di Ignazio Mazzoli – A Lampedusa il mare continuava a restituire i corpi dei migranti morti nel naufragio dello scorso 3 ottobre e quella piccola isola abbracciava duecento, trecento, quattrocento corpi recuperati dal canale di Sicilia e ne faceva una lunga teoria di bare. Chi non voleva capire affermava che “la responsabilità morale di quella strage era tutta della coppia Boldrini-Kyenge”, incalzando che “la loro scuola di pensiero ipocrita preferisce politiche buoniste alle azioni di supporto nei paesi del terzo mondo”. Da piu’ parti si attaccava la Presidente della Camera rea di aver condivisa all’esigenza di riformare la legge sulla cittadinanza.
Qualcuno, davanti a tanto dolore e sconcerto, ha voluto gettare uno sguardo su quanto avviene da noi, qui a Frosinone. L’immane tragedia di una settimana fa non ferma i barconi: i migranti salvati nelle ultime ore nel Canale di Sicilia sono 503, soccorsi in cinque distinte operazioni della Guardia costiera. I morti sono troppi, ma rappresentano solo una parte di un fiume inarrestabile, di vita, però. Alcuni pagano fino a 3000 dollari il loro viaggio della speranza. Perché? Si tratta di donne, uomini e bambini che fuggono dalla fame, dalle persecuzioni, dalla morte certa per mano di dittatori avidi e spietati. Che vuoi impedire l’ingresso in Italia? Non si può e non si deve perché questo mondo è di tutti, ovunque. Anche qui nella nostra provincia abbiamo nuovi concittadine e concittadini.
Voglio dirvi, oggi, cari lettori, di una iniziativa presa da unoetre.it, che si chiama “Colori diversi per crescere”. E’ nata da un’idea della nostra redattrice Fausta L’Insognata Dumano impegnata a conoscere meglio questi nuovi concittadini. Chi sono, che fanno, come vivono? Con l’Altra Frosinone da giovedì 10 ottobre abbiamo iniziato questo lungo racconto di Fausta che ci accompagnerà in tanti nuovi incontri. “Descrivere una città come Frosinone, nei suoi cambiamenti in senso multietnico e multiculturale, cogliere una realtà come quella dei migranti, sempre dinamica e in trasformazione, in bilico tra la precarietà e il bisogno di radicamento, è un’ avventura” – con questo spirito di Fausta Dumano vogliamo accompagnare i lettori e se possibile tanti nostri concittadini a scoprire un mondo di persone che potrebbero essere nostri nuovi amici, colleghi, vicini di casa. Sarà un viaggio a più voci, che ci conduce nei locali che hanno cambiato il volto delle città, e si parlerà pure dei cibi, aspetto contagioso della cultura di ogni paese, capace di scavalcare barriere e pregiudizi.
La Frosinone multicolorata ha la capacità di creare legami. L’immagine più nitida che ha colpito la vista del cambiamento della città, da parte di Dumano, sonoUguali le donne migranti, le famose badanti. C’è una comunità oggi che ruota attorno a questa attività.
C’è un’osservazione che trovo molto acuta “osserva come le badanti hanno cambiato la città, prima incontravi solo gli anziani autosufficienti, i pensionati……oggi scopri l’altro volto degli anziani, quelli che difficilmente sarebbero usciti. Sedie a rotelle, che narrano come questa città sia piena di barriere architettoniche. Eppure le badanti hanno fatto uscire tanti anziani…” Grazie a questa presenza nuova tanti vecchi non autosufficienti hanno aperto le porte di casa. Chissà, senza badanti questi anziani sarebbero finiti chiusi in istituti, l’assistenza domiciliare è un’ utopia…….invece grazie alle badanti li incontri alla villa, dalle terrazze ai giardini di largo Turrizziani, alcuni anche al supermercato a scegliere cosa vogliono. Sono curati nella persona e hanno riscoperto la gioia di esserci grazie a queste donne, le badanti, che sono un mondo da scoprire: titoli di studio, infermiere, anche dottoresse nei loro paesi di origine. Bisogna fermarsi per ascoltare e accorgersi che una certa Elizateth, polacca, è una ingegniera mineraria. Ma, prima dell’informazione l’hanno scoperta dei ragazzi, accanto a lei trovi spesso degli studenti con i libri di chimica, di geologia….Ripetizioni gratis.
