CRONACHE&COMMENTI

La corte riapre l’istruttoria grazie all’intercettazione. “Ora voglio la verità”

da un post di Facebook di Daniela Larosa – 07 Luglio 2022. Il testo è firmato da di Alessia Candito*
MimmoLucano 350 260 minLocri, la mossa decisiva degli avvocati difensori. La registrazione chiave: “L’amministrazione dello Stato non vuole il racconto della realtà di Riace”. A ottobre la sentenza di Appello. L’ex sindaco: “Non mi interessa una riduzione di pena, voglio l’assoluzione piena”. L’aiuto di Luigi Manconi “Adesso cambia tutto, adesso forse ci sarà la possibilità di ristabilire la verità”. A distanza di mesi dalla condanna a 13 anni e 2 mesi per quel sistema di accoglienza che nel mondo è diventato punto di riferimento e il tribunale di Locri ha letto come associazione criminale, Mimmo Lucano riprende a respirare. A sperare. Al processo d’Appello chiamato a riesaminare il caso, la Corte ha disposto la riapertura dell’istruttoria e l’acquisizione di un’intercettazione ambientale che potrebbe cambiare tutto.

La registrazione non depositata agli atti. A tirarla fuori dal mare magnum di carte, elementi, audio di cui si compone il fascicolo monstre dell’inchiesta, è stato il collegio difensivo di Lucano, gli avvocati Andrea Daqua e Giuliano Pisapia, ex sindaco di Milano. Curiosamente, hanno denunciato, quell’intercettazione non è mai stata depositata agli atti del processo. In quel frammento audio, registrato dalle cimici della Finanza il 20 luglio 2017, si ascolta distintamente uno dei funzionari della prefettura incaricati dell’ennesima ispezione sul “borgo dell’accoglienza” affermare: “L’amministrazione dello Stato non vuole il racconto della realtà di Riace… oggi la mission dello Stato… sapete, lo Stato è composto… come qua da voi. C’è l’opposizione”.

I conti bancari in profondo rosso
Un audio buono, sostengono gli avvocati, “a invalidare mezzo processo” e che getta ombre anche sulla relazione estremamente negativa della Prefettura finita agli atti dell’inchiesta. E poi, hanno aggiunto illustrando il proprio ricorso in aula, nel corso del primo grado c’è stato un “uso abnorme” di intercettazioni che per recenti sentenze della Cassazione neanche avrebbero potuto essere utilizzate, il collegio ha aggravato i capi di imputazione andando ben oltre le proprie facoltà, non sono mai stati presi in considerazione dati oggettivi – in primis, la condizione di assoluta indigenza di Lucano, confermata anche dal comandante della Guardia di Finanza che ha gestito le indagini – per arrivare a conclusioni “apodittiche”. Per il tribunale di Locri, ad esempio, l’intera macchina del sistema Riace sarebbe stata messa in piedi per garantire all’allora sindaco una futura esistenza comoda. Ma i conti di Lucano hanno sempre segnato profondo rosso, approfondimenti minuziosi e durati anni non sono riusciti a rintracciare un euro non giustificabile.

Appuntamento in autunno
Ancora arrabbiato, ma adesso decisamente più fiducioso, Mimmo Lucano aspetta. Il processo che riprenderà il 26 ottobre, ci sarà la requisitoria, poi le arringhe difensive. Insomma, toccherà
attendere mesi per la sentenza di secondo grado. Ma adesso l’ex sindaco del borgo dell’accoglienza sembra voler tornare all’attacco. “Non mi interessa una riduzione di pena, sconti o altro. Io voglio l’assoluzione piena. Sono in pace con la mia coscienza, non ho mai avuto e non ho nulla da nascondere, voglio solo ristabilire la verità”, dice.

“Soldi serviti per la comunità di Riace”
E se l’accusa è di aver aiutato gli ultimi, ribadisce, “io non sono innocente, non lo sarò mai. Ma andiamo a guardare bene di cosa sarei colpevole. Di cinque carte d’identità che non ho fatto pagare a una famiglia di rifugiati e ho pagato di tasca mia? Che reato è, altruismo? Negli ultimi cinque anni da sindaco non ho chiesto il rimborso neanche di una tazzina di caffè. Mi hanno condannato perché secondo loro avrei truffato lo Stato destinando i fondi dell’accoglienza ad altri progetti? Quei soldi sono serviti a fare una scuola, un frantoio, laboratori in cui lavoravano riacesi di nascita e d’adozione. E sono cose concrete, visibili, basta venire a Riace per averne la prova”.
Quella condanna severissima, che in aula lo ha lasciato paralizzato e per mesi confuso e disorientato, per Lucano ha avuto uno scopo. “Si è cercato di criminalizzare il significato vero di accoglienza. Hanno colpito Riace – afferma – per spaventare tutti. Infatti adesso tutti i migranti che erano ospiti di progetti in paesi vicini, stanno tornando al borgo dell’accoglienza, perché da lì vengono mandati via non appena scade il periodo di ospitalità previsto dalla legge”.

Il soccorso di “A buon diritto”
La rete si solidarietà che si è stretta attorno all’ex sindaco di Riace non è mai venuta meno. Grazie a quei legami, le risorse per continuare ad accogliere chi casa non ne ha, continuano ad arrivare e Lucano continua a devolvere premi e donazioni a quel “borgo dell’accoglienza” che in tanti a Riace continuano a far vivere. L’associazione “A buon diritto”, fondata e presieduta da Luigi Manconi, si è offerta di coordinare una raccolta fondi per mettere insieme il denaro necessario per consentire all’ex sindaco del borgo dell’accoglienza di pagare la maxi-ammenda da oltre 360mila euro a cui è stato condannato. “Ma io preferisco che quei soldi vengano destinati all’accoglienza di chi sta piano piano tornando a Riace. L’asilo è tornato a vivere, ci sono 17-18 bambini rifugiati, abbiamo organizzato una mensa sociale per consentire a tutti di mangiare grazie al banco alimentare”, dice Lucano. Che torna a rivendicare: “se c’è un movente politico in tutto quello che ho fatto è dare una chance agli ultimi della terra. No, non sono neutrale. Anche se per la destra è una cosa inconcepibile, io starò sempre dalla loro parte”.

*Alessia Candito. Collaboratore esterno presso La Repubblica

 

 

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