I
ntervista raccolta da Flaminio Grimaldi per la CISL di Frosinone
D: Che significa lavoro contrattato e partecipato?
R: Ho sempre sostenuto e continuo a sostenere che il “lavoro contrattato e partecipato” eleva, innanzitutto, la dignità sociale ed economica della persona, sia lavoratore che cittadino, di questa nostra repubblica fondata sul lavoro.
D: E il potere contrattuale del sindacato?
R: E’ verificabile, pur in tempi e modalità diversificate, che il “potere contrattuale”di un sindacato democratico favorisce “il patto” – ad ogni livello – delle condizioni normative ed economiche del “lavoro partecipato”mediante contratti nazionale, settoriali, aziendali e territoriali.
D: Per il bene comune ?
R: Si, constatato di fatto che nella logica profittevole delle imprese – non escluse le multinazionali – le proclamate finalità del “bene comune” e le nuove condizioni delle persone non sempre sono partecipate. Anzi, ancor più, nel terzo millennio, in un mondo globale del lavoro umano, dal caporalato non solo agricolo e edile italiano ma, anche, in quello del mercato del lavoro industriale tecnologicamente avanzato, sia occidentale che asiatico, il disagio dei lavoratori viene misurato con i limiti competitivi dei bassi salari.
D: La contrattazione nel 2011 tra la domanda e l’offerta di lavoro?
R : Anche nel 2011 la contrattazione collettiva ad ogni livello sarà – a mio avviso – drammaticamente condizionata dalla variabile dipendente sia della domanda che dall’offerta di lavoro. Questa è la vera verità.
D: Anche un lavoro più professionale è mercificato ?
R: Viene richiesto lavoro più qualificato ma non sempre è lavoro dignitoso della persona. E’ un lavoro ancora mercificato e utilizzato meccanicamente per esigenze robatizzanti nel nuovo modo di produrre durante l’impegnato turno di lavoro giornaliero.
D: Sono i nuovi parametri produttivi della contrattazione collettiva nel nuovo modo di produrre, partendo dalla FIAT?
R: Con questi nuovi parametri – verificabili – è stata avviata e va evidenziandosi la contrattazione collettiva sul nuovo modello produttivo – da verificare – e che non potrà non essere condivisa dalla maggioranza dei lavoratori se delegheranno i loro sindacati a trattare, partendo dalla FIAT. Ed è in questo interessante nuovo scenario che lo stesso referendum definito “storico o meno storico” – con un si o con un no – rappresenta, comunque, una “svolta epocale” e un invito a valutare l’avvio di una corresponsabile scelta, del sindacalismo democratico, di contrattazione collettiva innovativa negli anni 2011. Vale a dire: di una proposta “ riformatrice” della contrattazione collettiva definita di “secondo livello settoriale” che non casualmente è stata avviata nella multinazionale FIAT ed a seguito dell’investimento nell’automobile programmato e in corso di verifica sindacale, sia a Pomigliano che a Mirafiori – peraltro – aperto a possibili investimenti negli altri siti FIAT di Fabbrica Italia.
D: E’ sufficiente liquidare con un sì o con no referendario una svolta, definita epocale, della contrattazione collettiva aziendale?
R: Oltre i si ed i no, l’accordo sindacale FIAT è certamente un positivo segno di evoluta e coerente corresponsabilità verso l’esercizio del diritto al lavoro che manca, quale nuova cultura solidale di un sindacato di lavoratori che assume la certezza del lavoro e traguarda verso il pieno impiego di milioni di giovani che attendono un lavoro da “contrattare e partecipare” fino ai livelli aziendali. Aggiungo che è, ancor più, una “intesa solidale” proprio in presenza di una contestuale e persistente crisi della occupazione italiana che nel 2009 perde 185.000 posti di lavoro e nei primi due trimestri 2010 se ne perdono altri 400.000 tra gli occupati di età 15-34 anni , mentre nella fascia 35-44 anni, come evidenziato dal CENSIS, la occupazione decresce del’1,1% tra il 2008-2009 e dello 0,7% nel 2010. Lo scenario occupazione si inserisce, quindi, nella crisi del lavoro produttivo ed in carenza di una “politica attiva del lavoro” congiunta ai segnali della insufficiente crescita economica italiana, con l’evidente disagio sociale – individuale e famigliare – tamponato, in parte, dai sostegni al reddito con le integrazioni salariali INPS per le centinaia di migliaia di ore non lavorate sin da luglio 2007.
D: Il dopo referendum ha provocato altri commenti?
R: Erano attesi altri commenti al referendum FIAT e mi riferisco in particolare al Prof. Tito Boeri che con realismo ha affermato : “l’accordo storico FIAT ha confermato un disaccordo senza precedenti ed ha auspicato che il Governo si schieri a favore del Paese, anziché della FIAT o di questo o di quel sindacato, e spinga che siano anche salvaguardati in Italia, i livelli occupazionali”. E il Prof. Senatore Pietro Inchino, promotore di innovative relazioni industriali da sostenere anche con leggi, ha definito la svolta della multinazionale FIAT “una esperienza straordinaria di democrazia sindacale a somma positiva che giova anche a chi rimane in minoranza e consente, almeno, di far sentire la propria voce”. Sono – a mio avviso – autorevoli commenti che sollecitano aperture e confronti in presenza di pluralismo sindacale, proprio per continuare a “contrattare e partecipare” ai risultati derivanti dalle impegnate e innovative condizioni di lavoro. Sono, peraltro, autorevoli commenti che orientano a sconfiggere anche le strumentali egemonie politiche-partitiche nei luoghi di lavoro e favoriscono l’avvio dell’esercizio dei diritti di democrazia economica, da regolare, con accordi tra organizzazioni nazionali interconfederali sindacali più che dalle leggi.
D: Ma nel 1993 sono stati sottoscritti accordi interconfederali sul “sistema contrattuale” non siamo all’anno zero, quali le prospettive nei prossimi anni?
R: Nel dicembre 1993 sono stati sottoscritti accordi interconfederali sia per la costituzione delle rappresentanze sindacali unitarie che per la “rappresentatività” – definita proposta nel maggio 2008 dalla CGIL-CISL-UIL – nel contesto complessivo della “riforma del sistema contrattuale” funzionale alla definizione delle condizioni normative ed economiche di lavoro a tutti i livelli: dal nazionale, al settore produttivo, all’azienda ed ai territori. Come si può osservare, non siamo all’anno zero. Partendo dalle storiche e positive esperienze del movimento sindacale democratico dei lavoratori – liberamente associato e riconosciuto dalle istituzioni – si deve proporre ai governi la crescita produttiva di oltre il prevedibile 1% annuo per dare fiducia e speranza di lavoro ai giovani e per favorire, con la ripresa dello sviluppo economico, una concreta riduzione della continua crescita del debito pubblico.
30 dicembre 2010
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