matteorenzi

matteorenzidi Donato Galeone – Il giovanissimo Presidente del Consiglio dei Ministri, Matteo Renzi, afferma alla vigilia di Pasqua, che la “rivoluzione è appena iniziata e gli 80 euro e l’IRAP sono l’antipasto”. E precisa anche che” i soldi in busta paga degli italiani arrivano dopo le elezioni, non prima”. Finalmente un Governo che “accoglie per chi ha buste paga” la riduzione di una principale imposta.

 Dopo Pasqua e alla vigilia della Festa del Lavoro mentre il Presidente Napolitano auspica, responsabilmente, la indispensabilità di coesione sociale-sindacale e mentre richiama l’attenzione su “allarme lavoro” il dinamico Presidente Renzi e Segretario del PD nell’annunciare di ridurre a 40 le Prefetture italiane comunica anche di presentare una riforma della pubblica amministrazione definita “non conflittuale” – sopratutto – nei confronti degli stessi dipendenti che intende “consultare direttamente” superando il “confronto o il dialogo o la tradizionale concertazione” con le rappresentanze dei Sindacati, anzi, prospettando il dimezzamento dei permessi sindacali nella pubblica amministrazione, quantificabili nei costi di rappresentanza, riconosciuti troppi o pochi pur se convenuti mediante contrattazione sindacale e confermate dalle leggi.

Il mio ex Parroco Don Paolo già alla Sacra Famiglia di Frosinone ed ora Parroco bravo anche di campagna in Ceccano al San Giovanni Battista mi ha inviato un gradito messaggio – per Pasqua 2014 – augurandomi che “in questo particolare momento di incertezze e preoccupazioni, anche quando tutto sembra spingerci a scoraggiarci, la Pasqua di liberazione…….. è un “passare oltre”…. perché il Signore Risorto ha vinto la morte e ci ha aperto una breccia, un varco”.
E’ stato ed è, quel messaggio augurale, un incoraggiante invito all’azione visibile di vita umana dignitosa, essenzialmente con il lavoro, che favorisce “un passaggio dalla sfiducia alla speranza, dalla mediocrità all’impegno….dalle morte alla vita”.

Non casualmente ho voluto riflettere in questi giorni – dopo i commenti storici già parlati e scritti il 25 aprile 2014 a Isola del Liri presentando il libro storico del Prof. Egidio Paolucci sul “Primo Maggio Festa del Lavoro – di un paio di secoli fa – tanto sulle più recenti informazioni scritte e parlate di Matteo Renzi – quale brillante comunicatore politico del nostro Governo – quanto riferirmi a quel “passare oltre” di don Paolo – nel produrre mirate azioni di Governo – aprendo “un varco” impegnativo di transito scorrevole, non precario ed incerto nel lavoro, ma di una visibile inclusione sociale – possibile – se “dialogata e condivisa” e, quindi, se costruita lungo un percorso umano di lavoro coeso e collettivo – contrattato e partecipato – con equità e dignità, riducendo il numero dei cittadini disuguali nella la vita individuale e famigliare, che sono le basi fondanti delle società umane.

Anche perché il percorso parlamentare del decreto lavoro tra Montecitorio e Senato, frammezzato dalle elezioni europee del 25 maggio, tra commissioni e aule che riforma le regole del contratto di lavoro e termine – già definito da altre leggi vigenti e dai contratti collettivi – con le novità delle proroghe possibili di 8 o 5 volte fino a 3 anni – non riduce ma ripropone l’affronto urgente di “allarme lavoro” richiamato dal Presidente Napolitano il 1° Maggio e rappresenterà solo un legale tentativo di apertura di “un varco incerto” proclamato con legge verso chi da anni attende lavoro.
Personalmente, augurandomi di non essere l’inopportuna cassandra, prevedo nei fatti che si aggiungerà e si conferirà allo stesso lavoro – già subordinato, ovvero, al contraente più debole che offre lavoro – giovane o meno giovane – una “ansiosa attesa giornaliera” che si potrebbe definire – sin dall’attivazione del rapporto di lavoro – una “speranza limitata di lavoro” di durata fino a tre anni, pur rinnovabile per ben 8 o 5 volte.

