Cronache & Commenti
Multato perché distante dall’abitazione che non ha
di Tania Castelli
Uno dei senzatetto assistiti dalla Caritas Ambrosiana, multato perché distante dall’abitazione che non ha. (© Pagina Facebook della Caritas Ambrosiana)
Ci risiamo: in molte città italiane di nuovo vengono elevate multe ai senza tetto ed ai poveri assoluti perché in fila nelle mense solidali o perché non sono in grado di giustificare la loro presenza in strada. Mentre invece non vengono multati e denunciati i no mask che si ammucchiano nei centri storici per rivendicare la libertà di fregarsene della salute altrui.
Le domande sorgono, ancora una volta, spontanee: come possono restare in casa le persone che una casa non ce l’hanno? E cosa mai dovrebbero dichiarare sull’autocertificazione per giustificare la loro presenza in strada? Le istituzioni non dovrebbero farsi carico di loro, così come dichiara la nostra Costituzione agli articoli 1 e 3 nei quali si sancisce l’uguaglianza tra i membri della comunità e il principio di equità sociale ed uguale dignità, oltre che l’impegno statale a rimuovere gli ostacoli alla loro realizzazione?
Il numero degli incapienti in Italia è aumentato moltissimo in questi mesi: ai poveri assoluti si sono aggiunti, infatti, i cosiddetti “nuovi poveri” (soprattutto donne e giovani) i quali fino a pochi mesi fa sopravvivevano in condizioni di precariato spesso “sommerso”, e che adesso sono disoccupati da parecchio tempo.
Di contro i posti in accoglienza sono stati dimezzati per attuare le prescrizioni sanitarie covid, così come sono diminuiti i posti in cohousing, nelle casefamiglia, nei rifugi per persone fragili così come quelli diurni. Persino le mense solidali hanno dovuto dimezzare la portata delle loro strutture e dei loro servizi. Difficilissimo, in queste condizioni, fare fronte allo stato emergenziale, anche in considerazione del progressivo ulteriore impoverimento delle fasce più vulnerabili della società.
Agli enormi problemi di sussistenza di queste persone non dobbiamo aggiungere anche lo schiaffo di uno Stato che li multa proprio a causa delle loro difficoltà. La società non può e non deve diventare cieca e sorda alle sofferenze di chi ha di meno e le istituzioni, dal governo centrale a quelle territoriali, devono mostrare un concreto volto umano mettendo in campo ogni possibile risorsa per questi fratelli e sorelle.
La pandemia potrebbe essere l’opportunità di ripensare e modificare questa società individualista, consumista e per questo votata all’autodistruzione.
Saremo in grado di cogliere l’occasione oppure, una volta superata l’emergenza ci butteremo tutto alle spalle tornando ai vecchi errori?
#vorreirestareacasa
#qualecasa
Tania Castelli fa parte della redazioni di CiesseMagazine e di UNOeTRE.it. E’ cofondatrice di “Melitea”, associazione che si batte per la revisone della legislazione italiana e di quella europea per la solidarietà e l’accoglienza dei migranti
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