attentato di via rasella 390 min

CRONACHE&COMENTI

I post fascisti ad ogni commemorazione della Resistenza cercano di imbrogliare le carte della storia

Aldo Pirone
attentato di via rasella 390 minMi domandavo: ma quando se ne usciranno con qualche scempiaggine sull’attentato di via Rasella? Ovviamente mi riferisco ai post fascisti che quando arrivano le commemorazioni della Resistenza cercano sempre di menare il can per l’aia mistificando e imbrogliando le carte della storia pro domo loro.

Finalmente è arrivato Ignazio Benito La Russa a mettere termine alla mia spasmodica attesa. Il collezionista di busti di Mussolini presidente del Senato – anche con i voti di qualche Pd, di Iv e chissà chi altro – dice: “I partigiani uccisero dei musicisti pensionati. Pagina ingloriosa”. Naturalmente l’uscita di Ignazio Benito ha suscitato le reazioni indignate dei più: storici, politici, giornalisti divarie partipolitiche. Imapaurito da tanta sollevazione ha, successivamente, chiesto una scusa che è risultata una toppa peggiore del buco.

Negli anni della mia giovinezza la questione che sulla battaglia di via Rasella – perchè fu una vera e propria battaglia partigiana condotta con le tecniche della guerriglia urbana basate sulla sorpresa del mordi e fuggi, fatta da una quindicina di gappisti sul campo – era affidata alla voce sotterranea dei partigiani che non si erano presentati al gentile invito delle SS e che perciò erano responsabili quanto meno morali dell’eccidio delle Fosse Ardeatine dell’indomani, eseguito “tecnicamente” da Herbert Kappler. Tutte cose non vere, smentite ai loro processi dagli stessi Kesselring che l’aveva ordinata e Kappler che l’aveva eseguita. Ma, come cantava Don Basilio, la “calunnia è un venticello” che però non divenne mai un “rombo di cannone” per tanti motivi compreso quello non indifferente che i protagonisti di quell’azione gappista erano ancora vivi e vegeti: da Giorgio Amendola a Carlo Salinari, da Rosario Bentivegna a Carla Capponi. Quella calunnia si accontentò di viaggiare nei sotterranei fognari della politica mistificante fatta propria a Roma da quel conservatorismo clericale conservatore afascista che la guerra partigiana aveva sempre avuto in ubbia.

A riesumare il venticello calunniatore fu Bruno Vespa nel 2004 in uno dei suoi libri annuali, subendo le irate contestazioni di Bentivegna che lo sbugirdarono. Quella “leggenda nera” affondava le sue radici in Pio XII che fece uscire su “l’Osservatore romano” l’infame comunicato in cui addossava ai partigiani la responsabilità delle vittime SS tedesche e dei “sacrificati” alle Fosse Ardeatine: “Trentadue vittime da una parte: trecentoventi persone sacrificate per i colpevoli sfuggiti all’arresto, dall’altra”. Anche Papa Pacelli per la sua “equidistanza diplomatica” fra Germania nazifascista e Nazioni antifasciste, per perseguire il suo fasullo obiettivo di “Roma città aperta” e per il suo predominante anticomunismo, ebbe in “gran dispitto” la guerriglia partigiana nella Roma occupata dai nazisti. Disturbavano il manovratore.

L’attacco partigiano a via Rasella fu applaudito, invece, dagli Alleati angloamericani che incitavano i partigiani ad attaccare in ogni modo i tedeschi, a rendere loro la vita insicura nella Capitale che stava alle spalle dei fronti di Cassino e di Anzio. Cosa che i patrioti antifascisti fecero egregiamente fino alla liberazione dell’urbe.

Notazioni non indifferenti. A fornire la cassetta di metallo per la bomba di via Rasella furono gli operai della “Romana gas” mentre l’esplosivo fu fornito dai militari badogliani del Fronte clandestino di Montezemolo. Per i nazisti i partigiani romani di via Rasella erano tutti “comunisti-badogliani” e “comunisti-badogliani” erano gli assassinati alle Fosse Ardeatine.

A modo loro avevano fatto l’unità della Resistenza romana.

 

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

 

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Di Aldo Pirone

Aldo Pirone. Vive a Roma

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