
CRONACHE&COMMENTI
Ora l’imperativo è far tacere le armi per evitare la catastrofe nucleare
di Aldo Pirone
Contro l’annunciata mobilitazione pacifista stanno scendendo in campo preventivamente una vasta congrega di atlantisti forever. Leggendo i giornali e ascoltando i talk show, se ne sentono e se ne vedono di tutti i colori. Ma il tentativo comune è quello di far apparire un movimento che si annuncia vasto e che esprime l’opinione della maggioranza degli italiani come il cavallo di Troia di Putin, equidistante fra aggrediti, gli ucraini, e l’aggressore.
I sondaggi, ultimo quello di Ipsos di Pagnoncelli, dicono però un’altra cosa: il 60% degli italiani vorrebbe che la guerra cessasse subito e che si arrivasse a un compromesso. Per questo caldeggia, come auspicato dal Papa, che Zelensky si predisponga a trattare con Putin, anche se ritiene quest’ultimo responsabile della guerra. Gli italiani rifiutano, perciò, l’escalation bellica infinita e, soprattutto, il suo salto sul gradino nucleare minacciato da Putin. Grosso modo si sentono in sintonia con Papa Francesco per vari motivi. Non ultimo il caro bollette energetiche derivante anche, ma non soltanto, dalla guerra in corso.
Ovviamente occorre sfuggire al tentativo delle vestali dell’atlantismo di schiacciare il movimento sul fiancheggiamento a Putin. Per questo è decisivo rifarsi ai ripetuti e angosciati interventi di Papa Bergoglio.
Il fatto è che la maggioranza degli italiani – non ancora degli europei a quanto pare – ha colto l’elemento essenziale: per aiutare l’Ucraina non basta, se mai sia bastato, l’aiuto politico, morale e materiale, anche con l’invio di armi. Ci vuole in questo momento da parte americana, che è la potenza determinante, una proposta e un’iniziativa diplomatica che dismetta i sogni pericolosi di vittoria sul campo, di logoramento di Putin, di cambio di leadership russa e che costringa su questa strada anche Zelensky che può nutrirli grazie ai cospicui e determinanti aiuti bellici degli Stati Uniti. E questa iniziativa per andare in porto deve avere l’avallo della Cina. L’avrebbe dovuta prendere l’Europa, sebbene i cinesi l’abbiano sollecitata, ma non ce l’ha fatta anche perchè i suoi stati aderenti alla Nato hanno posizioni e collocazioni geopolitiche diverse da cui derivano interessi diversi.
Il punto oggi, piaccia o non piaccia, non è soltanto la solidarietà con l’Ucraina, non è ribadire chi è l’aggredito e l’aggressore, cosa già fatta, non è richiamare gli errori occidentali con l’espansione dissennata della Nato a est che hanno favorito la rinascita del nazionalismo tardo zarista di Putin, il punto è impedire un’ulteriore escalation militare arrivata alla soglia nucleare.
Certo, ognuno porterà dentro il movimento le sue motivazioni, le sue diversità, le sue sensibilità sociali e politiche, le sue analisi, gli imperativi ambientalisti ed ecologisti, le sue aspirazioni vicine e lontane, le sue volontà palingenetiche, persino le sue legittime paure, ma l’importante è l’obiettivo comune: trattare per fermare la guerra.
Di fronte al concreto e attualissimo pericolo del salto atomico, appaiono infantili, patetici e volti a mistificare lo stato delle cose, i tentativi dei nostri atlantisti di svilire la mobilitazione pacifista in corso contrapponendo la solidarietà agli ucraini alla ricrca del compromesso che apra la via della pace. Chi è sinceramente preoccupato di aiutare l’Ucraina non può non convenire che il modo migliore per raggiungere lo scopo è una tregua subito che apra le porte a un processo di pace con giustizia, come ha detto il Papa. Altrimenti le sue preoccupazioni sono pura ipocrisia da finto tonto, con fini strumentali e di bottega.
Qualcuno legittimamente si domanda cosa significhi concretamente “pace con giustizia”. La questione è piuttosto complicata, ma sarà il processo di pace a dirlo, con la partecipazione di tutti i contendenti e sotto l’egida dell’Onu che ieri ha giustamente votato – 143 a sfavore, 5 a favore e 35 astenuti fra cui Cina e India – contro i referendum farsa promossi da Putin per l’annessione dei territori di ucraini di Luhansk, Donetsk, Zaporizhzhia e Kherson.
Ora l’imperativo è far tacere le armi per evitare la catastrofe nucleare.

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it
| Iscriviti al nostro canale Youtube di UNOeTRE.it |
Sottoscrivi abbonamento gratuito all’aggiornamento delle notizie di https://www.unoetre.it – Home
Vuoi dire la tua su UNOeTRE.it? Clicca qui
Sostieni il nostro lavoro
UNOeTRE.it è un giornale online con una redazione di volontari che s’impegnano gratuitamente. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per dare il tuo sostegno tramite il sito, clicca qui sotto sul bottone Paga Adesso. Il tuo contributo ci perverrà sicuro utilizzando PayPal oppure la tua carta di credito. Grazie
La riproduzione di quest’articolo che hai letto è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l’autore. E’ vietato il “copia e incolla” del solo testo sui socialnetwork perchè questo metodo priva l’articolo del suo specifico contesto grafico menomando gravemente l’insieme della pubblicazione. L’utilizzo sui socialnetwork può avvenire soltanto utilizzando il link originale di questo specifico articolo presente nella barra degli indirizzi del browser e originato da https://www.unoetre.it

UNOeTRE.it by giornale online is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.
![]()
