Storie del Frusinate
Proteste nel biennio 1919.1920
di Romeo Fraioli
All’inevitabile disagio sociale che si registrò alla fine della prima guerra mondiale si sommò sicuramente l’incapacità della classe dirigente italiana di far fronte all’impegno che si era assunto nel promettere la distribuzione della terra ai contadini. Nel biennio 1919-1920 il problema carovita e la disoccupazione dilagante contribuirono alla nascita di un movimento di protesta che portò all’occupazione contadina delle terre e alle lotte operaie rivoluzionarie. Il vasto e spontaneo movimento si tramutò in una vera e propria insurrezione popolare, con occupazioni di terre quasi ovunque, primo passo verso quella riforma agraria promessa e subito dimenticata.
Anche in Terra di Lavoro si manifestò un vasto movimento rivendicativo nel settore agrario, settore in cui era concentrata la grande maggioranza della forza lavoro della provincia. Sommosse contadine si registrarono in diversi centri della provincia. Ad Aquino agitazioni si ebbero in aprile, quando circa 500 contadini della Lega, capeggiati dal loro vice segretario Domenicantonio Conte, “invasero” il palazzo comunale e altre nel giugno 1920. La grave situazione creatasi impose al sottoprefetto di Sora di richiedere immediatamente alle autorità superiori, l’invio di un rinforzo di 50 carabinieri e 100 uomini di truppa per effettuare la spartizione del granone, per ristabilire l’ordine e per prevenire altri disordini. Non potendo aderire alla richiesta, si autorizzò l’invio ad Aquino di 100 agenti di finanza di stanza a Maddaloni.
In agosto si ebbero in paese diversi comizi di protesta in seguito all’arresto operato dai carabinieri nei confronti di otto persone e alla denuncia a piede libero di altre sette, accusati dei precedenti disordini. Gli arresti avevano di fatto instaurato quel clima intimidatorio che sarebbe sfociato poi nel grave eccidio del 13 dicembre 1920. L’accordo raggiunto sul nuovo patto colonico non normalizzò la situazione, anche a causa di quegli arresti compiuti fra i contadini che manteneva l’agitazione molto viva. In questo clima di incertezza e di rivolta la situazione finì col precipitare, diventando ben presto incontrollabile: a pagarne le conseguenze fu proprio la cittadina di Aquino che alla vigilia della festa di Santa Lucia fu teatro di un vero e proprio scontro in cui le forze contadine ebbero di gran lunga la peggio.
In merito il Prefetto informava:
«Giorno 13 corrente celebravansi Aquino annuale festa S. Lucia. Alle ore 19,15, espletato programma festeggiamenti, prima che concerto musicale locale si sciogliesse, operai e contadini, ascritti quelle sezioni e lega socialiste, chiesero ed ottennero inno “Bandiera Rossa”. Capomusica Conte Antonio, assessore anziano del Comune, credette opportuno invitare musicanti a sciogliersi per evitare incidenti, poiché fra i componenti parti avverse erano nate vivaci dispute e minacciavansi reciprocamente, senza che i tre Carabinieri di servizio ed un appuntato della Guardia di Finanza riuscissero a ristabilire calma. I militari ritennero opportuno recarsi in Caserma per richiedere presenza Comandante Stazione. Neanche intervento Maresciallo e sue esortazioni alla calma valsero