25 novembre 2020
Il conteggio
di Lorenzo Rossomandi
Ho fatto i conti…
Sono 19 anni, 2 mesi e 3 giorni che non vivo.
Da quel “zitta” buttato lì, quasi distrattamente ma che ha fatto il primo taglietto.
Non ci feci neanche caso, “sarà nervoso per i fatti suoi”, mi dissi. Non pensai che fosse necessario neanche disinfettare quel taglietto.
Avrei dovuto. Ma me ne accorsi solo dopo un po’.
Quando mi impedì di iscrivermi in palestra. Amavo lo sport e mi mancava l’agonismo. Ma la nascita del primo figlio aveva interrotto la mia carriera sportiva. Figlio amato e voluto non appena saputa la notizia del suo arrivo, ma forse era ancora troppo presto.
Non era presto per amare un figlio.
Era presto per sapere di amare o meno suo padre.
Ancora non ero pronta. Ancora sapevo troppo poco di lui.
Sì, davvero troppo poco.
Lui aveva un talento. Era bravissimo come pompiere. Ma non di quelli che rischiano la vita. Lui si limitava a spegnere con cura ogni mia fiammella di passione. Le mie amiche furono via via messe alla porta, la mia famiglia pian piano allontanata, persi anche il mio lavoro (a causa sua? Adesso so di sì), riuscì persino a farmi allontanare da mia madre.
Come ci è riuscito? Non so!
So solo che pian pianino scivolavo in un torpore che mi impediva di reagire. Era riuscito a prosciugarmi dal di dentro. Svuotarmi di tutto quello che rendeva me una donna.
Madre.
Solo madre.
Neanche moglie. Neppure amante.
Solo madre.
I lividi non erano più soltanto morali. Ma, non so come, li accettavo.
Erano normali virgole che facevano parte di uno scritto più complesso.
Ma non erano poi così tante le botte.
E poi, nella mia mente offuscata, erano anche giustificate.
Come ci si sveglia da quel sonno?
Beh, devo ammetterlo…
I tanto vituperati e disprezzati social mi hanno salvato.
Poteva controllare tutto quello che facevo. Poteva sapere dove andavo e con chi e poteva impedirmelo.
Ma non poteva controllare un profilo con un nome diverso.
E pensare che mi sentivo anche una traditrice, una che giocava in modo sporco, come se stesse barando.
Poi i nuovi amici.
Gli occhi che si aprono.
La nebbia che si dirada.
Scrissi una cosa.
Piacque molto ai miei amici virtuali.
Ero fiera che qualcuno mi avesse apprezzato.
Una poesia che poi divenne un inno alla gioia molto condiviso e dopo poco divenne una canzone molto ascoltata.
Un piccolo successo.
Ma volevo condividerlo anche con le persone a me vicine.
Quel giorno eravamo riuniti per festeggiare un compleanno e io mi sentivo protetta. Presi coraggio e dissi che avevo qualcosa da leggere, una mia cosa, qualcosa che avevo scritto io, sì proprio io: era una mia creazione.
Iniziai a leggere.
Avevo l’entusiasmo e l’emozione di una bambina che legge il pensierino di Natale. È ridicolo lo so, ma per me era emozionante.
Tutti furono entusiasti. Tutti tranne uno.
C’era anche lui e, davanti a tutti, davanti ai miei genitori, davanti a tutti i miei parenti e davanti ai miei figli, disse una parola che mi ferì particolarmente:
“Ridicola!”
Ecco la parola magica.
Quella che mi svegliò completamente.
Ecco che tutto tornò con forza e tutto assieme.
La sopraffazione, gli insulti, le violenze, i tradimenti.
Tutto assieme, come una valanga, un treno in corsa che ti travolge.
Chi sono? Chi sono stata fino ad ora? Cosa mi sono persa? È questa la mia vita?
E poi la domanda più scontata, quella che vorresti non farti mai, quella per la quale conosci la risposta.
Ma hai paura a dartela.
Ma hai paura di conoscerla.
Ma alla fine lo sai che dovrai affrontarla.
La domanda è: “Ma il mio futuro?”
Il mio futuro.
Dopo 19 anni, 2 mesi e 3 giorni che non penso al mio futuro ecco tutto diventa così complicato ma tanto tanto eccitante.
Da oggi inizio un altro conteggio.
Oggi è il mio primo giorno della nuova vita.
Il mio futuro mi offrirà ancora lacrime, sorrisi, gioie e dolori.
Ma sarà comunque il mio futuro.
E non sarà con lui.
Costi quel che costi.
Adesso i conti tornano.
Lorenzo Rossomandi scrittore, musicista e imprenditore, autore di “1897 Storia di un Riscatto” e coautore di “Storie in centrifuga: Napoli non molla” insieme a Rossana Germani
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