25 novembre 2020

La distinzione, la differenza, la preferenza e… la sopraffazione

di Rossana Germani
Tunonmifaraidelmale 390 minLa distinzione, la differenza, la preferenza e la sopraffazione si fa già prima della nascita.
Viviamo in una società in cui se non ti pronunci sul sesso del nascituro è senz’altro perché sai che è femmina e vuoi nascondere questa quasi tua colpa di non essere riuscita a generare un maschio. I cromosomi? No, quelli non contano.

Viviamo in una società in cui quando annunci la nascita di tuo figlio maschio allora ricevi doppi auguri proprio perché è maschio.
Forse un tempo, quando si viveva con il lavoro manuale dei contadini, degli allevatori e di tutti quei lavori in cui era necessaria la forza fisica, una certa preferenza al figlio maschio era naturale perché significava aggiungere forza lavoro all’economia familiare e si sarebbe riusciti a patire meno la fame. Ma anche questo è un discorso abbastanza squallido: mettere al mondo un figlio per avere un aiuto nei campi non è il massimo dell’amore.

Le donne sono state da sempre poco considerate. Lo ius primae noctis nel periodo medievale dicono che sia una leggenda ma non mi resta molto difficile credere che sia stata, invece, una usanza diffusa. Era il diritto del signore feudale, in occasione del matrimonio di un suo servo, di pretendere di sostituirsi al marito nella prima notte di nozze.
Col passare del tempo le condizioni delle donne sono migliorate e i loro diritti sono aumentati ma la sopraffazione resta. La violenza resta, sia quella fisica che quella morale.
L’emancipazione femminile passa attraverso molte iniziative, molte battaglie, molto impegno soprattutto da parte delle donne stesse.

Il mio pensiero oggi, 25 novembre, nella giornata mondiale per l’eliminazione della violenza contro le donne, va ad una donna che dalla fine del 1800 e fino alla metà del secolo scorso ha contribuito significativamente al miglioramento delle condizioni di vita delle donne. Ho scoperto la sua storia da poco grazie alla lettura di un libro: 1897 Storia di un Riscatto.
Un libro storico ma non solo, che riporta la storia delle donne in particolare di una zona della Toscana.
“Le donne erano considerate niente di più che l’appendice della vita del marito e persino la condizione di un cavallo era migliore”.

La protagonista è la contessa Gabriella Rasponi Spalletti che, dopo aver conosciuto le reali condizioni delle donne in quel periodo, decide di provare a migliorarle.
Non era una contessa come le altre: non era amante del lusso né della mondanità e amava stare tra la gente comune. Era sobria e operosa e, una volta conosciuti i reali problemi e le condizioni delle donne in quel territorio del Montalbano, si attivò per cercare di risollevare le loro sorti grazie anche all’aiuto di due preti molto sensibili alla questione femminile.

Nel 1897 crea una scuola di Filet a Modano riscattando le donne da quella condizione di inferiorità in cui si trovavano. Fu molto difficile convincere i mariti e i padri padroni delle proprie donne a lasciarle libere di andare a lavorare. Solo il cospicuo e vile denaro ci riuscì. Quella scuola di ricamo fu poi trampolino di lancio per veri e propri laboratori artigianali e non solo, per la produzione di ricami di ottima fattura tanto da essere venduti ovunque. Molte di quelle donne, dunque, contribuirono, specie nel secondo dopoguerra, a far crescere l’economia della città con la loro imprenditoria. E, grazie ai versamenti appositi di una parte del loro salario, come suggerito dalla contessa per evitare che i loro mariti e padri sperperassero tutto ciò che con il loro lavoro portavano a casa, riuscirono a godere tutte della pensione.

Oltre alla storia vera della scuola di ricamo raccontata nel libro, la contessa fu promotrice di molte altre iniziative femministe anche a Roma dove viveva con il marito il conte Venceslao Spalletti deputato nel 1870 e successivamente senatore del Regno.
Nel 1903 la contessa Rasponi Spalletti creò, insieme ad altre donne illuminate ed influenzate positivamente da lei, il Consiglio Nazionale delle Donne Italiane del quale fu presidente per quasi 30 anni.

Al congresso del 1908, nel suo discorso di apertura del CNDI, la contessa illustra il programma politico dell’organizzazione alla quale facevano capo i comitati locali di tutta Italia e non solo.
In quella occasione spiega i punti chiave da tener presente per arrivare ad una vera e propria emancipazione femminile. Quei punti che vennero poi ripresi a distanza di cinquant’anni, ne secondo dopoguerra, dallo Stato Sociale.
Nello specifico, i punti sui quali si fondava il CNDI prevedevano: l’impianto di fabbriche femminili italiane; le biblioteche circolanti per le donne; l’Alleanza Nazionale per la Maternità e per l’Infanzia; il Segretariato per la tutela delle donne e dei fanciulli degli emigrati ed altri punti che potrete leggere nella premessa del libro fatta da Rosina Testai.

Dopo aver spiegato come quel programma sia stato preso in considerazione da molte regioni italiane, nel suo discorso la contessa esorta le donne ad unirsi e combattere verso un’unica direzione, quella della loro emancipazione.

È con profonda ammirazione, emozione e rispetto che ho riportato una piccola parte del suo operato che ha reso la vita più dignitosa a molte donne di quel tempo ma non solo. È infatti anche grazie alle sue basi che stiamo sulla strada giusta verso una completa parità anche se credo sia ancora molto lontana.

A tutte le donne che come me sanno nel profondo che l’unica differenza tra un uomo ed una donna sia dal punto di vista fisico, della forza fisica, dico di non arrendersi mai, di non accettare mai di subire soprusi, umiliazioni o pressioni anche se solo morali da parte di alcuni uomini. Dico di non arrendersi mai ad una condizione di subalternità e di ribellarsi e denunciare qualsiasi forma di violenza.
Tutte noi abbiamo diritto ad una vita libera da qualsiasi forma di violenza e meritiamo rispetto.

Ringrazio l’autore del libro, Lorenzo Rossomandi, per aver preso a cuore questo argomento contribuendo a far crescere la consapevolezza nelle donne dei loro diritti. Nella copertina del suo libro si legge:
“Vorrei che Martina potesse rappresentare ciò che ogni italiano di oggi dovrebbe essere. Una persona che con forza ed energia si opponga alle errate consuetudini che rovinano il nostro vivere quotidiano, e che con forza, caparbietà e profondo senso civico decida di cambiare le cose”.

Ringrazio tutti gli uomini che usano le loro mani per sostenerci e la loro voce per incoraggiarci e che si schierano al nostro fianco per far sì che non ci sia più bisogno di mostrare scarpette rosse e panchine rosse.

 

Rossana Germani fa parte della redazione di CiesseMagazine e per essa cura anche la rubrica di cultura, libri e poesia.

 

 

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Di Rossana Germani

Rossana Germani nata a Sora il 5 Maggio 1975. Amante della scrittura, prima ancora che della lettura, ho coronato il mio sogno pubblicando il libro "Storie in centrifuga - Napoli non molla!" scritto insieme a Lorenzo Rossomandi.Sono a bordo della redazione di CiesseMagazine dove scrivo articoli e curo anche la rubrica di cultura, libri e poesia. Collaboro con UNOeTRE.it

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