Ilmondosullemani 390 min

 

CRONACHE&COMMENTI

 Dispiegare il mondo multipolare

di Aldo Pirone
Ilmondosullemani 390 minL’Ansa venerdì scorso riportava le dichiarazioni del capo di Satto maggiore americano Mark Milley che ripete quanto già detto nelle scorse settimane: “Sarà praticamente impossibile per i russi raggiungere i loro obiettivi ed è improbabile che la Russia riesca a conquistare l’Ucraina. Non succederà”, e che “è molto, molto difficile che le forze di Kiev riescano a cacciare quelle di Putin dai loro territori”. In pratica fotografa la situazione strategica militare della guerra in corso, con buona pace di tutti coloro che mirano alla vittoria completa sul campo.

Da questa semplice costatazione dovrebbero partire tutti i protagonisti, diretti e indiretti, del conflitto per dare corso a trattative per il “cessate il fuoco” come presupposto necessario per accordi di pace più ampi e internazionalmente garantiti. Invece la sola voce che risuona è quella delle armi. Dopo l’offensiva ucraina che ha fatto arretrare un po’ i russi, seguirà la controffensiva di Putin che si prospetta per la prossima primavera. In Europa, infatti, si parla solo e soltanto di forniture di armi per aiutare gli ucraini a resistere ai russi, carri armati e missili, come si è discusso anche all’ultimo vertce Nato di Bruxelles. La differenziazione, ancorché non secondaria quanto a forniture dei sistemi d’arma, è fra chi ambirebbe arrivare a Mosca e chi vorrebbe che Zelensky si limitasse alla difesa del suolo ucraino. L’annessione dei territori russofoni con i referendum farsa da parte dell’autocrate del Cremlino ha avuto, per fortuna, solo un significato politico. Non ha avuto seguito, infatti, la minaccia dell’uso dell’arma nucleare per difendere il territorio della Federazione russa, quindi anche dei territori annessi. Mentre sul terreno strettamente militare la vera risposta russa all’avanzata ucraina è stata il bombardamento continuo delle infrastrutture ucraine oltre ai soliti massacri di civili nei condomini nel pieno dell’inverno.

L’altra notizia ci viene da Biden e riguarda un altro fronte: i cosiddetti “palloni sgonfiati” cinesi. Il Presidente americano ha detto che i palloni non erano con gli occhi a mandorla ma forse di altra provenienza. “Molto probabilmente ha affermato – erano legati a società private, istituti ricreativi o di ricerca che studiano il tempo o conducono altre ricerche scientifiche”. Con l’occasione ci ha tenuto a riaffermare che “Noi cerchiamo la competizione, non il conflitto con la Cina”. Un po’ le cose che aveva detto dopo il vertice di Balì a novembre scorso e l’incontro durato tre ore con il Presidente cinese Xi Jaoping che qualche speranza aveva aperto sulla conclusione della guerra in Ucraina.

C’è da osservare che la questione dei rapporti internazionali nel mondo attuale andrebbe vista in termini diversi da una pura e semplice “coesistenza pacifica” anni ’50 e ’60. Allora la competizione fu lanciata dall’Urss di Krusciov come elemento forte di un sistema socialista che avrebbe superato sul terreno dello sviluppo economico il sistema capitalistico: la costruzione del comunismo in vent’anni. Sappiamo come è andata a finire. Oggi nel mondo della globalizzazione neoliberista, di cui la Cina comunista si è fatta alfiere – soprese della storia -, occorre accompagnare la naturale spinta alla competizione economica con la cooperazione fra gli Stati per affrontare insieme le sfide globali: ambiente, pandemie, digitalizzazione, migrazioni ecc.. Altrimenti ad occupare la scena c’è la guerra in tutte le sue versioni e le sfide fra imperialismi e potenze grandi e piccoli.

Certo, coesistere pacificamente è sempre meglio di farsi la guerra, ma senza cooperazione alla guerra prima o poi si finisce. Berlinguer nel 1975 parlò già allora, nel mondo diviso in blocchi militari, politici economici e ideologici contrapposti, della necessità di un “governo mondiale”. Lo presero per visionario ma non lo era. Oggi il mondo è totalmente cambiato rispetto a quell’epoca eppure quell’ispirazione va ripresa. Intanto nell’acquisizione dello sbaglio strategico americano per cui la caduta del “socialismo realizzato”, dell’Urss e dei paesi satelliti è stata vista come una propria vittoria che ne rilanciava la politica di potenza oscurando la questione di fondo che la stessa globalizzazione portava con sé: il dispiegamento di un mondo multipolare. E, poi, appunto, che il mondo è multipolare economicamente e politicamente, e a tale realtà bisogna adeguare la propria politica internazionale se si vuole perseguire la pace.

Ne va del destino dell’umanità.

 

 

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

 

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Aldo Pirone. Vive a Roma

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