LA SHOA
Oggi giorno del ricordo, ma per qualcuno un giorno difficile
di Aldo Pirone
Oggi è un giorno difficile per Giorgia Meloni e anche per l’ineffabile presidente del Senato Ignazio La Russa: debbono ricordare l’Olocausto. Per loro è immancabile coprirsi con un’abbondante dose di ipocrisia che, come sentenziava La Rochefoucauld, è l’omaggio che il vizio rende alla virtù.
Stamane la Presidente del Consiglio ha affermato che “Con l’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, il mondo ha visto con i suoi occhi l’orrore della Shoah, il deliberato piano nazista di persecuzione e sterminio del popolo ebraico”. Vero, ma ha dimenticato di dire che quei cancelli furono abbattutti dall’Armata Rossa sovietica.
Ma non è la sola dimenticanza. Ricorda la Meloni che “La Shoah rappresenta l’abisso dell’umanità. Un male che ha toccato in profondità anche la nostra Nazione con l’infamia delle leggi razziali del 1938”. Vero, ma non menziona mai il fascismo che di quella vergogna fu l’autore nel ’38 per poi replicarla nel ’44 quando, con la Rsi di Mussolini in servizio permanente effettivo degli occupanti nazisti, dichiarò gli ebrei, nella Carta di Verona, Nazione nemica e collaborò attivamente a ricercarli per mandarli nei campi di sterminio.
Ben diversamente ed esplicitamente si è espresso stamane sull’argomento il Presidente della Repubblica Mattarella.
Il fatto è che condannare senza dimenticanze, remore e ipocrisie l’Olocausto, Giorgia Meloni non può farlo. Dovrebbe chiamare in causa e liberarsi del ricordo politico del capostipite del suo partito Giorgio Almirante che nel ’38 era segretario di redazione della rivista “Difesa della razza”. In prima fila nel propugnare la politica antisemita e razzista del fascismo, per poi proseguirla come capo di gabinetto del ministro Mezzasoma nella Repubblica sociale.
Ignazio Benito La Russa condanna anche lui, ma poi colleziona a casa sua con affetto filiale e devozione busti, foto e immagini del capo del fascismo Benito Mussoloni che fu l’autore delle leggi razziali del ’38 e della politica di persecuzione degli ebrei italiani.
La Meloni, tornando all’ipocrisia, dice, richiamandosi a quanto scritto da Ferruccio De Bortoli sul “Corriere della sera” che “la memoria è come un giardino. Va curata. Altrimenti si ricoprirà di erbacce”. Già, ma la memoria è tale se è integrale e senza omissioni. Altrimenti è già un modo per ricoprirla di erbacce.
Come ha fatto lei oggi.
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Aldo Pirone, redattore di malacoda.it
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