
CRONACHE&COMMENTI
Le forze sociali siano protagoniste di lotte e conquiste
di Aldo Pirone
Sono tanti gli aspetti su cui battagliare per una rifondazione della sinistra. Fra questi vi è un punto per nulla secondario ma centrale: il rapporto non paternalistico con chi s’intende rappresentare.
Anche nelle posizioni più rifondative e propugnatrici di una ripresa strategica dei rapporti con i lavoratori, con il frantumato mondo del lavoro attuale e con gli strati popolari, si sente spesso che ciò viene demandato a una comunicazione aggiornata ai moderni strumenti di comunicazione di massa.
Ciò è evidente, utile e necessario ma per nulla sufficiente. Il punto politico di fondo non è solo quello che si comunica in termini programmatici ma il fatto dirimente che le forze sociali debbono essere rese esse stesse protagoniste di lotte sociali e politiche volte al loro riscatto. Il sindacato lo fa per dovere istituzionale, la sinistra politica ha smesso di farlo da qualche lustro e anche questo ha segnato il suo declino politico. Naturalmente questa esigenza incrocia il discorso più ampio, ma essenziale ai fini di una rigenerazione democratica dell’Italia, della ricostruzione di solidi partiti politici anche al centro e a destra, la cui venuta meno è il vero cancro della democrazia repubblicana antifascista.
Se ci si propone di rientrare in sintonia con lavoratori e strati popolari, allora è tutta l’organizzazione politica di una sinistra rifondata che va ripensata. Per certi versi bisognerebbe tornare non alle forme ma certamente all’ispirazione togliattiana del “partito nuovo”. Quel partito era di massa perché bisognava aderire, come si diceva allora, a “tutte le pieghe della società” non solo per propagandare il sol dell’avvenire ma per organizzare lotte e iniziative politiche e sociali volte a risolvere i problemi grandi e piccoli che angustiavano le classi popolari: dalla fontanella, alle riforme della struttura sociale alle battaglie per pace e il disarmo nucleare. In tal modo si organizzava concretamente l’alfebetizzazione politica delle masse popolari, l’avanzamento democratico dell’idea socialista e la trasformazione della società in direzione del socialismo nell’ambito dell’inveramento della Costituzione repubblicana..
In tal modo anche i militanti del partito venivano educati a fare politica in modo organizzato nel proprio posto di lavoro e nel proprio territorio; cioè nella società Attori, dunque, non spettatori dello scontro politico o, peggio, clientes nei comitati elettorali di questo o di quell’esponente istituzionale.
Oggi è evidente che la società non è più quella dei tempi della Prima Repubblica e che il treno del mondo del lavoro è cambiato radicalmente e si è di molto allungato e frantumato: dai riders ai lavoratori immigrati stagionali, dai lavoratori dentro le nuove tecnologie e ai confini con l’intelligenza artificiale alle partite Iva e ai dipendenti in piccole aziende e “fabbrichette” che hanno un rapporto diretto con il padroncino e quindi una mentalità diversa da un lavoratore di una grande o media azienda. La grande fabbrica manifatturiera con la sua concentrazione di decine di migliaia di lavoratori non domina più il panorama produttivo. Permangono, tuttavia, e si sono a dismisura allargate le disuguaglianze, la povertà e la precarietà di vita e di lavoro nelle periferie sociali. Ma rimane il punto politico di come tutte queste forze sociali si organizzano e si rendono protagoniste del proprio riscatto politico sul piano della dimensione politica Per questo, è assodato, non basta il sindacato né mai è bastato. Nè basta un movimento di opinione. Serve un partito politico organicamente collegato alla sfaccettata e multiforme realtà sociale. Sui modi organizzativi di questo collegamento va posta l’attenzione necessaria producendo la fantasia innovatrice che fu del vecchio movimento operaio.
Nella discussione in corso un po’ in tutte le forze della sinistra e progressiste, sia a livello dell’associazionismo nella società civile sia in quella politica, questo tema è poco presente. Molto di più gli orientamenti ideali e programmatici. Ma questi senza le gambe organizzative su cui camminare non vanno da nessuna parte. Queste gambe non sono solo un elemento organizzativo ma anche conoscenza di ciò che si muove nella società, nella sua dimensione dello spontaneo sentire delle forze sociali, dei loro condizionamenti coroporativi, degli orientamenti più generali dell’opinione pubblica, di come e quanto penetrano gli argomenti dell’avversario politico e di verifica delle proprie posizioni. La lotta sociale e politica ha anche un valore gnoseologico.
Per parafrasare ciò che diceva il vecchio Marx dei filosofi: il mondo bisogna cambiarlo non solo interpretarlo.

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it
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