Madame Adolphine era a capo del suo ufficio stampa e cercava di difenderlo dagli insidiosi attacchi sia della stampa d’ opposizione che di quei cittadini che rifiutavano di assoggettare le loro facoltà intellettive agli esercizi mentali che quotidianamente tutta la popolazione, senza distinzione di età, razza, sesso doveva svolgere, per legge. La legge era l’arma letale che avrebbe dovuto, nel giro di pochi mesi, piegare ai suoi voleri anche i più recalcitranti. Ma così non era stato. Aveva scoperto che diverse bande di ribelli vivevano allo stato brado ai confini del ridente paesino, e non avevano alcuna intenzione,non solo di seguire gli esercizi mentali, quelli spirituali o meditativi, ma non avevano nemmeno intenzione di riconoscere la legge dello Sceriffo supremo(come ora si faceva chiamare).
Quanta amarezza derivava dal non essere riuscito a piegare quella marmaglia dispettosa, che causava una piega di tristezza sul suo labbro imbronciato e che lo incupiva ogni giorno di più, causando un moto di tenerezza materna nel cuoricino di Madame Adolphine.
A nulla serviva il cerchio magico che circondava il povero cristo di Sceriffo, con un codazzo di ruffiani che ripeteva, a bacchetta, sempre le solite frasi soavi. A nulla era servito sguinzagliare i coguari da caccia per massacrare in un sol boccone quei ribelli viscidi come anguille. Nei boschi circostanti erano stati trovati resti di bivacchi e grigliate che dimostravano la disonesta fine che i coguari avevano fatto, come punizione per essersi avventurati in luoghi più impervi di savane e foreste tropicali.
L’unica sarebbe stata di assoldare Sandokan e il suo fido Yanez, che però, al momento, erano stati ingaggiati da un circo internazionale ed erano in tournee fino a Natale.
Madame avrebbe fatto tutto, tutto pur di veder sorridere quel volto ingrigito dalle tante ore passate quotidianamente di fronte a quei dannati computer del Centro Superiore di Controllo Dati.
Ma cosa diavolo controllava Poldino? Cosa cercava di carpire? Cosa gli dava così tanta gioia, quando all’improvviso, nello spiare cosa accadesse nella stanza segreta, dal buco della serratura, vedeva il volto estasiato e quasi felice di Poldino, salvo poi ad intristirsi l’attimo successivo.
Cosa vedeva Poldino su quei dannati computer che a lei non era concesso sapere o vedere? Così si angustiava Madame Adolphine, senza osar chiedere. Fedele servitrice lo sarebbe sempre stata, fino alla morte. Fedele, si, pur di veder felice il suo adorato Poldino. Mai gli avrebbe confessato i suoi sentimenti, e ora meno che mai, visto ciò che aveva intuito accadesse nella stanza segreta.
Ma Madame, sia pur con caratteristiche fisiche poco attraenti agli occhi di Poldino, era pur sempre una donna, e una donna, si sa, è curiosa per natura, e mai riesce a resistere nel non voler scoprire il segreto del suo amato bene.
E dunque un giorno, mentre Poldino si accingeva ad entrare nella stanza segreta, introducendo il suo “pass” nell’apposita fessura, lei ne fotografò i codici con l’Iphone appena acquistato, e li fece riprodurre da un suo fedele lacchè o stagista, che aveva appena conseguito una laurea in ingegneria informatica.
Poldino trascorreva ore all’interno di quella stanza e a volte si addormentava sulla sua poltroncina dorata. A volte con un sorriso estasiato, a volte con il broncio. Capitò che la volta in cui Madame riuscì a penetrare nella stanza, lui si era appena addormentato con un meraviglioso sorriso sulle sue labbra, un po’ da ebete. Lei si soffermò a guardarlo, e lo trovò bellissimo (i poteri nascosti dell’amore!), e poi volse lo sguardo sul monitor e lì vide l’oggetto del desiderio che causava all’animo di Poldino tutti quei mutamenti che tanto l’avevano incuriosita.
N.B. Presumo che a questo punto sia mio dovere dire la solita frase. I fatti e i protagonisti sono frutto di una fantasia troppo sbrigliata. Ma le vicende reali sono così affascinanti che la fantasia cerca solo di eguagliarle, pur non riuscendoci. E di questo me ne rammarico.