CRONACHE&COMMENTI
Trattare per arrivare a un compromesso accettabile che salvaguardi i diritti di tutti
di Aldo Pirone
Bisogna rifuggire da chi nelle guerre chiama in causa gli scontri di civiltà, fra democrazia e dittature o fra dittature e libertà. Di costoro in giro ce ne sono molti. Non perché le guerre non abbiano in sé, talvolta in nuce, anche questi elementi – la seconda guerra mondiale l’ebbe quant’altri mai – ma perché le suddette impostazioni nel mondo di oggi tendono quasi sempre a oscurare e sopprimere beni più alti che sono quelli dell’indipendenza e della sovranità delle nazioni e del diritto dei popoli alla pace. Se ci si mettesse, come pure hanno fatto negli ultimi decenni soprattutto gli americani, a fare le guerre con i pretesti della difesa o “esportazione della democrazia” e dei “valori occidentali”, la guerra sarebbe permanente, contro una parte maggioritaria del globo terracqueo cui la democrazia occidentale è estranea per storia e per cultura.
Ricordiamoci dei fatti della storia.
L’aggressione fascista all’Etiopia nel ’35 era a uno Stato dominato da una monarchia semifeudale e ad aggredirlo era l’Italia che stava, anche con un certo consenso, beatamente sotto il tallone della dittatura di Mussolini. L’Etiopia del Negus Hailé Selassié aveva ragione e l’Italia fascista torto marcio.
La seconda guerra mondiale iniziò con l’aggressione nazista alla Polonia che non era proprio un esempio di democrazia, di libertà e di liberalismo. Era la Polonia figlia della dittatura militare di Pilsudski e che l’anno prima a Monaco aveva avuto la sua libra di carne in Cecoslovacchia e che si era opposta al passaggio delle truppe sovietiche che volevano soccorrere la democrazia ceca. Tuttavia quella guerra che iniziò lì aveva in sé il germe della libertà, della voglia di democrazia antifascista reso evidente e crescente mano a mano che il conflitto divenne effettivamente mondiale. Quel germe si dispiegò poi negli anni seguenti in Europa e per il mondo superando anche gli anni più gelidi della guerra fredda. A combattere il male assoluto del nazifascismo non furono gigli di campo. La Gran Bretagna era una democrazia imperiale e colonialista anche la Francia lo era. Gli Stati Uniti di Roosevelt erano una democrazia segnata dalla discriminazione razziale, l’Urss di Stalin, avvolta nel mito liberatorio della Rivoluzione d’Ottobre, era uno stato socialista dal volto non proprio umano caratterizzato da una spietata dittatura e dalla polizia segreta. Tuttavia solo ai ribaltatori della verità storica, purtroppo diffusisi fin nell’europarlamento, viene in mente di equiparare il comunismo staliniano con il male assoluto del nazifascismo.
In Vietnam gli Stati Uniti condussero una guerra d’aggressione senza esclusioni di colpi e di mezzi, durata anni. Eppure erano una democrazia, imperialista certo, ma una democrazia per quanto imperfetta e piena di contraddizioni laceranti ancora perduranti. Quel conflitto lo persero perché le ragioni del diritto all’indipendenza nazionale, indipendentemente dal regime interno, stava dalla parte dei vietnamiti. Lo persero perché il mondo anche quello occidentale alla fine li isolò e lo persero, infine, anche perché salì all’interno della società statunitense – insieme al movimento contro la discriminazione razziale – la rivolta democratica dell’ “Altra America”.
In Irak gli Usa e i loro alleati “volenterosi”, spagnoli e inglesi, condussero nel 2003 una guerra d’aggressione contro Saddam Hussein. Era un dittatore spietato ma quella guerra era ingiustificata. Tanto è vero che non ebbe la copertura dell’Onu grazie al veto di Francia e Russia, nonostante che l’impresa fosse presentata con gli abiti ideologici dell’ “esportazione della democrazia” e, per alcuni, addirittura dello scontro di civiltà. Per non parlare delle pietose bugie sulle armi di distruzione di massa in mano al rais sunnita che le fecero da pretesto. Ingiustificata come quella in Afghanistan, prima dell’Urss e poi degli americani tramite la Nato, nonostante l’attacco all’America dell’11 settembre.
In Palestina, il diritto sacrosanto dei palestinesi all’indipendenza è negato da Israele. Israele è uno stato democratico e i palestinesi sono rappresentati principalmente dall’Olp. Nessuno dei numerosi soggetti che ne fanno parte (Al Fatah, Hamas ecc.) è da considerarsi democratico come noi intendiamo questo termine, non di meno i palestinesi come popolo che resiste da decenni a un’aggressione e a un’occupazione straniera hanno ragione da vendere, indipendentemente da chi si fanno rappresentare e dagli errori che nella lotta possono aver compiuto i soggetti che li rappresentano; spesso in lotta feroce tra loro e condizionati dalle intromissioni degli stati arabi o islamici “fratelli”.
Gli esempi potrebbero continuare. La storia ne è piena. Ognuno di questi, ovviamente, va compreso nella sua originalità di tempo, di spazio, di luogo.
Anche l’Ucraina di oggi che resiste all’aggressione di Putin ha diritto alla solidarietà e all’aiuto di tutti. Indipendentemente dal suo regime interno di democrazia non privo di ombre, con fenomeni di corruzione e di nazionalismo destrorso che possono non piacere ma che la resistenza all’aggressore potrebbe far cambiare in meglio. Così come bisogna trattare con Putin per arrivare a un compromesso accettabile che salvaguardi il diritto di tutti alla sicurezza e all’indipendenza e alla pace minacciata dalle armi nucleari in ballo. Nonostante quello dell’autocrate russo sia un regime interno illiberale, non democratico, retrogrado e oscurantista.
Piaccia o non piaccia.

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it
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