Anagni notturno 350

Anagni notturno 350di Valerio Acenzi . Il sindaco di Anagni, Fausto Bassetta, ha nominato la sua Giunta. Come è logico che sia, queste nomine sono state ben accolte da qualcuno, diversamente recepite da altri addetti e non addetti ai lavori. Come già anticipato Bassetta sceglie solo collaboratori tecnici, in base alle reali competenze. Ora inizia il vero lavoro.
I nomi individuati da Bassetta, che possano piacere o no, sono: Marilena Ciprani (Turismo – Cultura – Scuola – Centro Storico) ex docente, oggi dirigente scolastico; Marco Vari (Commercio – Industria – Artigianato – Agricoltura – Sportello unico attività produttive), ingegnere delle telecomunicazioni, ricercatore presso l’Università di Tor Vergata; Fabio Roiati (Assistenza Sociale – Periferie – Salute – Giovani – Sport – Integrazione – Associazioni – Protezione Civile), medico chirurgo attualmente incaricato presso l’Ospedale di Anagni e consulente tecnico nel comitato per due associazioni sorte a tutela del suddetto ospedale; Aurelio Tagliaboschi (Bilancio – Personale – Organizzazione amministrativa), direttore del Consorzio di bonifica a Sud di Anagni dal 2010, ex capo del personale dello stesso consorzio; Raffaella Santucci (Politiche per i fondi strutturali e di investimento europeo) delegato alla promozione e gestione di progetti di ricerca e sviluppo presso il DigiLab dell’Università La Sapienza di Roma.
Bassetta ritiene che questi, attualmente, siano i migliori profili sui quali contare e ovviamente, si assume anche eventuali responsabilità sull’operato dei suoi collaboratori. Bando alle ciance, i cittadini di Anagni ora, possono solo continuare a rinnovare la fiducia in lui, come hanno fatto in campagna elettorale. Non si può effettuare una critica a priori sui profili individuati. Si può solo attendere e valutare l’operato della squadra di governo. Le critiche, eventualmente potranno esser fatte sull’operato.
Anagni non viene fuori da anni di governo o malgoverno. Anagni negli ultimi anni è stato un Comune in stallo completo. Fare qualcosa non sarà difficile, poiché gli ultimi governi politici della città hanno fatto di meno di quanto abbia potuto fare il commissario prefettizio.
Agire su questo territorio, poterà comunque a qualcosa. Il problema è che la coscienza civica non si esprime solamente al momento del voto. Cittadini, liste civiche, partiti, associazioni, d’ora in avanti dovranno esser capaci di controllare l’operato di questa squadra di governo, di proporre iniziative e idee. Perché tutto non finisce con le elezioni: sindaco, consiglieri ed assessori non sono stati delegati a fare, ma anche a recepire idee dal territorio. Il lavoro, quindi inizia ora e non solo per chi ha incarichi. L’unico augurio che possiamo fare alla Giunta e al Sindaco è quello di provare ad essere in totale controtendenza con il modus operandi della vecchia politica. Governare una città, oggi, significa accettare proposte e idee plurali. La democrazia non è in effetti il governo della maggioranza, ma il governo di chi sa apprezzare anche valide idee provenienti da chi non ha vinto, di chi non partecipa alla macchina amministrativa. Negli ultimi anni, e non solo negli anni del centrodestra, abbiamo assistito ad un modo di governare che portava ad intendere la “cultura” come qualcosa di univoco, concepito solo alla maniera di chi governava e di chi gli stava a fianco. Riteniamo che non esista “la cultura” ma esistano “le culture”, perché i punti di vista sono molteplici. Ed è un principio democratico quello di garantire pluralità nelle proposte. Lo stesso principio si applica facilmente ad altri settori, come il commercio e le attività produttive. A tutti quei settori che, collegati, rendono possibile lo sviluppo, da qui a vent’anni, di una economia alternativa.
La città si aspetta di continuare a vedere il sindaco e gli assessori in mezzo alla gente, confrontarsi con le associazioni che sul territorio hanno sostituito per anni la politica. Sarebbe opportuno per loro raccogliere le idee migliori e portarle ad un livello superiore trasformandole in atti amministrativi.
Era nell’aria. Durante la campagna elettorale Bassetta lo aveva anche già detto che avrebbe nominato assessori solo in base alle competenze reali. Se di tecnici si tratta, questo è un dato che è solo sulla carta. Per il momento. Ora queste competenze vanno dimostrate di fronte alla cittadinanza. C’è da considerare che per la prima volta, dopo tredici anni, Anagni ha una Giunta, composta da uomini e donne con un livello di istruzione elevato. La dove non v’è un titolo di studio universitario, v’è comunque un livello di esperienza e di conoscenza della macchina burocratica e amministrativa non indifferente. Almeno questo è quel che il sindaco ha valutato in base ai profili e i curricula che gli sono stati sottoposti. I quattro quinti della Giunta, provengono da ambienti al di fuori della politica, anche se c’è tra loro chi si è confrontato con l’elettorato (riscuotendo pochi voti) e chi è in un certo qual modo collegato
Per coloro i quali hanno gioito della nomina di questo o quell’altro assessore, come anche per coloro i quali son rimasti con l’amaro in bocca: Bassetta non ha vinto il campionato del mondo di calcio, né la coppa del mondo di formula uno. Lui e il centrosinistra hanno vinto le elezioni. A naso, il sindaco sa bene che non ha vinto di certo una poltrona ma è consapevole di essersi caricato sulle spalle una città economicamente precaria. Se la consapevolezza di questa situazione risiede anche nelle menti dei componenti della Giunta, gli anagnini possono sperare in un governo che si occupi di cose concrete e per il bene comune.