pacificare animi, mentre ex combattenti insistevano perché forza pubblica imponesse al concerto musicale suonare “Marcia Reale”. Frattanto, fascista De Cesare Alfredo oltraggiò e minacciò Maresciallo Carabinieri il quale lo dichiarò in arresto e con un Carabiniere si avviò in Caserma, seguito, a breve distanza, dagli altri due militari. Una folla di circa 500 persone seguì questi ultimi ed alcuni dei più scalmanati, profittando dell’ora inoltrata, dalla nebbia fitta, aggredirono i due Carabinieri isolati che si erano distanziati dal Maresciallo. Un colpo di bastone, tirato violentemente da tal Fusco Costanzo, latitante, fratturò il naso ad uno dei due Carabinieri, che fu giudicato guaribile in dieci giorni, mentre l’altro militare veniva gettato a terra e malmenato, riportando lesioni guaribili in giorni 10. I predetti militari, nonostante ferite, rifuggirono reazione e, a stento, riuscirono raggiungere Maresciallo col quale, insieme arrestato, si chiusero in Caserma. Folla tumultuante tentò forzare porta ingresso di questa, mentre lanciava invettive e minacce all’indirizzo forza pubblica, lasciando anche temere potessero mettere in pratica proposta avanzata a gran voce da molti di incendiare la Caserma. Maresciallo e due Carabinieri non feriti, intanto, per misure precauzionale, armaronsi moschetti ed avendo constatato che porta Caserma, in seguito violenta pressione folla, stava per cedere, aprì porta istessa per consigliare folla ad allontanarsi. Nell’istesso momento partirono all’indirizzo Carabinieri due colpi rivoltella ai quali Maresciallo e due Carabinieri risposero con 15 colpi di moschetto, sei dei quali a mitraglia. Cadde fulminato operaio Gazzellone Gennaro, anni 35, pregiudicato, ex disertore e furono ferite cinque altre persone, tre delle quali gravemente e fra esse un ragazzo di anni 19. Intanto folla si disperse. Dopo i gravi avvenimenti il Sindaco Pagliuca Pasquale ed assessore anziano Conte Antonio recaronsi Caserma Carabinieri per avere notizie; ma furono fermati dal Maresciallo e rinchiusi in camere di sicurezza potendosi temere che essi, quali appartenente alla Sezione Socialista,
ed il Pagliuca, quale noto organizzatore e pericoloso agitatore, potessero inscenare dimostrazioni che avrebbero ulteriormente turbato l’ordine pubblico. Appena Sottoprefetto Sora ebbe prime notizie gravi avvenimenti, durante le prime ore della notte, coadiuvato dal Comandante Compagnia RR.CC. dispose occorrenti servizi e rinforzi Carabinieri che giunsero ad Aquino nella nottata istessa, mentre prime ore mattino 14 corrente recaronsi colà quel Commissario P.S. col Capitano dei RR.CC. Predetto funzionario, accertatosi immediatamente che nei luttosi fatti non aveva preso parte alcuna, né il Sindaco e né l’assessore, rimiseli in libertà. In seguito ferite riportate mattino 14 stesso decedette Insardi Francesco anni 18, ed il giorno 15 successivo morì Rea Gaetano, anni 56. Non è stato possibile identificare finora autori spari colpi rivoltella, mentre è stato identificato autore lesioni danno Carabiniere Parisella, nella persona di Fusco Costanzo, benestante da Aquino, latitante. Senza alcun incidente avvenne trasporto salme defunti al cimitero eseguito a cura rispettive famiglie».
