
CRONACHE&COMMENTI
Oggi dice di voler rappresentare l’anima liberaldemocratica nella futura coalizione a direzione Pd
di Aldo Pirone
Carlo Calenda si sente sulla cresta dell’onda. Anche questo è un effetto collaterale dell’improvvida iniziativa di Conte di far cadere il governo Draghi, sorpassato in curva dall’iniziativa di Berlusconi e Salvini.
Pone condizioni al Pd per stare insieme, fa i fuochi d’artificio contro il M5s. Dimentico che appena pochi mesi fa nelle elezioni a Roma si è presentato disturbando non poco il Pd nella sfida fra Gualtieri e la “grillina” Raggi. Cosa alquanto strana da parte di chi accusava il Pd di essere subalterno ai pentastellati. E un modo altrettanto strano di essere contro i “grillini”, favorendoli, e contro il Pd nel momento in cui quest’ultimo contendeva alla Raggi la sindacatura. Ma Carlo, si sa, non ha mai avuto le idee chiare in politica. In un raro momento di lucidità ebbe a dire, quando correva per l’europarlamento con i voti dem, “Io per 30 anni ho ripetuto le banalità del liberismo. Ma valle a dire a un operaio di 50 anni dell’Embraco che `io non ti salvo il posto di lavoro perché potrai trovarne un’altro nelle app´? E poi vi chiedete perché votano sovranista? Verrebbe voglia pure a me…”.
Oggi dice di voler rappresentare l’anima liberaldemocratica nella futura coalizione a direzione Pd. Quando fondò Azione disse che voleva rappresentare il pensiero liberalsocialista. Infatti, con l’assunzione di quel nome voleva richiamarsi alla tradizione e di Giustizia e libertà dei fratelli Rosselli e del P.d’Azione. Un partito che, malgrado l’impegno profuso nella Resistenza e nella Guerra di Liberazione nazionale, ben presto scomparve all’indomani dell’elezione dell’Assemblea Costituente. Calenda scrisse ad agosto del 2019 nel suo manifesto fondativo “Se dovessi trovargli un riferimento storico e ideale – ad Azione – è il liberal-socialismo con la sua ricerca di un equilibrio tra giustizia e libertà”.
Tralascio ogni considerazione sull’ “equilibrio”, cosa in sé assai seria e meritevole di sostanziosi approfondimenti, e mi soffermo su una domanda retorica: ma Calenda sa qual è la differenza fra l’ispirazione liberaldemocratica e quella liberalsocialista? Ne conosce la storia? Se le usa a go go come sinonimi, evidentemente no.
Forse doverebbe chiarirsi le idee in proposito e ripassare un po’ di storia italiana.

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it
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