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Di Valerio Ascenzi

Sono nato ad Anagni il 25 giugno del 1977. Dal 1998 seguo la cronaca locale e provinciale. Dal 2001 sono iscritto all'ordine dei Giornalisti, elenco pubblicisti. Ho iniziato a lavorare per Ciociaria Oggi, per poi passare a Il Messaggero (cronaca di Frosinone), il Tempo (sempre di Frosinone) e poi al Quotidiano di Frosinone, giornale che ha avuto vita brevissima, esperienza a tratti positiva, ma conclusasi male a causa del fallimento del giornale. In ambito giornalistico e comunicativo ho lavorato in alcune iniziative editoriali romane e nazionali, accostandomi anche al mondo del foto-giornalismo.Ho alle spalle un percorso di studi lungo, poiché "travagliato". Era il 1997. I primi due anni di università li ho trascorsi nella facoltà di Farmacia presso La Sapienza. Già dopo il primo anno ho avvertito l'esigenza di cambiare. L'ho fatto poi iscrivendomi a Scienze della Comunicazione, sempre alla Sapienza, facoltà in cui avevo trovato la mia dimensione. Ma dovendo lavorare contemporaneamente – supplenze nella scuola pubblica e incarichi presso il Convitto Principe di Piemonte di Anagni - ho rallentato gli studi e li ho interrotti un paio di volte. Studiando e lavorando ho preparato due concorsi di abilitazione all'insegnamento – vinti entrambi. Oggi insegno nella scuola primaria, in provincia di Roma. Dopo aver preso il ruolo nel 2007, ho deciso di concludere il percorso universitario. Ho una laurea magistrale in Teorie e tecniche della comunicazione e dell'informazione, conseguita nel 2013 con una tesi in semiotica narrativa e storytelling: un lavoro meticoloso portato avanti per circa diciotto mesi, iniziato (e lasciato aperto) per garantire a me stesso una sorta di riqualificazione in un diverso settore della scrittura (la narrativa e lo screenwriting: la sceneggiatura). Del resto il giornalismo in questa provincia non dà più da mangiare a nessuno. In questi ultimi anni ho compreso che una formazione superiore non basta. Non basta neanche una laurea. Per questo ho ripreso a studiare di nuovo, iscrivendomi ad un master e non so se mi fermerò dopo.Scrivo per passione e da più di dieci anni faccio politica per passione. Dopo aver preso la tessera dei Democratici di Sinistra, sono divenuto per un paio di anni segretario di Anagni. Un traghettatore: nel 2007 siamo entrai nella fase costituente del PD. Avendo aderito alla mozione critica promossa da Gavino Angius, all'ultimo congresso dei DS, per restare coerente con la nostra linea (quella di lavorare per un PD iscritto al PSE) sono uscito con tutto il gruppo, dopo la totale indifferenza per le nostre proposte da parte dell'allora maggioranza guidata da Fassino. Il percorso politico da allora è stato sempre più difficile. Un'area politica, socialista democratica, realmente di sinistra, in Italia non è ancora nata. Nel 2008 ho seguito Angius nella costituente del PSI. Sono stato candidato alle elezioni politiche lo stesso anno. Il PSI non raggiunse neanche l'1%. L'esperienza con i socialisti non è stata positiva, non ne conservo un buon ricordo, soprattutto per il fatto che la struttura di quel partito non aveva nulla a che fare con la nostra cultura politica, fatta di partecipazione, discussione, analisi dei problemi e condivisione delle idee. Siamo rientrati a metà del 2009, insieme a Gavino Angius nel PD. Essendo noi una voce critica, ma piccola piccola, ci siamo resi conto del fatto che nel frattempo quel partito, i DS, non c'era più ed era stato sostituito da qualcosa che ancora oggi non sembra essere un partito. Gavino Angius rientrò con la volontà di lavorare per l'adesione al PSE. Ma ben presto si è capito che il PD andava in una direzione diversa. Nonostante tutto oggi il PD è un partito del socialismo europeo. Ma solo sull'etichetta. Di fatto, le sue politiche non sono di impronta socialista.Molti problemi annunciati dall'allora mozione Angius, sono ancora nodi da sciogliere nel PD nazionale e, a caduta, in quello regionale e provinciale. I circoli cittadini poi, lasciamoli perdere.Ho raccolto l'invito di Ignazio Mazzoli e di unoetre.it per cercare di coniugare la passione per la scrittura, per il giornalismo e per la politica. Per questo cerco di scrivere e commentare, sempre cercando di essere obiettivo, e allo stesso tempo critico, trattando i fatti della politica provinciale nell'area nord della provincia di Frosinone, in particolare ad Anagni.

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