fiat cassino piedimonte-sgdi Ignazio Mazzoli – Abbiamo letto in questi giorni che l’Alfa si farà a Cassino. Due buone notizie in una: la prima e che c’è una prospettiva per i lavoratori dello stabilimento di Piedimonte S. Germano e dell’indotto che per esso produce, la seconda dovrebbe essere la certezza che un marchio italiano amato soprattutto dagli sportivi continuerà a vivere. Bene! Ma quanto saranno vere? L’andamento delle vicende fino ad oggi consiglia di essere cauti, anzi dubbiosi.
Mentre ci si prepara ad osservare gli sviluppi, l’operazione FIAT-CHRYSLER non si può dire che abbia stupito. Se si riguarda alla storia della Fiat degli ultimi 10 anni è impressionante vedere la capacità della casa torinese di stipulare accordi finanziari di grande successo per un’azienda che più volte è stata dichiarata completamente decotta. Il futuro della Fiat, dopo l’acquisizione del 100% della Chrysler, sarebbe tutto in discesa (?): ne è con-vinto l’amministratore dele¬gato «dei due mondi», Sergio Marchionne, come lo chiama qualcuno che frequenta le sue numerose interviste in cui si è lanciato dopo la “storica” operazione di fusione delle due aziende.
Pesa però (e insospettisce) qualche silenzio di Marchionne come nell’intervista a Repubblica dove a un certo punto parla del futuro degli stabilimenti italiani: “Cassino è strutturalmente e per capacità produttiva lo stabilimento più adatto al rilancio Alfa Romeo” (riconfermiamo la soddisfazione). Nel polo Mirafiori-Grugliasco “si faranno le Maserati, compreso un nuovo suv e qualcos’altro” non meglio specificato. E ancora: “A Melfi la 500X e la piccola Jeep, a Pomigliano la Panda e forse una seconda vettura”. Marchionne ha garantito: “Mi impegno, saranno riattivati in pieno tutti gli impianti italiani”. Qui prima dimenticanza: e Termini Imerese? Silenzio
L’ingresso incredibile da “salvatori” nella Chrysler nel 2009, negoziato da Sergio Marchionne direttamente con Obama a condizioni molto convenienti per entrare in una casa automobilistica che sembrava sul punto di fallire, dopo pochi mesi si trasforma in una gallina dalle uova d’oro per i conti di Fiat tanto più che per pagare i conti (le quote) al sindacato americano, tira fuori soldi (pagati come dividendo straordinario) della cassa della società americana. Sembra magia! Ma… Ora la Fiat, Fabbrica Italiana Automobili Torino, ha difronte una sfida importante per un costruttore di automobili: produrle e venderle, soprattutto in quei mercati che mostrano tassi di crescita significativi.
Entro aprile 2014 è atteso il nuovo piano di Fiat-Chrysler. Bisognerà vedere come affronterà le due diverse sfide che l’aspettano. La prima: come entrerà in mercati come Cina, Russia, India o Indonesia dove la quota di mercato del gruppo è bassa, molto bassas e dove la crescita del mercato dell’auto è vista come più che promettente. La seconda: cosa farà per il mercato europeo, e soprattutto per quello italiano che in questi anni hanno fornito ben poche soddisfazioni alla casa automobilistica. Sergio Marchionne ha pensato fino ad oggi che in un mercato flagellato dalla crisi economica fosse inutile proporre nuovi modelli a consumatori come quelli italiani restii in questa fase a cambiare la vecchia autovettura. Cosa farà ora la Fiat-Chrysler? Investirà davvero sui nuovi modelli e punterà sulla crescita solo internazionale? E’ questa una domanda che dovrebbe assillare fino all’angoscia chi ha responsabilità di governo in questo Paese e in questo territorio. E’ un dovere per il potere politico la verifica della frase di Marchionne “Diventare un’azienda sola era l’unico modo per sopravvivere nella competizione globale, e ne beneficerà anche l’Italia: dove, «se non crolla un’altra volta il mercato — rientreranno tutti» gli operai dalla cassa, per trovare collocazione nelle fabbriche “rinate”: da Mirafiori a Melfi, da Pomigliano a Cassino».
Si tratta di parole che fanno sperare le tute blu della Fiat, che convincono Fim e Uilm, ma lasciano perplessa la Fiom: «Da Marchionne solo fabbriche fantasma», ha sintetizzato efficacemente così i suoi dubbi il segretario Maurizio Landini, riferendosi ai «capannoni fantasma, mimetizzati in giro per l’Italia, dove squadre di uomini Fiat starebbero preparando i nuovi modelli Alfa Romeo». Quale dunque il futuro della Fiat, dei marchi e stabilimenti? «Fiat andrà nella parte alta del mass mar¬ket (solo auto per chi ha tanti soldi), con le famiglie Panda e Cinquecento, e uscirà dal segmento basso e intermedio. Lancia diventerà un marchio soltanto per il mercato italiano, nella linea “Y”», spiega Marchionne.
Ci dobbiamo aspettare un Marchionne ingegnere automobilistico? Oppure un Sergio Marchionne ancora ingegnere finanziario che cercherà di giocare di melina per un po’ di tempo e prima della fine del suo mandato concluderà un altro mega accordo, cercando di fare il grande colpo e negoziare per la famiglia Agnelli-Elkann la cessione di tutto il gruppo o l’aggregazione con un altro big produttore automobilistico mondiale? L’Avvocato Giovanni Agnelli (scomparso il 24 gennaio 2003), vaticinò che solo 7 sarebbero stati i produttori di peso nel mondo dell’auto per effetto di concentrazioni, fusioni, alleanze o fallimenti nel settore. Una profezia che sta per avverarsi visto che con questo accordo Fiat è diventato il settimo produttore mondiale. Resterà in coda?
La risposta non può essere un gioco di società a chi si avvicina di più alla verità, ma la devono esigere le Istituzioni e i partiti a cominciare da quelli che governano questo Paese e questo territorio laziale e frusinate. E forse in questa dannata crisi, aprile è troppo lontano, non sarebbe meglio verificare prima?
Questo articolo è stato pubblicato anche sul quotidiano L’Inchiesta il giorno martedì 14 gennaio 2014

 

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