UCRAINA. CRONACHE&COMMENTI
La storia, se la si invoca è meglio ricordarla tutta e integralmente.
di Aldo Pirone
Il vicedirettore de “il manifesto” Tommaso Di Francesco è contro l’invio di armi ai resistenti ucraini, non perché non condanni nettamente l’aggressione di Putin ma perché ritiene che la cosa possa aggravare la guerra in corso e indebolire la necessità urgentissima di concentrarsi – soprattutto l’Unione europea – per arrivare a un cessate il fuoco e a una soluzione politica della crisi in atto. Bisogna evitare uno scontro fra Nato e Russia che sarebbe l’inizio della terza guerra mondiale a valenza termonucleare.
Per sostenere questa sua tesi in un articolo pubblicato oggi sul “quotidiano comunista” fa diversi riferimenti a situazioni di oggi in giro per il mondo (palestinesi, curdi, yemeniti) in cui gli americani ma anche l’Europa non mandano armi alle resistenze locali. Moralmente c’è anche di peggio: per esempio i curdi, sono stati riforniti dagli Stati Uniti solo per il tempo necessario per sconfiggere l’Isis, e poi (Trump) li hanno abbandonati. Dove, però, Di Francesco sbaglia, è il riferimento al Vietnam. “Quando i vietnamiti impegnati nelle trattative di pace di Parigi – racconta – passarono per Roma per parlare con il Pci, chiesero di incontrare Aldo Natoli che nel frattempo era stato radiato con il gruppo del Manifesto. L’incontro ci fu e a conclusione ricordo le parole di Aldo: i vietnamiti non vogliono armi, né combattenti, vogliono che intensifichiamo le manifestazioni per la pace perché la guerra deve finire altrimenti non fanno più la loro rivoluzione”.
È sempre difficile quando ci s’inerpica sui tornanti scoscesi della storia fare confronti fra situazione diverse e nella loro diversità di secolo e d’epoca storica, anche radicale. Tuttavia bisogna sforzarsi di non spacciare stupidaggini. I vietnamiti chiedevano ai loro sostenitori nelle opinioni pubbliche occidentali – tra cui ebbe un peso non secondario l’ “altra America” – di intensificare le manifestazioni e le iniziative per la pace e fermare l’aggressione – non solo alle opinioni pubbliche ma anche ai governi –, perché le armi per contrastare gli americani in cielo (l’escalation dei bombardamenti) e sul terreno, a loro particolarmente conosciuto e favorevole (la jungla), c’era chi gliele forniva adeguatamente e in abbondanza: l’Urss e la Cina e i paesi del blocco socialista.
Rammento come all’inizio dei bombardamenti sistematici statunitensi sul nord-Vietnam, c’era pressante fra i comunisti italiani la domanda del perché l’Urss non mandava ai vietnamiti i suoi Mig. Una volta nella mia sezione del Pci venne Giuliano Pajetta a spiegare che non era facile addestrare d’emblée un vietnamita che si nutriva con un pugno di riso a fare il pilota di un jet. E ricordo altrettanto bene come il segretario nazionale comunista Luigi Longo che di volontari internazionalisti se n’intendeva (commissario delle Brigate internazionali in Spagna), avesse più volte manifestato la volontà del Pci di mandare volontari se i vietnamiti li avessero richiesti. Cosa che questi ultimi si guardarono bene dal fare perché i volenterosi sarebbero stati più d’ingombro che d’aiuto. Sul tema il regista Citto Maselli nel 1970 ci fece pure un film con un finale un po’ comico: “Lettera a un giornale della sera”.
La guerra contro l’aggressione americana, i vietnamiti la condussero superbamente. Avevano due assi nella manica di prima grandezza: Ho Chi Minh e il generale Giap. Le operazioni militari le subordinarono sempre agli obiettivi politici della pace e dell’indipendenza. Anche la famosa offensiva del Têt nel gennaio del ’68 condotta dai vietcong del Fln ebbe lo scopo di obbligare gli Usa a sospendere i bombardamenti sul Nord Vietnam e ad acconciarsi al tavolo delle trattative e che si aprirono, come ricorda Di Francesco, a Parigi 13 maggio del 1968. E non vado oltre per non addentrarmi nei successivi sviluppi di una lotta che ha fatto epoca.
Questo per la storia. Che se proprio non la si vuol far riposare, come dice Cuperlo in malcelata polemica con la sua collega Pinotti, è meglio ricordarla tutta e integralmente.
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