migliaia di ebrei e arabi fianco a fianco per chiedere unIsraele democratica 390 min

CRONACHE&COMMENTI

“Non è libero un popolo che ne opprime un altro”

di Aldo Pirone
migliaia di ebrei e arabi fianco a fianco per chiedere unIsraele democratica 390 minC’è un nesso fra quello che sta succedendo in Israele e l’oppressione del popolo palestinese. Il nesso non è meccanico ma storico-politico. Il nodo del conflitto israelo palestinese è sempre più aggrovigliato ed inquietante.

Sabato scorso contro la trasformazione progressiva dello Stato israeliano in uno stato autoritario e razzista sono scesi in piazza decine di migliaia di ebrei; a quel che sembra di ogni tendenza politica. Ma la spinta autoritaria, nazionalistica, tendenzialmente negatrice di ogni libertà, di cui è portatore da ultimo il nuovo governo di destra è strettamente connessa alla recente scelta di Israele di essere lo Stato degli ebrei mentre al suo interno vi è una fortissima minoranza araba e palestinese destinata, anche per suoi limiti politici, a diventare una sorta di meteci dentro una società fondata sull’apartheid. Su per giù come era quella sudafricana che con la democrazia aveva poco o niente a che fare.

Il nazionalismo estremo del governo israeliano di Nethanyahu, oggi ancor più di destra di quelli precedenti, il che dice che al peggio non c’è mai fine, è la negazione in radice dell’odissea persecutoria culminata nell’Olocausto subita dagli ebrei in Europa da parte del nazifascismo. La storia purtroppo non sempre è maestra di vita e quel che accade oggi in Israele è il contrario dei valori che dovrebbero presiedere alla vita di quello Stato. Gli ebrei in tutto il mondo che con lo Stato israeliano provano, comprensibilmente, sentimenti di affetto, dovrebbero levare la loro voce contro un processo fascistico che sta trasformando Israele in qualcosa di opposto alle sue idealità e ai suoi valori originari, laici e socialistici, facendo un favore al mai sopito antisemitismo che continua ad allignare nel mondo.

E dovrebbero farlo proprio in questi giorni in cui giustamente si ricorda l’Olocausto. Quel genocidio nacque sul terreno del nazionalismo portato all’estremo dal nazifascismo e favorito da un brodo di cultura antisemita – anche religioso cristiano, in particolare cattolico e ortodosso – di più antica data in Europa. Ma il nazionalismo non si combatte con il nazionalismo sionista, perciò è interesse vitale dello stato fondato dagli ebrei di dismettere i tratti odiosi dei persecutori dei palestinesi per riassumere quelli lungimiranti e laici di uno dei suoi più illuminati statisti: Rabin. Il quale pochi minuti prima di essere assassinato da un estremista israeliano durante una manifestazione per la pace con i palestinesi, affermava: “La violenza corrode i fondamenti della democrazia israeliana. Bisogna condannarla, bisogna deplorarla, bisogna isolarla. Non è questa la strada dello Stato d’Israele”.

Fino a quando Israele non prenderà atto dell’oppressione che sta esercitando verso il popolo palestinese, allora anche la sua democrazia interna sarà sotto la minaccia crescente di una progressiva fascistizzazione. Gli errori e i limiti politici dei vari gruppi rappresentanti del popolo palestinese, da Al Fatah ad Hamas, gli attacchi armati e terroristici di quest’ultimi, non giustificano la politica di repressione e guerra di Netanyahu. Se non s’interrompe questa spirale in cui gli estremismi si tengono vicendevolmente non ci sarà mai pace in Palestina, sia in quella araba che in quella ebraica.

Alla manifestazione di sabato scorso a Tel Aviv lo scrittore David Grossman ha detto cose sagge e vere ai suoi connazionali, ha delineato bene i pericoli per le loro libertà, ma in piazza c’erano solo gli ebrei e solo a loro l’intellettuale si è rivolto. Fino a quando ebrei e arabo palestinesi non staranno insieme in piazza e al governo di Israele per fare una politica diversa verso i palestinesi riconoscendone con i fatti il diritto a un proprio Stato, anche la democrazia israeliana è destinata a sparire sotto i colpi del nazionalismo fascistico perché, come diceva Marx, “Non è libero un popolo che ne opprime un altro”.

 

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

 

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Di Aldo Pirone

Aldo Pirone. Vive a Roma

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