di Valerio Acenzi . Il sindaco di Anagni, Fausto Bassetta, ha nominato la sua Giunta. Come è logico che sia, queste nomine sono state ben accolte da qualcuno, diversamente recepite da altri addetti e non addetti ai lavori. Come già anticipato Bassetta sceglie solo collaboratori tecnici, in base alle reali competenze. Ora inizia il vero lavoro.
I nomi individuati da Bassetta, che possano piacere o no, sono: Marilena Ciprani (Turismo – Cultura – Scuola – Centro Storico) ex docente, oggi dirigente scolastico; Marco Vari (Commercio – Industria – Artigianato – Agricoltura – Sportello unico attività produttive), ingegnere delle telecomunicazioni, ricercatore presso l’Università di Tor Vergata; Fabio Roiati (Assistenza Sociale – Periferie – Salute – Giovani – Sport – Integrazione – Associazioni – Protezione Civile), medico chirurgo attualmente incaricato presso l’Ospedale di Anagni e consulente tecnico nel comitato per due associazioni sorte a tutela del suddetto ospedale; Aurelio Tagliaboschi (Bilancio – Personale – Organizzazione amministrativa), direttore del Consorzio di bonifica a Sud di Anagni dal 2010, ex capo del personale dello stesso consorzio; Raffaella Santucci (Politiche per i fondi strutturali e di investimento europeo) delegato alla promozione e gestione di progetti di ricerca e sviluppo presso il DigiLab dell’Università La Sapienza di Roma.
Bassetta ritiene che questi, attualmente, siano i migliori profili sui quali contare e ovviamente, si assume anche eventuali responsabilità sull’operato dei suoi collaboratori. Bando alle ciance, i cittadini di Anagni ora, possono solo continuare a rinnovare la fiducia in lui, come hanno fatto in campagna elettorale. Non si può effettuare una critica a priori sui profili individuati. Si può solo attendere e valutare l’operato della squadra di governo. Le critiche, eventualmente potranno esser fatte sull’operato.
Anagni non viene fuori da anni di governo o malgoverno. Anagni negli ultimi anni è stato un Comune in stallo completo. Fare qualcosa non sarà difficile, poiché gli ultimi governi politici della città hanno fatto di meno di quanto abbia potuto fare il commissario prefettizio.
Agire su questo territorio, poterà comunque a qualcosa. Il problema è che la coscienza civica non si esprime solamente al momento del voto. Cittadini, liste civiche, partiti, associazioni, d’ora in avanti dovranno esser capaci di controllare l’operato di questa squadra di governo, di proporre iniziative e idee. Perché tutto non finisce con le elezioni: sindaco, consiglieri ed assessori non sono stati delegati a fare, ma anche a recepire idee dal territorio. Il lavoro, quindi inizia ora e non solo per chi ha incarichi. L’unico augurio che possiamo fare alla Giunta e al Sindaco è quello di provare ad essere in totale controtendenza con il modus operandi della vecchia politica. Governare una città, oggi, significa accettare proposte e idee plurali. La democrazia non è in effetti il governo della maggioranza, ma il governo di chi sa apprezzare anche valide idee provenienti da chi non ha vinto, di chi non partecipa alla macchina amministrativa. Negli ultimi anni, e non solo negli anni del centrodestra, abbiamo assistito ad un modo di governare che portava ad intendere la “cultura” come qualcosa di univoco, concepito solo alla maniera di chi governava e di chi gli stava a fianco. Riteniamo che non esista “la cultura” ma esistano “le culture”, perché i punti di vista sono molteplici. Ed è un principio democratico quello di garantire pluralità nelle proposte. Lo stesso principio si applica facilmente ad altri settori, come il commercio e le attività produttive. A tutti quei settori che, collegati, rendono possibile lo sviluppo, da qui a vent’anni, di una economia alternativa.
La città si aspetta di continuare a vedere il sindaco e gli assessori in mezzo alla gente, confrontarsi con le associazioni che sul territorio hanno sostituito per anni la politica. Sarebbe opportuno per loro raccogliere le idee migliori e portarle ad un livello superiore trasformandole in atti amministrativi.
Era nell’aria. Durante la campagna elettorale Bassetta lo aveva anche già detto che avrebbe nominato assessori solo in base alle competenze reali. Se di tecnici si tratta, questo è un dato che è solo sulla carta. Per il momento. Ora queste competenze vanno dimostrate di fronte alla cittadinanza. C’è da considerare che per la prima volta, dopo tredici anni, Anagni ha una Giunta, composta da uomini e donne con un livello di istruzione elevato. La dove non v’è un titolo di studio universitario, v’è comunque un livello di esperienza e di conoscenza della macchina burocratica e amministrativa non indifferente. Almeno questo è quel che il sindaco ha valutato in base ai profili e i curricula che gli sono stati sottoposti. I quattro quinti della Giunta, provengono da ambienti al di fuori della politica, anche se c’è tra loro chi si è confrontato con l’elettorato (riscuotendo pochi voti) e chi è in un certo qual modo collegato
Per coloro i quali hanno gioito della nomina di questo o quell’altro assessore, come anche per coloro i quali son rimasti con l’amaro in bocca: Bassetta non ha vinto il campionato del mondo di calcio, né la coppa del mondo di formula uno. Lui e il centrosinistra hanno vinto le elezioni. A naso, il sindaco sa bene che non ha vinto di certo una poltrona ma è consapevole di essersi caricato sulle spalle una città economicamente precaria. Se la consapevolezza di questa situazione risiede anche nelle menti dei componenti della Giunta, gli anagnini possono sperare in un governo che si occupi di cose concrete e per il bene comune.
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