tabacchi 1 350 min

Storie del Frusinate

Quando si coltivava e si lavorava il tabacco

tabacchi 1 350 minUna volta si coltivava il tabacco, anche in Ciociaria. Oggi restano opifici dismessi. Questo è un racconto di terra, campi, semi, piante, con i ricordi di lavoro di donne e uomini. Tabacco e tabacchine, tabacco e territorio, acqua del fiume – risorsa fondamentale per la coltivazione del tabacco.Numerosi ricordi della lavorazione del tabacco sono ancora presenti nella valle del Sacco, nella nostre comunità. I ricordi a volte sono come la polvere sullo specchio, provate a pulire, subito torna la luce. Mi sono buttato in questa ricerca, facendomi guidare dall’istinto, e ho capito presto che dovevo andare sul territorio per ascoltare i ricordi delle persone. Era in me qualche labile ricordo della mia infanzia della coltivazione del tabacco; poi, ricordi e racconti. Dunque, come pezzi di un puzzle ho ricostruito parte di un grande quadro, che merita ulteriori approfondimenti in futuro.

Mi sono imbattuto con un una persona straordinaria, che si è resa subito disponibile, la quale è stato un aiuto veramente prezioso. L’ho distolto per qualche ora dalla sua passione di artigiano liutaio. Venditti Pietro, abita a Ceccano nella zona di valle Fioretta, al confine con Frosinone. Pietro ha lavorato per molti anni nell’azienda SNIA, ma è forte in lui il periodo di lavoro fatto da giovane all’interno del tabacchificio. Quindi, ci siamo spostati per fotografare altri manufatti, presenti sul territorio, che venivano utilizzati per la lavorazione del tabacco. Ora mi voglio soffermare sulla attività dell’azienda del tabacchificio della famiglia Rossi. Rossi Umberto è nato ad Avellino nel 1900; agronomo di fama nazionale, con una esperienza lavorativa, da giovanissimo, in Libia negli anni ‘30 del secolo scorso. La moglie, Eleonora Saccardo in Rossi, era nata in Veneto nel 1902, è stata sicuramente una grande imprenditrice. Forte è il legame, anche umano e personale, da loro stabilito con il nostro territorio, tanto che i loro corpi riposano nel cimitero di Ceccano, insieme al figlio Guido morto in tenera età. La signora Rossi, è ricordata da molti come donna tenace e intelligente, con una forte vocazione imprenditoriale. La lavorazione del tabacco nel Lazio era diffusa nel Reatino, nel Viterbese, nella Valle del Tevere, nel Frusinate. Perciò la famiglia Rossi decise di fare l’investimento produttivo nel settore agricolo del tabacco nel nostro territorio.

Il bosco Faito è stato di proprietà comunale fino al 1939, quando venne ceduto alla società Bomprini Parodi Delfino per la costruzione, al suo interno, su una superficie di circa 80 ettari, di una polvierera, ad oggi dismessa e completamente abbandonata. Nello stesso anno, anche la ditta tabacchi Rossi acquisì una parte del bosco Faito, per costruire un moderno tabacchificio. Il tabacchificio è disposto a due livelli, occupando una superficie coperta complessiva di m² 6965. una cubatura di mc 20516, in una zona ubicata tra valle Fioretta e Campo D’Amico,e accessibile dalla strada statale Lepini 156.L’edificio fu realizzato inizi degli anni ‘40 del Novecento, e l’attività è cessata negli anni ‘70. L’opificio costruito è un vero gioiello di architettura industriale. Veramente bellissimo il lungo locale coperto a volta, dove si faceva la cernita delle foglie, e ancora telai, su cui le abili mani delle donne con ago e filo infilavano il tabacco. La volta dell’opificio, in cemento color bianco a forma di cellette di nido d’api, dalla foto che allego fa pensare alle strutture del famoso architetto Pier Luigi Nervi. Tanti anni fa, da presidente del consorzio industriale ASI di Frosinone, sono riuscito a visitare la struttura (già dismessa) del tabacchificio Rossi. Ricordo la grande emozione provata: sale, forni, caldaie, presse, una grande struttura industriale. Qui venivano portati foglie di tabacco provenienti da diverse aree agricole del Lazio.

