poldino vola 350

poldino vola 350di Antonella Necci – (Poldino atto quinto) Quando si riprese dallo shock causato dalla distruzione recata da Poldino, nel giorno nefasto dell’inaugurazione del suo locale di streap-tease e casinò, Trippotto chiamò il suo avvocato di fiducia.
Don Ciccio Laqualera era un uomo dalle proporzioni microscopiche, ma dall’animo evoluto, dedito alla costante ricerca dei cavilli legali per sciogliere dai nodi che, la sempre più tentacolare legge, cercava di stringere attorno al martoriato corpo del suo assistito.
Don Ciccio non ci pensò due volte: “Denunciamo l’accaduto ai cowboys locali. Che i cittadini sappiano cosa fa il loro Sceriffo, come impiega i soldi dei contribuenti. E tanti ne serviranno per mettere ordine nel locale del disordine morale.”Così tuonando, Don Ciccio prese Trippotto per il bavero, o ciò che sembrava tale, visto che Trippotto non aveva una netta linea di demarcazione tra il corpo e il collo, e lo portò dritto dritto dentro la sua potente auto, ferma poco distante.
Intanto Poldino riceveva , nella piazza del Municipio Sceriffale, gli onori della folla. “Ha sbeffeggiato Trippotto, -si dissero tutti in coro,- “Nessuno avrebbe mai osato!”
I giornalisti e le TV locali facevano a gara per prenotare interviste e video, arrivando addirittura a bivaccare per giorni di fronte alla sua porta dorata del Municipio dorato.
Lui riceveva solo quelli che lo lisciavano come un gatto soriano, per poter fare le fusa, accoccolato sulla sua poltrona regale. Questo ruolo gli piaceva sempre di più, ma una cosa proprio la odiava: quelli che cercavano di carpire interviste con il solo scopo di mettere in evidenza quello che non andava.
Quei peccatucci veniali che avrebbero oscurato il suo astro nascente se fossero venuti alla luce. E quei viscidi omuncoli non cercavano altro che metterlo in cattiva luce. Il consiglio supremo lo avrebbe diffidato, bloccandogli qualsiasi azione, e lui sarebbe stato, in un biz, uno Sceriffo senza pistola e senza distintivo.Poldino volaPoldino superstar vola
Non doveva accadere:né ora,né mai.
Decise,dunque,di gestire sia la stampa che le TV locali, creando un circolo magico formato da fedeli collaboratori e di giornalisti di belle speranze, pronti a tutto pur di cercare la “giusta verità” dei fatti.
Per se stesso, in un moto di carità cristiana verso il prossimo, si riservò solo due rubriche nel giornale locale: “La posta del cuore di Poldino”, dove sollevava ed alleviava i dolori causati dai guai amorosi delle sue amate concittadine, e “Ditelo a Poldino”, dove, più seriosamente, si occupava del quotidiano trambusto cittadino, con soluzioni pragmatiche, dispensando consigli preziosi ai malcapitati, vessati dalla realtà circostante. In breve la sua notorietà salì alle stelle e il giorno del processo per i fatti accaduti nel locale di Trippotto, Poldino fu assolto per insufficienza di prove e Trippotto fu condannato a risarcire Poldino dei danni morali che con la sua denuncia aveva causato all’immacolata immagine dello Sceriffo.
“Tutto è bene, ciò che finisce bene!”
N.B. Ogni tanto bisogna ricordarlo, anche se non l’ho fatto nelle due puntate passate: I fatti qui narrati sono frutto di pura fantasia. Pertanto non credo che qualcuno si possa riconoscere nelle circostanze presentate. Del resto la fantasia si sviluppa e si dipana nei modi più impensabili. Basta una semplice notizia, un video anonimo caricato sul web, un’intervista rilasciata da qualche politico saccente. Tutto ciò che ci circonda ci può fornire l’idea creativa. Basta solo saperla ascoltare e tradurre in parole.

Di Antonella Necci

Sono Antonella Necci nata a Roma vivo a Roma e insegno lingua e civiltà inglese in un liceo ad indirizzi classico e linguistico. Sono appassionata di storia e filosofia ma voglio provare ad iscrivermi nuovamente all'università. Ho intenzione di ricominciare a studiare per diventare medico, se mi riesce. È sempre stato il mio sogno ma per pigrizia non mi sono voluta misurare con il lavoro da affrontare con la facoltà di medicina.Cos'altro aggiungere? Non mi piace parlare di me!Ah una cosa però la voglio dire: il mio regista preferito è Ken Loach e spero tanto che vinca la Palma d'oro a Cannes visto che presenta un film di connotazione prometeutica!

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