Ivano Alteri intervista Diana Iaconeti – Domenica 27 ottobre ’19 si è tenuto a Veroli, presso il Teatro Comunale, in apertura della stagione teatrale, lo spettacolo “Leopardi, il poeta del dolce Infinito”, per la regia di Diana Iaconetti. Approfittando della sua venuta in terra ciociara, e avendone già apprezzato il lavoro di regista e attrice in passato, l’abbiamo intervistata per continuare a seguirne l’interessante percorso artistico.
È la sua prima volta in Ciociaria?
Con un mio spettacolo sì, è la prima volta e ne sono davvero felice. Nel 2014 con la Compagnia Stabile del Teatro Manzoni di Cassino portai in scena, durante l’evento «Europa Legalità e Lavoro», un monologo civile tratto dallo spettacolo «Soggetto ad alto rischio», di Carmine Monaco.
Il nostro giornale l’ha conosciuta per il suo impegno civile al tempo di “Mamma ‘ndrangheta”. Nel passaggio da quello spettacolo a quello attuale su Leopardi sembra esserci una grande distanza.
Si, è vero, sembra abissale la distanza tra due mondi così opposti come quello di «Mamma ’ndrangheta e “Leopardi il Poeta del dolce Infinito”. Sembra non esserci alcuna connessione.
Come ha vissuto artisticamente questo stacco?
Nel Recital su Leopardi indosso dentro e fuori abiti diversi, mi svesto di una maschera tragica e crudele, del nero di seppia di un maleficio da cui trasuda dolore e morte per entrare nel mondo intangibile della poesia.
Anche per l’autrice di entrambi gli spettacoli, Nuccia Martire, quella distanza sarà sembrata abissale.
Sì, anche lei sembra sdoppiarsi, risalire dagli inferi per toccare nel Recital altre profondità, per accogliere altri richiami, altri mondi intrisi di desideri e sentimenti.
Sembra davvero non esserci alcuna connessione. Ma?
Ma non è forse la poesia un mettersi in salvo, una cura? Il modo per attraversare il bene ed il male che ci appartengono? Per compiere attraverso la parola una rivoluzione profonda dentro noi stessi riconoscendoci fragili, incompiuti, sempre in bilico tra ciò che siamo e ciò che non riusciamo ad essere? Non è forse voce che si ribella all’indifferenza, alla gratuità del male, all’oppressione, alle guerre, agli stermini? Non è forse voce per pronunciare e difendere ciò che riteniamo giusto o sbagliato? 
E Giacomo Leopardi può ancora aiutarci in questo?
Certamente. Leopardi, al di là di ogni apparenza e del suo pessimismo, non ci ha forse consegnato un messaggio di ribellione nei confronti di ogni ottusità e limite? Non ha forse tentato di salvare l’uomo dalla fredda logica attraverso la poesia e l’immaginazione?
Senz’altro, intensamente.
Ecco dunque paradossalmente colmarsi la distanza tra ciò che sono in «Mamma ’ndrangheta» e nel poeta del dolce Infinito, eccomi tenere insieme i capi di uno stesso filo che sono il mio sentire: la ribellione e la poesia.
Nel suo spettacolo di Veroli si nota anche la presenza del “nostro” Amedeo Di Sora. Come è nata e come si è svolta la collaborazione artistica con lui?
In verità conosco il Professore da moltissimi anni e da quando frequentavo il «Centro di Cultura Popolare per il Teatro» con la Direzione Artistica di Elio Pandolfi e Ugo De Vita. Ci unisce, tra l’altro, il ricordo di un’amicizia in comune con il semiologo Maurizio Grande, mio docente all’Università della Calabria che ci ha lasciati prematuramente nel 1996.
E come vi siete ritrovati?
Era da diverso tempo che desideravo coinvolgerlo in un mio progetto ed è giunta l’occasione con questo spettacolo. Sono veramente onorata di averlo nel mio Recital su Leopardi perché la stima che ho per lui è davvero immensa.
Le auguriamo un gran successo per il suo Recital e arrivederci a presto in Ciociaria.
Frosinone 28 ottobre 2019
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