CRONACHE&COMMENTI

Il pericolo è lo smorzarsi della rivolta

di Aldo Pirone
donne iraniane rivolta min 390Sono quasi tre mesi che le donne iraniane hanno dato inizio a una rivolta prolungata contro il regime islamico. Il moto di liberazione si è allargato via via ai giovani e a un po’ tutti gli strati della popolazione, soprattutto nelle città. La repressione è stata feroce, nelle piazze e nei tribunali. Assassinii e stupri l’hanno contrassegnata. Dopo la curda Masha Amini ammazzata per prima dalla polizia religiosa per una ciocca di capelli fuori del velo obbligatorio, altre giovani donne sono cadute insieme a ragazzi e adolescenti. Tuttavia le manifestazioni continuano eroicamente, mantenendosi disarmate e pacifiche.

Per quella zona del Medio Oriente il moto di liberazione femminile contro un regime integralista e retrogrado è un fatto di prima grandezza il cui auspicabile successo potrebbe cambiare in meglio non solo la vita degli iraniani ma gli equilibri politici e religiosi di un’area dove le superpotenze mondiali (Russia, Cina, Usa) ne hanno fatto un teatro della loro egemonica competizione economica e militare. In quell’area, è bene non dimenticarlo, gli Stati Uniti sono intervenuti più volte (ultima la guerra d’aggressione in Irak del 2003) come un elefante in un negozio di cristalleria innescando il terrorismo dei tagliagole dell’Isis. E prima ancora l’Urss con l’invasione “fraterna” dell’Afghanistan. Un’area particolarmente intricata quanto ad alleanze politiche e militari, attraversata da decenni da una guerra civile religiosa interna all’Islam e soggetta anche agli interessi e ai movimenti delle medie potenze del posto: Arabia Saudita, Iran medesimo e Turchia di Erdogan le cui mire nazionalistiche sono rivolte contro quella parte del popolo curdo (ygp di ispirazione laica, socialista e democratica) che è stata in prima fila, e sul terreno, nella lotta all’Isis. La tolleranza di Usa e Russia verso Erdogan lo ha incoraggiato nel giugno scorso a riprendere indisturbato i suoi massacri contro i curdi siriani.

Un intreccio sanguinoso e intricato quello mediorientale, in cui la rivolta di massa iniziata dalle donne iraniane, se vittoriosa, potrebbe non scioglierlo del tutto ma almeno introdurre in esso un elemento di civile progresso, di laicità e di libertà i cui effetti positivi potrebbero farsi sentire nel mondo arabo e islamico circostante fino alla Palestina.

Ho sempre pensato che il mondo islamico dovesse nel suo complesso fare i conti con la laicità come presupposto di una politica socialmente progressista. Oggi in Medio Oriente sono le donne, in particolare quelle iraniane, a farsene portatrici. La loro rivolta per divenire una rivoluzione laica deve non solo provocare uno smottamento nella dirigenza integralista islamica – alcuni segni sembra che comincino a manifestarsi – ma anche, dall’altra parte, mostrare l’emergere e il coagularsi di un gruppo dirigente del movimento in grado di dare degli obiettivi concreti di cambiamento, riforma e rifondazione su nuove basi democratiche e laiche dell’Iran. Altrimenti il pericolo è lo smorzarsi della rivolta; da una parte sotto i colpi della repressione e, dall’altra, davanti alle profferte di qualche concessione e attenuazione dell’integralismo pur di lasciare sostanzialmente intatto il regime.

E questo le coraggiose donne iraniane non lo meriterebbero.

 

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

 

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Aldo Pirone. Vive a Roma

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