CRONACHE&COMMENTI: UCRAINA
Zelensky deve sollecitare che l’Europa sia forza che vuole il cessate il fuoco
di Aldo Pirone
Il Presidente dell’Ucraina Zelensky fronteggia la brutale aggressione di Putin. Non è un compito facile ed è perciò comprensibile che non sia sempre lucido nel valutare la situazione drammatica in cui si trova lui e con lui la popolazione ucraina. Chiedere, come ha fatto, che la Nato entri nel conflitto in atto assicurando il cielo ucraino come “no fly zone” significa, né più e né meno, imboccare la strada della terza guerra mondiale. Lo scontro, infatti, diventerebbe subito fra Nato e Russia con il rischio altissimo di diventare immediatamente nucleare. Le conseguenze per il mondo intero, per l’Europa, per la Russia e per l’Ucraina stessa sarebbero quelle dell’olocausto atomico. Perciò ha fatto bene il segretario generale della Nato, il norvegese laburista Jan Stoltenberg, a rifiutare questa richiesta.
In questo momento Zelensky deve sollecitare, invece, non solo aiuti materiali e morali dall’Europa, ma soprattutto deve reclamare che essa entri in campo come forza che propone il cessate il fuoco e una soluzione politica e pacifica nei confronti della Russia. Perché è questo che manca al momento. Il confronto militare sul terreno lo debbono sostenere gli ucraini sostenuti dalla fattiva e multiforme solidarietà internazionale mirante a isolare e bloccare Putin e a provocare un crescente dissenso interno alla Russia.
Altra strada non c’è.
Anche se l’autocrate russo dovesse prevalere a breve sul terreno militare, l’Ucraina rimarrà una ferita aperta per i russi che continuerà a sanguinare provocando loro un crescente isolamento politico ed economico. Negli anni precedenti è accaduto agli americani in varie occasioni anche se diverse tra loro: Vietnam, Afghanistan e Irak.
Sempre che, ovviamente, la Comunità europea e internazionale sia disposta, da una parte, a non accettare l’eventuale fatto compiuto e, dall’altra, a continuare a offrire a Putin una via d’uscita politica basata, per l’essenziale, sul rispetto dei confini dell’Ucraina e della sua sovranità, nel rispetto dei diritti delle minoranze russofone nel Donbass, in cambio della sua neutralità.
L’altra cosa da cui sgomberare rapidamente il campo è che quella che in Ucraina sia in atto una guerra ideologica tra democrazia e autocrazia o dittatura o democratura che dir si voglia. Non perché Putin non sia un autocrate poco raccomandabile e Zelensky un Presidente eletto democraticamente con qualche problema nazionalistico, per usare un eufemismo, anche lui, ma perché in ballo c’è un principio superiore: il rispetto della sovranità e dell’indipendenza di ogni paese, indipendentemente dal suo regime interno, e il ripudio della guerra “come mezzo per la risoluzione delle controversie internazionali” come dice la nostra Costituzione.
Questa volta la particolare pericolosità della situazione è data dal fatto che l’aggressione avviene nel cuore dell’Europa. In ballo non c’è solo l’armamento nucleare ma c’è, come si è visto l’altro ieri, anche il nucleare delle centrali che producono energia.
La Nato ha già combinato parecchi danni nel risvegliare il nazionalismo grande russo di Putin. È bene che rimanga ferma dov’è.

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it
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