In questi giorni è stato davvero importante ascoltare il racconto di chi ha lavorato la terra, seminato,tabacchi 2 350 min irrigato, raccolto, essiccato il tabacco.Straordinaria è stata la testimonianza di Paolo Pizzuti, una mia antica conoscenza, un uomo di una di una grande sensibilità e ospitalità, che abita nella zona della Botte Ceccano e che ha lavorato per trent’anni con la ditta tabacchi Rossi. Mentre raccontava, i suoi occhi si riempivano di luce. Mi ha raccontato le varie procedure della lavorazione del tabacco, come venivano divisi gli appezzamento di terreno in lotto, numerati e sottoposti a rigidi controlli da parte dei funzionari del monopolio statale tabacchi italiani. Ancora, con molta maestria il suo racconto prosegue parlandomi di vangatura, livellatura, semina, trapianto, innesto delle piante, rincalzatura, annaffiature,cimatura, raccolta, macerazione, essiccazione, cernita, telai, ago in acciaio e spago. La prima raccolta del tabacco, cosiddetto in fiore, è la parte più nobile della pianta la parte alta. I filari di foglie di tabacco, di 3 metri messi appesi nelle stanze forno prima di procedere alla delicata operazione di essiccazione, che durava una settimana. Mi ha spiegato la differenza tra le diverse specie. La Erzegovina, piante basse a foglie piccole, prevalentemente coltivato in pezzi di terreno in azienda agricola a conduzione familiare, e veniva essiccato anche al sole. Poi, veniva portato nel tabacchificio dove veniva pressato e imballato. Invece, il Virginia Brayt a foglia larga, una volta essiccato in appositi forni, veniva stoccato in botti di legno e spedito per la produzione di sigari (per i più curiosi, si tratta del sigaro Toscano). Altra specie che si coltivava, era quello ottimo per il tabacco di sigarette Burley. Nell’opificio della ditta Rossi lavoravano 80 persone, una manodopera quasi tutta femminile. Ho ascoltato pure una testimonianza orale di Savoni Filomena, che mi ha raccontato in maniera molto dettagliata l’attività all’interno della fabbrica. Nell’opificio venivano svolte diverse attività che richiedeva maestria, alta professionalità. E in alcuni periodi dell’anno si lavorava a ciclo continuo, giorno e notte.

Nelle mie ricerche di fonti orali, sono venuti fuori ricordi legati alla seconda guerra mondiale, un periodo in cui c’è stata una fase di produzione delle sigarette fatte a mano, grazie a una piccola macchinetta e le cartine, per arrivare alla sigaretta, prima di procedere ad impacchettare le sigarette, pronte per la commercializzazione, che andavano spesso a gonfiare il mercato nero della vendita di sigarette, trasportate e vendute a Roma. Difatti, a causa della guerra c’era stato sicuramente il ridursi drastico del tabacco; per cui si faceva una sorte di miscela di foglie di tabacco di vite, foglie di castagna che venivano tritate per fare il composto per questa sorta di sigarette. Quindi, centinaia di bambini e bambine adibite a questo tipo di lavoro presso le abitazioni private. Un vero e proprio sfruttamento di lavoro minorile che si è perpetuato per qualche anno. Con la fine della guerra e l’arrivo dei militari americani, le sigarette, chiamate”le bionde” per il colore del tabacco, assieme al cioccolato e caramelle, venivano offerte alla popolazione in segno di pace. La guerra era finita. L’Italia ritrovava la pace e la libertà. Un nuovo futuro economico sociale si preparava per la rinascita del nostro Paese.

 

 

 

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Di Maurizio Cerroni

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