L’interrogazione parlamentare dei deputati socialisti Lollini, Morgari, Mascagni e Marzi in merito fu discussa il 21 febbraio 1921. Al sottosegretario di Stato Corradini, presentatore dell’interrogazione, un insoddisfatto Lollini replicava:
«Anche questa volta le informazioni del sottosegretario di Stato non sono esatte. Né c’è da meravigliarsene, perché vengono dagli stessi responsabili dell’eccidio, i quali naturalmente cominciano a prepararsi la difesa. Sono tanto inesatte che persino nel punto di partenza danno del falso. E’ vero che si chiedeva alla banda, che suonava in occasione di una festa religiosa, da una parte l’esecuzione degli inni socialisti, dall’altra quella dell’inno reale; ma è falso che sia stato arrestato un socialista; fu arrestato; invece, un fascista. Ella ha detto che fu arrestato chi chiedeva l’inno socialista. E’ inesatto. Gli inni socialisti erano già stati suonati. Un fascista (potrei dirne anche il nome) chiese si suonasse l’inno reale: la popolazione si oppose. Intervenne il sindaco, e per impedire che accadessero disordini fece cessare di suonare, e sciolse il concerto. Quel fascista fu arrestato perché rispose in modo offensivo ai carabinieri, che cercavano di farlo desistere dai suoi schiamazzamenti; mentre poi lo conducevano in caserma pare che qualcuno tentasse di sottrarlo all’arresto producendo una scalfittura ad un carabiniere. Si può facilmente presumere che questa non poteva essere opera di socialisti. Il sindaco del paese ed un assessore si recarono subito alla caserma per conoscere il fatto. Il sindaco, notatelo, rivestiva anche la qualità di ufficiale del Governo, e di funzionario di pubblica sicurezza. Bussarono al portone, mentre due guardie di finanza facevano altrettanto; apertosi il portone, si presentarono sulla soglia il maresciallo e due carabinieri e, nonostante che il sindaco denunziasse la sua qualità, i carabinieri, per ordine del maresciallo, che pare fosse ubriaco, cominciarono a far fuoco. Ne risultarono tre morti e tre feriti: fra i morti un povero vecchio che era di passaggio, e portava delle medicine ad una sua parente ammalata; fra i feriti una bambina di sei anni. Il sindaco, l’assessore e le guardie di finanza fecero appena in tempo a scansarsi. E’ falso che da parte di chicchessia fossero sparati colpi di arma da fuoco contro i carabinieri. Però il sindaco, conscio del suo dovere, ritornò dopo un momento in caserma. Sapete quale fu il risultato? Nonostante la sua autorità non dico di sindaco, ma di ufficiale del Governo, di magistrato preposto all’ordine pubblico, il maresciallo trattenne lui e l’assessore in camera di sicurezza, e solo la mattina dopo, quasi chiedendo scusa a questi due amministratori del comune, il capitano dei carabinieri giunto in Aquino li rimise in libertà.
Dico, per diminuire la responsabilità del maresciallo dei carabinieri, che pare che fosse in istato di ubriachezza. Debbo aggiungere però, per prospettare alla Camera tutta la verità dei fatti, e per dare all’onorevole sottosegretario di Stato elementi per un migliore giudizio in materia, che questo sottufficiale, quando i socialisti ebbero trionfato nelle elezioni amministrative, aveva dichiarato che avrebbe pensato lui a metterli a posto. Ciò dimostra quali fossero i sentimenti che animavano quel funzionario monturato. Voi dite che questo maresciallo e i due carabinieri sono stati allontanati da Aquino. In questo fatto, date le costumanze non buone che si seguono in materia, vi è già il riconoscimento della loro colpa. Dite anche che sono stati denunziati all’autorità giudiziaria. Ma mentre sono stati arrestati cittadini che nulla avevano fatto contro la forza pubblica, non sono stati messi in istato di arresto il maresciallo e i due carabinieri su cui pesa la enorme responsabilità del triplice omicidio, e del triplice ferimento commessi nelle condizioni che vi ho esposto.
E’ stata abolita dal nostro codice la pena di morte; anche il parricida non è più soggetto, per le nostre leggi, a questa pena; ma abbiamo lasciato che la pena di morte sia data a piacere loro dai carabinieri e dalle regie guardie, e voi, signori del Governo, avete incoraggiato questo sistema, perché non avete mai saputo intervenire al momento opportuno, colpendo coloro che si erano macchiati di questi delitti. Il proletariato di Aquino ha sepolto i suoi morti, ma il ricordo di questi poveri innocenti assassinati è nella sua memoria, e mi auguro che nel giorno del dies irae non sia troppo grave la vendetta che cadrà sulla vostra responsabilità. A voi che rumoreggiate io dico che se avessero ucciso così uno studente, vi avremmo sentiti levare i più grandi clamori. La povera gente è d’altro sangue, e per voi della borghesia non val proprio niente. E’ doloroso a dirsi, ma è proprio così!».
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