seguito Angius nella costituente del PSI. Sono stato candidato alle elezioni politiche lo stesso anno. Il PSI non raggiunse neanche l'1%. L'esperienza con i socialisti non è stata positiva, non ne conservo un buon ricordo, soprattutto per il fatto che la struttura di quel partito non aveva nulla a che fare con la nostra cultura politica, fatta di partecipazione, discussione, analisi dei problemi e condivisione delle idee. Siamo rientrati a metà del 2009, insieme a Gavino Angius nel PD. Essendo noi una voce critica, ma piccola piccola, ci siamo resi conto del fatto che nel frattempo quel partito, i DS, non c'era più ed era stato sostituito da qualcosa che ancora oggi non sembra essere un partito. Gavino Angius rientrò con la volontà di lavorare per l'adesione al PSE. Ma ben presto si è capito che il PD andava in una direzione diversa. Nonostante tutto oggi il PD è un partito del socialismo europeo. Ma solo sull'etichetta. Di fatto, le sue politiche non sono di impronta socialista.Molti problemi annunciati dall'allora mozione Angius, sono ancora nodi da sciogliere nel PD nazionale e, a caduta, in quello regionale e provinciale. I circoli cittadini poi, lasciamoli perdere.Ho raccolto l'invito di Ignazio Mazzoli e di unoetre.it per cercare di coniugare la passione per la scrittura, per il giornalismo e per la politica. Per questo cerco di scrivere e commentare, sempre cercando di essere obiettivo, e allo stesso tempo critico, trattando i fatti della politica provinciale nell'area nord della provincia di Frosinone, in particolare ad Anagni.

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