Non solo adulti. Alla ribalta vengono senza incertezza anche i più giovani non senza le proprie paure. Georgiana, una ragazza rumena ci racconta che “i giorni brutti sono stata più di quelli belli”. Da qualche anno vive in italia, le piace andare a scuola, frequenta il liceo artistico, e ha deciso di scrivere “un pezzo di me” su un foglio di carta. “La mia vita finora si può racchiudere in un pezzo di carta, in poche parole” Finita la seconda elementare, la portarono in Italia, “ero felicissima, della lingua italiana non capivo nulla, non sapevo dire neanche buongiorno, ma i suoni mi affascinavano. Ho imparato a parlare molto presto, ma non l’italiano, in fondo qui nel frusinate ho capito che ognuno parla un italiano diverso, i dialetti; sono poche le persone che conosco che parlano l’italiano”. Quante cose in queste poche parole. La voglia di scrivere per comunicare e farsi conoscere, l’emozione e il fascino della novità italiana, la grande voglia di adattarsi anche imparando il dialetto. E questi sarebbero quelli che non vogliono integrarsi?
Migranti è una definizione fumosa quanto basta per mettere sotto un unico cappello l’eterogeneità delle varie individualità che vanno a condividere questa avventura. Alcuni saranno senz’altro capaci di affermarsi anche con successo, altri diverranno sicuramente bravi lavoratori come tanti di noi italiani.
La costruzione di una società pluriculturale passa per un’informazione imparziale ed equilibrata, che sappia restituire la profondità del fenomeno migratorio. La nostra indagine vuole proporre una nuova informazione delle relazioni interculturali nell’ambito della vita cittadina e degli ambienti di lavoro. Si tratta della volontà di contribuire a formare una conoscenza che tenga conto delle mille sfaccettature del fenomeno migratorio, della straordinaria occasione offerta da tanti contemporanei nuovi arrivi.
E’ indispensabile proceder così altrimenti come si farebbe a capire Erica?
Viveva a Yaroumal, un paesino della Colombia. Dieci fratelli, una famiglia con tanti problemiMigranti e difficoltà,una famiglia in cui non esisteva la parola giocare, a volte neanche quella di mangiare. Aveva paura di tornare a casa,”NON TORNATE A CASA, a mani vuote, altrimenti ci buscate e a volte sentiva sulla sua pelle il dolore insopportabile della frusta con la quale la mamma li picchiava. Una sera, quella di Halloween Erica rubò una mela ad una bancarella, Elidio, suo fratello: ”escuchame Erica, no se ruba las cosas que no son tuas, sè què tienes hambre pero non se puede hacer,, ascoltami erica, non si possono rubare le cose che non sono tue,so che hai fame,però non si può fare”. “Noi non rubiamo. Noi chiediamo l’ elemosina”……Quella frase la fece scoppiare a piangere. Erica è sempre stata affamata.
Fausta L’Insognata Dumano ci racconterà le sue storie vissute. E’ importante che siano conosciute. Da queste bisogna saper trarre la forza per chiedere e sostenere i necessari e opportuni strumenti giuridici e amministrativi utili a questi nuovi cittadini italiani A che serve avere alle spalle millenni di storia, di cultura, di esperienze e di sofferenze, anche, se tutte insieme non diventano civiltà dell’accoglienza e dell’inclusione?
Questo articolo è stato pubblicato anche sul quotidiano L’Inchiesta il giorno venerdì 18 ottobre 2013
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