di Fabio Sebastiani da controlacrisi.org – I vertici di Fiat per limitare i danni che i titoli dell’azienda hanno subito in borsa dopo l’illustrazione del nuovo piano 2014-2018 sono dovuti intervenire direttamente. John Elkann e Sergio hanno aperto il portafoglio acquistando titoli per quasi 2 milioni di euro, circa un milione ciascuno. Gli acquisti, pero’, non hanno rilanciato il titolo. Le vendite che hanno colpito il titolo Fiat a Piazza Affari ha portato il titolo a 7,48 euro, giù di quasi il 12%. Forse sono solo prese di profitto dopo una corsa da inizio anno di quasi il 40%,ma le preoccupazioni sono tante. In Italia la reazione della Fiom è stata piuttosto tiepida. La promessa di Marchionne è addirittura quella di richiamare gli operai dalla cassa integrazione fidando su modelli che insistono su una gamma inconsueta per Fiat e con quote produttive non meglio specificate.
Piano e trimestrale negativa: una accoppiata non felice
Aver accomunato l’uscita di un piano ambizioso con una trimestrale disastrosa non è stata una buona scelta. Sergio Marchionne, l’uomo che ha fatto rinascere Chrysler, il “dealmaker” per eccellenza nel settore dell’auto, riuscirà davvero entro cinque anni a fare lievitare l’Ebitda, ad aumentare di circa il 40% i ricavi, a ridurre del 90% il debito netto e a far volare le vendite del 60% rispetto alle 4,4 milioni di unità vendute l’anno scorso, soprattutto quando una vera accelerazione si vedrà dal 2016? Questi sono i numeri che disegnano il perimetro dentro cui si muove la Fiat. Il tutto effettuando investimenti in capitale e in ricerca e sviluppo da 55 miliardidi euro?
Numeri che sembrano buttati lì a caso
Un dato per tutti: Fiat pensa di potere vendere in Nord America un milione di auto in più nel 2018 rispetto allo scorso anno. Ma il gruppo si aspetta nel settore un aumento delle vendite pari a 1,3 milioni di unità. In pratica si scommette che i rivali non abbiano la meglio. “Crediamo che questi target siano quasi inutilmente ottimisti”, ha spiegato al Financial Times Philip Watkins di Citi. “Come essi verranno finanziati non è ancora chiaro”, ha aggiunto.
Gli fa eco Erich Hauser, analista di International Strategy & Investment Group, secondo cui i target “non sono credibili”. Le preoccupazioni degli esperti sono molteplici e comprendono target di vendita ambiziosi, finanze delicate, il rischio di una diluizione degli utili attraverso l’emissione di nuovi titoli possibilmente dopo la quotazione di Fca a Wall Street entro fine anno.
Il mercato non è quello che immagina Marchionne
Ci sono dubbi anche sull’obiettivo di margini di profitto simili a quelli di concorrenti come General Motors e Ford (6-7%) e sull’aumento della quota di mercato nel mercato statunitense (al 15,8% entro il 2018, il 4,4% in più rispetto all’11,4% del 2013). Almeno per gli analisti, la strada su cui si è immesso Marchionne sarà tortuosa, soprattutto negli Stati Uniti dove il mercato si sta livellando dopo la ripresa dalla peggiore crisi economica dagli anni ’30.
Per Alfa un successo che non sarà però così grande
Jeff Schuster, vicepresidente della società di ricerca LMC Automotive, è tra coloro che definisce “aggressivo” il piano. “Non penso che la pressione competitiva nel mercato permetterà tanta crescita” negli Usa, ha spiegato all’agenzia Dow Jones. “Intendono dipendere molto da Alfa e quella storia non è ancora stata scritta”, ha proseguito. E infatti, anche le aspettative per Alfa Romeo sono considerate alte. Per il Biscione sono attesi otto nuovi modelli, con cui raggiungere le 400.000 unità vendute tra cinque anni contro le 74.000 del 2013. “E’ come costruire un produttore d’auto con un quinto delle vendite unitarie di Bmw in solo quattro anni”, ha scritto Nomura in un report.
La retorica sui sogni
E’ vero che la filosofia della leadership di Marchionne è fare leva sul potere dei sogni e delle aspirazioni. Lo ha ricordato ieri citando Leo Tolstoj. Ma Erik Gordon, professore alla Stephen M. Ross School of Business dell’Università del Michigan, ha dichiarato alla stampa americana: “Le aspirazioni sono grandi ma le domande lo sono ancora di più”. Il docente si chiede: “Può Fiat fare abbastanza per render Alfa un marchio redditizio? Ci sono abbastanza acquirenti di Maserati per rendere Fiat un player globale?”. Sanford C. Bernstein ricorda: i grandi sogni costano denaro, che Fiat attualmente non ha. L’amministratore delegato di Fiat e Chrysler già ieri aveva garantito: il piano “è fattibile nei suoi meriti”, “la macchina del cash è sufficiente” e dunque “non serve un aumento di capitale”. E agli scettici ha ricordato: “abbiamo fatto miracoli senza rastrellare capitali”. Eppure c’è ancora chi pensa che Fiat abbia bisogno di fare il pieno di capitali presto. Ma questo vuol dire che la multinazionale è scalabile. E quindi addio Marchionne.
Perdite e aumento del debito
E il fatto che il primo trimestre 2014 si sia chiuso in perdita per 319 milioni di euro aumentando il debito, di certo non aiuta. E’ vero: sul dato ha pesato l’onere derivante principalmente dall’accordo siglato il 21 gennaio con l’allora azionista di minoranza (il fondo Veba) per salire al 100% di Chrysler così come la svalutazione del Bolivar venezuelano, ma queste hanno tutta l’aria di essere delle pezze d’appoggio che non chiariscono il trend reale del debito. Al netto di voci atipiche il dato sarebbe stato positivo per 71 milioni di euro, certo, ma, per dirla con gli esperti di Macquarie Group, “se si inizia il piano con un trimestre estremamente debole, nessuno darà credito al fatto che i target possano essere raggiunti”. L’alternativa era presentare il piano più in là. Evidentemente le previsioni a breve di Marchionne non sono così rosee!
La vita reale non è un Powerpoint
”L’aspirazione e’ grande ma le domande sono ancora piu’ grandi” afferma Erik Gordon, professore all’Universita’ del Michigan. ”Il problema e’ che le presentazioni PowerPoint sono molto piu’ facili della vita reale. I marchi hanno bisogno di molto lavoro per arrivare dove dovrebbero essere” mette in evidenza Harald Hendrikse, analista di Nomura Holdings. Alcuni – fra gli analisti – parlano di numeri motivazionali, in linea con le parole di Marchionne, che ha invitato a non attenersi strettamente ai numeri e a quanto scritto sulla carta ma a guardare al progetto nel suo complesso. Anche perche’ – ha detto Marchionne – gia’ raggiungere il 70-80% di quanto previsto e’ un grande passo in avanti. Ma lo scetticismo degli analisti va al di la’. Il nodo – a loro avviso – che la presentazione non e’ riuscita a sciogliere e’ come Fiat finanziera’ lo sviluppo, ovvero da dove arriveranno quei 55 miliardi di euro di investimenti senza capitale in piu’. I rischi del piano – affermano gli analisti – sono stati ricordati a stretto giro dai dati trimestrali. ”Fiat: sulla strada della ripresa?” si chiede il Financial Times, osservando come la ripresa europea non puo’ arrivare in tempi abbastanza stretti per la casa automobilistica.
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