
CRONACHE&COMMENTI
La precarietà la vogliamo sconfiggere oppure no?
di Aldo Pirone
Venerdì e sabato scorsi Mdp-Art. 1 ha svolto la sua assemblea nazionale da remoto per fare il punto sulla situazione politica. Ospiti anche Letta e Conte. Nell’area frastagliata a sinistra del Pd, Mdp non è fra le più grandi tra le piccole formazioni che lo affollano, ma è quella più visibile perché esprime il ministro della salute Speranza, bestia nera della destra, che finora è riuscito a tenere nel governo la barra dritta del rigore e della prudenza sulla pandemia, sostanzialmente appoggiato dal Presidente del Consiglio contro Salvini e Renzi. Inoltre, sorretta da Bersani, è la compagine che sembra avere le idee più chiare nell’ambito dei vecchi sodali della maggioranza contiana e anche verso la nuova dirigenza del Pd. Idee, però, che finora non erano diventate iniziativa politica, ma solo auspici sempre più stanchi.
Nell’assemblea, sia Bersani sia Speranza hanno cercato di colmare questo vuoto verso gli alleati dem e grillini. Il primo ha proposto una riunione per elaborare una comune proposta di riforma fiscale, il secondo ha annunciato che parteciperà alle “Agorà” volute da Letta d’interni ed esterni al Pd per stimolare il rinnovamento e la rivitalizzazione del partito. Visto com’è messo il Pd, si potrebbe dire: “vasto programma”. Talmente vasto che il segretario vuole realizzarlo aprendo un pertugio quando, invece, sarebbe necessario aprire porte e finestre a una costituente di tutte le forze di sinistra, cioè a quel “fatto nuovo” tanto reclamato da Bersani. In mancanza di ciò, Speranza dice ai suoi che bisogna infilarsi in quel pertugio. La mossa è audace ma rischiosa. Potrebbe anche risolversi, come molti vorrebbero, in un’operazione di potere trasformistica di ritorno nel vecchio contenitore per condizionarlo un po’ più a sinistra dall’interno, limitandosi ad aiutare chi vuole allontanare dal partito le presenze renziane ancora corpose. Starà all’abilità e alla forza, quest’ultima purtroppo assai scarsa, di Mdp di evitare l’impaludamento trasformistico per spingere i dem ad aprire tutte le imposte di una casa molto ammuffita.
Nella stessa direzione dovrebbero tirare tutti coloro, associazioni e personalità esterne ai dem, che decidessero di partecipare alle “Agorà”. La posta in gioco dentro il Pd, infatti, non è solo la liberazione dalla zavorra renziana che ancora vi alberga, ma il superamento del suo Dna liberal democratico varato al Lingotto che a quella zavorra ha aperto la strada. Le due cose, infatti, simul stabunt simul cadent. Nelle prossime settimane a essere messa alla prova è la politica fin qui espressa da Letta che già adesso sta mostrando seri limiti e provocando delusioni non indifferenti; a cominciare dalle questioni del lavoro, della gestione a dir poco strampalata delle convergenze possibili col M5s nelle prossime elezioni amministrative nelle grandi città (vedi Roma innanzitutto) dove, com’era largamente prevedibile, riemerge la balcanizzazione dei dem in cordate e sotto cordate locali, per finire alla tragedia Israelo-palestinese in corso. Il fatto che i sondaggi, per quel che valgono, mostrino un Pd fisso attorno al 19% e in via di superamento da parte dei neofascisti di FdI, dovrebbe far riflettere il segretario dem e tutto il gruppo dirigente anti renziano nelle sue varie gradazioni: l’elezione di Letta non ha iniziato alcun recupero elettorale nelle periferie sociali e nel mondo del lavoro.
Di buon senso anche l’iniziativa e la proposta di Bersani che, però, dovrebbe essere estesa anche a Sinistra italiana. L’ex – anche lui! – segretario dei democrats, dice a Pd e M5s di cominciare dalla riforma fiscale per poi estendere il metodo unitario di elaborazione e proposizione anche a tutte le altre riforme all’odg del governo. L’obiettivo dovrebbe essere quello di far agire all’unisono i protagonisti della vecchia maggioranza contiana invece di lasciare spazio alle scorrerie propagandistiche di Salvini. La cosa sembrerebbe scontata, ma non lo è; il che la dice lunga sul ritardo, anzi la tetraggine, del Pd e del M5s. Letta e Conte continuano a promettersi tanto amore per il futuro quanto poco riescano a praticarne nel presente.
A dare una scossa salutare a tutti è stato l’intervento del segretario della Cgil Landini con domande dirette come uno schiaffo. ”La precarietà – ha chiesto – la vogliamo sconfiggere oppure no?”. E ancora: “Vogliamo o meno intervenire in modo radicale per una unità di diritti e tutele nel mondo del lavoro? Le forze di sinistra assumono questo bisogno o no? Oppure pur di lavorare ci va bene tutto?”.
Solo che Letta – ma anche Conte – avrà pensato che le manate che arrivavano da Landini sulla sua faccia non lo riguardassero perché erano indirizzate alla sinistra.
Come nella vecchia gag di Totò: “Che so’ Pasquale io!”

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it
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