CRONACHE&COMMENTI
Non è uno scenario politico, ma un circo dove si esibiscono solo clown
di Aldo Pirone
Sono tanti i segni che quotidianamente ci vengono offerti dalla politica italiana attraverso i quali misurarne il degrado; e, con essa, quello di buona parte dei commentatori politici, dello spirito pubblico e dell’insieme del Paese. La regressione politica, intellettuale e democratica è ciò che è accaduto e contro cui occorre combattere per invertire la tendenza al declino.
In queste ultime settimane, pronubi i sondaggi, si vede e si sente il crescere di FdI di Giorgia Meloni. Niente di veramente stravolgente, perché, sempre stando agli oracoli sondaggistici, lei prende voti a Salvini, invertendo i rapporti di forza nell’ambito di quell’area di destra regressiva, xenofoba, antieuropea e antidemocratica, nostalgica del “quando c’era lui”. Quell’area rimane, su per giù, sempre vicina al 40%, avendo già operato un considerevole sfondamento negli anni precedenti nel voto operaio e popolare anche grazie agli errori catastrofici della sinistra. Il che, insieme al problema della gigantesca astensione elettorale, dovrebbe essere la vera preoccupazione delle forze progressiste e antifasciste.
Sentendo odore di primo partito Giorgia si prepara. E come s’usa di questi tempi prima ha fatto un libro, “Io sono Giorgia”, poi, cosa più impegnativa, il 29/30 aprile e 1 maggio scorsi ha fatto fare al suo partito una conferenza programmatica con l’intento di presentarne la nuova classe dirigente. Non le è andata benissimo, perché il marchio di fabbrica del neofascismo rimane inseparabile da FdI, fin da quella fiamma stampata nel simbolo – che fu del Msi, il partito, come si diceva una volta, dei rottami di Salò – che continua a bruciare ogni tentativo di riciclarsi come destra conservatrice ma democratica. La sua finale esibizione con quel contorcersi a destra e a manca, agitare braccia e mani, strabuzzare gli occhi per ridicolizzare il problema delle insuperate ascendenze sta a confermare l’incombere del macigno non rimosso né rimovibile da quelle parti.
L’evento ha raccattato, in ossequio alle più inossidabili tradizioni trasformistiche del Belpaese, qualche vecchio esponente dell’establishment ex berlusconiano come Marcello Pera e Giulio Tremonti, ansiosi di tornare a occupare qualunque incarico all’ombra dell’astro nascente. Come se non avessero fatto già tanti danni all’Italia nel periodo d’oro – solo per lui ovviamente – del cavaliere di Arcore. La sintesi del programma sono state le quattro m: mamma, merito, mare, marchio. Giorgia si è scordata la quinta: m come Mussolini. Ma, avrà pensato, già quelle quattro vi alludevano parecchio.
A parte le ascendenze fasciste non rinnegate – in questo Fini andò molto più avanti al Congresso di Fiuggi nel 1995 -, il fatto è che nonostante ogni maquillage la destra italiana è sempre quella: corporativa, sanfedista, xenofoba. Basterebbe vedere il comportamento della Meloni durante la pandemia, il suo starnazzare contro la dittatura sanitaria, i lockdown, le mascherine, i green pass e ogni provvedimento restrittivo volto a difendere dal Covid 19 la cittadinanza. Oppure la sua sorda irrisione all’Europa, al Recovery plan, il suo omaggiare Putin e Trump, Orbàn e Morawiecki, Bolsonaro e tutti i sovranisti illiberali di questo mondo. Venerdì scorso, per dire l’ultima uscita corporativa in difesa dei balneari, ha parlato di “esproprio” non ha detto “proletario” solo perché a perorare le gare per le concessioni è uno come Draghi che del proletario ha ben poco. Qualche mese fa il suo partito era sceso in campo – insieme a Lega, FI e Italia viva – a difesa dei tamponi da farsi solo nelle farmacie escludendone le povere parafarmacie. Giorgia protegge ogni interesse corporativo, li cavalca tutti, mentre è sempre pronta a scagliarsi contro ogni esigenza di giustizia come il reddito di cittadinanza, l’equità fiscale ecc.
Ma la cosa che più fa inorridire non è la Meloni, è che tanti commentatori politici sui giornali e nei talk show delle Tv le riconoscano qualità di leadership e capacità politiche da quasi statista. Sono gli stessi che le riconobbero anche a Berlusconi, Renzi e Salvini.
Costoro vogliono farci credere di guardare uno scenario politico e invece stanno guardando un’arena circense dove si esibiscono solo clown.

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it
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