Ritengo, sperando di non essere isolato, che l’attenzione di “allarme lavoro” del Presidente Napolitano non si costruisce con “nuove regole di legge” così come l’aver “riformato il già conosciuto contratto a termine”, estendendo ansia e illusorie speranze, prorogabili nei tre anni.

Perché, devo constatare nella quotidianità, che si consumano altrettante “illusorie le certezze” se si tiene in conto e si considera che proprio nell’ultimo trimestre del 2013 risulta un peggioramento sia dei contratti a termine, ridotti del meno 6,6% in tutto il 2013 e sia i contratti a progetto che si riducono del meno 13,3%.

Ecco la previsione possibile incerta che il nuovo decreto – primo atto solenne del Jobs Act renziano – possa invertire questa ridotta tendenza verso la flessibilità del lavoro subordinato, in funzione promozionale sociale, del lavoro, non mercificato nelle singole offerte.

Impegna, certamente, tutti il favorire questa inversione di tendenza che “non va contrastata ma responsabilizzata” partendo – innanzitutto – dagli investimenti nelle imprese attive e produttive. Quelle imprese produttive che – con il lavoro – dovrebbero svolgere anche una “funzione sociale” – non solo perché scritta nella nostra Costituzione – ma in un contesto attivo di economia in crescita di investimenti agevolati con un’equa tassazione; da una riduzione dei costi energetici e creditizi mirati allo sviluppo d’imprenditoriale; degli efficienti servizi infrastrutturali territoriali e della pubblica amministrazione.

In tale contesto la ripresa, essenzialmente, della “produttività di impresa” è favorita con il lavoro sia a tempo determinato che indeterminato – contrattato e partecipato – con le rappresentanze sindacali dei lavoratori e che consente – non con illusorie leggi – di superare la insufficiente quanto mediocre crescita italiana della “produttività totale tra i fattori produttivi d’impresa” che sono dipendenti, come sappiamo:
– dal capitale umano, con il lavoro, che è fondamentale;
– dalla capacità di innovazione e organizzazione delle imprese;
– dai contesti istituzionali, nazionali e territoriali, internazionalizzati.

Ecco, quindi, che non sono e né saranno solo le nuove regole di legge che potranno superare le insufficienze e le mediocrità di “un lavoro produttivo e non assistenziale, precario e tipico dell’anomalia italiana” che è stato rappresentato anche nel Primo Maggio 2014 dai:
– 650 mila co.co.pro;
– 50 mila circa, finti lavoratori con partita Iva;
– 54 mila collaboratori nella pubblica amministrazione;
– 52 mila lavoratori associati in partecipazione.

Così come nella Provincia di Frosinone la CGIL-CISL-UIL, al Primo Maggio 2014, ci ha informati che nelle “varie tipologie contrattuali” sono state coinvolte 76.666 persone e si sono perduti 92.031 posti di lavoro, aggiungendo, altri 15.376 disoccupati.

Non solo ci riconosciamo, partendo dal Primo Maggio 2014, con “l’allarme lavoro” segnalato dal Presidente della Repubblica – da accogliere – in Provincia di Frosinone che conta 111.476 iscritti ai Centri per l’Impiego ( e 1 su 5 lavora) e che la tendenza verso l’aumento della reale disoccupazione ( + 3% nel 2013 ), ma non si possono ulteriormente ritardare le promozioni non episodiche di azioni sociali e sindacali mediante iniziative solidali territoriali mirati verso una graduale apertura di “varchi certi di lavoro vero” – ripeto – contrattato e partecipato.

Roma, 2 maggio 2014

La riproduzione di quest’articolo è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l’autore

 

Creative Commons License
unoetre.it by giornale on line is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

 

Sostieni il nostro lavoro

 

unoetre.it è un giornale on line con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per fare una donazione tramite il sito, cliccare qui sotto. Il tuo contributo ci perverrà sicuro attraverso PayPal. Grazie

 

Io sostengo 1e3.it

 

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.