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Lavoro e Lavoratori 

 Storie da Termini: quando tutto finisce inesorabilmente in mani private

da termini.tv (video)
RomaTermini min“Hai visto che belle le mura a Termini ora che il negozio della Nike non c’è più?” ho chiesto a un amico, lo chiamo Il corvo, perchè appare in un attimo ed è sempre silenzioso, malinconico, ma non senza energia: “Devi da vedè chi ce lavorava lì dentro come sta messo”.

Il danno collaterale del restyling di Termini, su cui il Comune di Roma avrà l’ultima parola, dimostra in piccolo il paradosso più contemporaneo che ci sia, che ruota attorno alla parola “gentrificazione”. La stazione di Roma Termini dovrebbe certamente essere un case study in questo, visto come negli ultimi decenni è diventata un centro polivalente, dove – prima del covid, come si dice ora – passavano mezzo milione di passeggeri al giorno. Passeggeri, che con il turismo di massa hanno iniziato a essere anche consumatori. E lì nasce Mercato centrale, e poi la Terrazza di Termini, e presto il parcheggio sopra elevato.

Fin quando questa gentrificazione porta dividendi per tutti – persino i senzatetto erano contenti dell’esistenza di Mercato centrale ad esempio, visto che c’erano più persone brille e tranquille disposte a dare loro degli spiccioli – tutto bene. Fin quando ci sta il posto per il parcheggio, e il posto di lavoro per gli addetti alle nuove attività, nessuno si accorge di cosa succede davvero.

La gentrificazione è subdola perchè prima si impossessa della mente delle persone, facendo loro credere che si tiene a loro. E poi poco a poco, si erodono i diritti e gli spazi dei più deboli, così i tabaccai lasciano il posto al negozio di moda, e il fast food al lusso. Come se le due cose non potessero coesistere. D’altronde quanta consapevolezza si può richiedere da Grandi stazioni, che doveva e poteva restare un’azienda pubblica, non per nazionalismo, ma per prossimità. I francesi che la gestiscono non è che siano incompetenti eh, anzi. Sono bravissimi a fare quello che fanno: trasformare il cemento in oro. Sono una punta di diamante di quel meccanismo chiamato globalizzazione, che come un grande mostro informe distilla nuove forme di autorità in ogni angolo del suo “stateless empire”.

La politica resta a guardare, nel migliore dei casi, o collabora attivamente nello smantellare ogni singola nozione di cosa sia lo spazio pubblico, il bene comune. Prima arrivarono per i senzatetto, e non dissi niente, poi arrivarono per i lavoratori del McDonald’s.. e finalmente forse qualcuno adesso starà a sentire, perchè la retorica degli “ultimi” non ci porta da nessuna parte. I cittadini – anche stranieri – devono avere una voce in capitolo, non dovrebbero esistere gli ultimi. Ma questa è retorica, e c’è chi ci ha fatto carriere politiche.

La gentrificazione dicevamo, essa è la faccia pulita di chi ha i soldi da spendere, e non si preoccupa di dove finisca l’immondizia che crea. E’ il centro città che senza la periferia non avrebbe manovalanza. E’ il capitale informe che decide il valore del tempo di ognuno. E dello spazio di ognuno. “Location, location, location”, e arrivo al punto. Quello che è andato in onda a Termini da anni a questa parte è un progressivo distanziamento dello spazio pubblico che è Termini dal volere e dai bisogni di tutti, per diventare – arbitrariamente, ma legittimamente – un luogo di profitto senza nessuna logica sociale.

Qualche esempio? La sala d’attesa che non c’è. Oppure, una volta c’era un ambulatorio a Termini, ora c’è l’ospedale privato San Raffaele. Qualunque spazio sorto dentro quella grande balena pubblica che è Termini, ma che sono anche le Ferrovie dello Stato, è finito inesorabilmente in mani private, e prive di empatia verso i bisogni dei lavoratori, esattamente come lo sono verso gli “ultimi”. Fosse per loro, potremmo essere tutti barboni e non fa niente, fin quando ci compriamo le lamette.

Vai alla fonte, c’è anche un video da vedere e ascoltare
http://termini.tv/stories/licenziati-per-restyling/

 

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