Partecipazionedi Ignazio Mazzoli – Il fine settimana scorso è stato illuminato dalla Prima giornata del Volontariato, interessante inizitiva del comune di Ceccano, svolta presso la mediateca della città, che sotto il titolo “Ri–conosciamoci: il welfare plurale”, ha coinvolto ben 25 associazioni del territorio, dando loro la possibilità di far conoscere le proprie attività. In questo contesto, che conferma come l’Amministrazione di Ceccano oggi guidata dall’avvocato Manuela Maliziola, sia molto attenta a queste tematiche e sempre vicina alle questioni sociali e ai ceti più deboli, è stata fatta conoscere un’iniziativa molto importante di cui si è parlato poco se non per far circolare dichiarazioni che lasciano il tempo che trovano.
La cooperativa sociale “Videocoop”, nata da un’iniziativa di alcuni ex dipendenti della Videocon di Anagni, si è fatta notare in questa occasione contribuendo a dare ulteriore risalto ed importanza all’iniziativa.
Per un giornale è importante capire come sia è stato possibile giungere alla creazione di questo soggetto imprenditoriale collettivo. La via più semplice è citare le parole della consigliera Regionale Daniela Bianchi quando afferma che per uscire dalla crisi e avviare una nuova economia del territorio sono necessarie “politiche attive sul lavoro, fatte di formazione, reinserimento professionale, sostegno all’innovazione nelle imprese e alla nascita di startup”. Certamente la cooperativa Videocoop, nata dalla voglia di riscatto di alcuni ex-lavoratori della Videocon, è qui a testimoniarlo.
La Videocoop avrà sede a Ceccano, e raccoglierà le esperienze lavorative di operai che hanno voluto puntare su se stessi e in questi mesi hanno lavorato alla nascita di una cooperativa che si occuperà principalmente del recupero di materiale elettrico. Chi li ha sostenuti? Questo aspetto non va ignorato.
La Regione Lazio, dietro l’iniziativa della consigliera Bianchi, ha messo a disposizione di questi lavoratori tutti gli strumenti necessari per avviare la loro idea di impresa, grazie alle opportunità offerte dai fondi europei. Un impegno, per come appare ora, che la Regione guidata da Zingaretti sta attuando prevedendo l’utilizzo nei prossimi mesi di ben 235 milioni di euro per il sostegno alle startup, alla green economy e al credito d’impresa.
La Videcoop può essere il primo tassello di questa nuova storia per l’occupazione di questa provincia? Bella domanda!
Il presidente della Legacoop di Frosinone, Daniele Del Monaco, è soddisfatto perché “finalmente” la Regione Lazio sta abbandonando l’idea di ridurre il disagio sociale esclusivamente attraverso misure di supporto passivo, come il sostegno al reddito, ed invece stia puntando decisamente all’utilizzo dei fondi per le cosiddette “politiche attive” finalizzate a promuovere l’occupazione e l’inserimento lavorativo soprattutto attraverso la creazione di nuova imprenditorialità. La nascita della cooperativa sociale Videocoop è un evento positivo in questo mare di guai che è le deindustrializzazione in provincia di Frosinone. E’ sicuramente da apprezzare il processo virtuoso che ne ha consentito la realizzazione quale risultato di sinergie tra Regione Lazio e stakeholders locali.
Di fronte alla drammatica vicenda di errori e trascuratezze che hanno causato la fine della Videocolor-Videocon un tentativo ed una esperienza come quella della Videocoop sin qui descritta, non solo è giusta ma anche inevitabile. Come è altrettanto inevitabile ripetersi la domanda: ma dov’è una politica industriale degna di questo nome nel nostro Paese?
Solo in questa provincia di Frosinone si parla di alcune decine di migliaia di disoccupati, come si affronta questo dramma sociale che colpisce singoli e loro famiglie?
Due risposte vengono subito alla mente: la prima, attuare compiutamente quanto previsto dall’Accordo di Programma Anagni-Fiuggi e quanto codificato dal propocollo che lo regola firmato dal Presidente Nicola Zingaretti e dal Ministro Flavio Zanonato, la seconda inesorabilmente è legata al dovere di far svolgere a tutti la propria parte ed in primo luogo agli imprenditori perchè non imbocchino le vie della delocalizzazione. Quindi occorre conoscere sul serio gli impegni della Fiat su Cassino perchè preservare quello stabilimento significa salvare 10.000 posti e la vita delle loro famiglie.
La ripresa non può reggersi sulle scommesse che i singoli fanno su se stessi e selle loro forze che, putroppo oggi per molti, sono già fiaccate dalle vicissitudini di questi anni.
I dati Istat dicono che il terzo settore nella società italiana è l’unico in forte crescita, nonostante la crisi economica, con incrementi del 39% degli addetti negli ultimi dieci anni. E’ una percentuale che sottolinea il suo ruolo particolarmente utile per l’intera società, ma qualcuno può pensare che questo basti a recuperare i danni prodotti dal depauperamento e dalla deindustrializzazione che si sono già prodotte?
Il volontariato, la generosità individuale sono doni preziosi che donne e uomini dotati di forte senso civico fanno al loro prossimo con sentimento e con amore, ma non possono né debbono sostituire i processi industriali su cui si regge l’economia di un paese. Si spinga senza sosta su nuove norme più adeguate e moderne per un sistema integrato di servizi sociali, ma contemporaneamente si mettano le strutture forti che producono la grande ricchezza al servizio dei cittadini, delle donne e degli uomini di questa società.
Chi scrive ha alle spalle una vita da autodidatta convinto di volere essere tale, ho scelto sempre di affidarmi alle mie idee, ma sono totalmente vaccinato dal fascino dell’autoimprenditorialità, vedendola troppo simile ad un’altra illusione perdente di questi ultimi due decenni: la Partita Iva. Il popolo delle partite Iva è un fiume d’ingannati, la cui portata principale è formata di giovani senza speranze.
Questo articolo è stato pubblicato anche sul quotidiano L’Inchiesta il giorno 11 ottobre 2013

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