draghi macron scholz A.Bi. Amici dei Bambini 400 min

CRONACHE&COMMENTI

Che fine ha fatto il piano di pace italiano presentato all’Onu e alla Ue, è sparito …anche in Italia?

di Aldo Pirone
draghi macron scholz A.Bi. Amici dei Bambini 400 minNon si profila alcun cessate il fuoco in Ucraina. I russi avanzano, seppur lentamente, nel Donbass. Zelensky dice che questo non è il momento di trattare. Aspetta la controffensiva che ricacci un po’ indietro le truppe di Putin – riportare la situazione al 24 febbraio sembra un’illusione – riequilibrando la situazione sul terreno militare. Putin, dal canto suo e dei suoi zelanti accoliti (Peskov, Lavrov, Medvedev ecc.), dice che la guerra, o meglio l’ “operazione militare speciale” alias l’aggressione, può cessare subito se gli ucraini accettano le sue condizioni, ovvero si arrendono.

Continua la paralisi dell’Onu e la diplomazia internazionale appare più dedita a sostenere i propri rispettivi campioni che non a cercare un compromesso che porti in a una nuova Helsinkj in Europa e a un’intesa più globale basata sul concetto e il fatto che il mondo è multilaterale. In queste due ultime settimane si sono svolti alcuni vertici internazionali nell’uno e nell’altro campo.

Ha iniziato il vertice in video conferenza a Pechino il 23-24 giugno dei Brics (Brasile, Russia, India, Cina, Sud Africa). Questi paesi rappresentano il 41% della popolazione mondiale, il 24% del Pil e il 16% del commercio globale. Hanno ribadito l’intenzione di cambiare l’ordine economico internazionale a leadership americana e fondato sul dollaro. I Brics non sono una riedizione del Comecon (Consiglio di mutua assistenza economica) che, nel mondo contrassegnato dai blocchi politici e ideologici contrapposti, riuniva alcuni paesi socialisti essenzialmente europei a guida sovietica e che si presentava, senza averne mai avuto la forza per esserlo veramente, come alternativo al mondo occidentale fondato sull’economia di mercato. L’intento dei Brics è cambiare i rapporti di forza dentro la globalizzazione neoliberista. Nel comunicato finale fatto di 75 punti parlano di “ritorno del multilateralismo”, “dell’economia globale contro i protezionismi”, della “riforma del Consiglio di Sicurezza Onu” e, con un notevole effetto stralunante vista la presenza tra loro di Putin, di impegno “a rispettare la sovranità e l’integrità territoriale di tutti gli Stati”. L’appoggio, il sostegno esplicito o anche solo la non condanna dell’aggressione russa, i Brics li intendono dentro l’obiettivo strategico del riequilibrio multilaterale. Anche il progetto di una nuova moneta alternativa al dollaro va in questa direzione. Per ora non parlano di alleanze militari ma solo di iniziative politico-economiche. Sull’Ucraina c’è stato l’incoraggiamento a Kiev e Mosca a intraprendere colloqui di pace. Un po’ poco vista la situazione.

Poi, preceduto il 16 giugno dal viaggio a Kiev di Draghi, Macron e Sholz per esprimere sostegno e solidarietà a Zelensky e forse a dare qualche suggerimento di realismo politico, c’è stato il Consiglio europeo dei 27 governi svoltosi a Bruxelles il 24 e 25 giugno che, riguardo all’Ucraina, ha accettato la candidatura di questo paese alla Ue ribadendo il sostegno anche con l’invio di altre e più sofisticati armamenti al paese aggredito da Putin. A seguire il vertice G7 svoltosi a Elmau in Germania dal 26 al 28 e, infine, quello Nato a Madrid il 29 e 30 giugno.
Il G7 sull’Ucraina ha ripetuto il solito copione. Sostegno e aiuti militari all’Ucraina “per tutto il tempo che sarà necessario”. Ma niente su iniziative per la pace.

Il vertice Nato è stato un appuntamento contrassegnato dal rilancio dell’alleanza militare in Europa con l’ingresso di Svezia e Finlandia. Il veto di Erdogan è stato superato pagando il sultano levantino con 40 aerei americani F16 e la svendita dei curdi. Qualcuno ha detto che a Madrid è nata la “Nato.2”. Se prima dell’aggressione in Ucraina la Nato era stata giudicata da Macron “in stato di morte cerebrale”, dopo, Putin se la ritrova in pieno fulgore davanti a san Pietroburgo. Invitati al summit erano anche Giappone, Corea, Australia e Nuova Zelanda. Perché la Nato non solo si rilancia in Europa ma allarga il suo sguardo, con il nuovo “strategic concept” sul piano globale, alla “sfida” con la Cina. Una risposta al vertice dei Brics. Anche qui ci si richiama ai “valori” di libertà della Nato con lo stesso effetto stralunante, vista la presenza di Erdogan, di Orbàn e di Mateusz Morawiecki, di quello dei Brics sul rispetto della sovranità e integrità territoriale degli stati. Quanto all’Ucraina, pieno sostegno e nuove forniture di armi per la controffensiva immaginata da Zelensky.

Quindi niente proposte e niente iniziative diplomatiche concrete per spingere Putin alla trattativa.

Anche il piano di pace del governo italiano, quello presentato al segretario generale dell’Onu Gutierres e alla Ue, è sparito nel clangore delle armi. Ed è sparito innanzitutto in Italia. Infatti, nella risoluzione della maggioranza che dava mandato a Draghi per il Consiglio europeo dei 27, non si è trovato il posto di farvi alcun riferimento e di conseguenza non se n’è parlato a Bruxelles. Eppure dovrebbe essere l’impegno, da far divenire europeo, che il pacifismo parlamentare italiano dovrebbe mettere innanzi in ogni occasione.

La parola, dunque, è sempre alle armi e all’andamento del conflitto sul terreno militare. Con il corredo di morti civili, di massacri, bombe, distruzioni di città e villaggi e profughi ucraini, perché è a casa loro che i russi fanno la guerra.

Insomma, per parafrasare al contrario un bellissimo film di Alberto Sordi, “Finché c’è guerra non c’è speranza”.

 

 

 

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Di Aldo Pirone

Aldo Pirone. Vive a Roma

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