CRONACHE&COMMENTI
Dobbiamo essere assai sensibili al tema di evitare una guerra distruttrice
di Aldo Pirone
Ieri Papa Francesco all’Angelus ha invitato a “imparare dalla storia”. Si riferiva alla crisi dei missili a Cuba del 1962. Io, con il medesimo spirito, vorrei richiamare il Togliatti del 1951. I tempi di oggi rispetto ad allora sono diversi e non paragonabili. Allora si era nel periodo più duro della guerra fredda. In Corea era in corso una guerra di attrito fra sovietici e cinesi da una parte e americani con i loro alleati e con la copertura dell’Onu dall’altra. Una guerra pericolosa, in cui il gen. americano MacArthur era arrivato a prospettare l’impiego di armi atomiche. Forse anche per questo fu destituito dal Presidente americano Truman. In Italia si era nel pieno del periodo centrista democristiano, clericale e atlantista, caratterizzato da una dura repressione contro i comunisti, i socialisti, i partigiani e i lavoratori che erano spesso ammazzati nei conflitti di lavoro dalla polizia del famigerato ministro dell’Interno il dc Scelba. In Vaticano c’era Pio XII e non Papa Francesco.
Eppure Togliatti, considerando la pace come problema essenziale e condizionante di tutti gli altri, avanzò la proposta di un governo di pace. Più precisamente dichiarò che il Pci avrebbe ritirato la sua opposizione a un governo degli stessi partiti centristi che avesse lavorato da subito per la pace.
Il segretario del Pci non si illudeva che la sua proposta sarebbe stata accolta, ma la fece lo stesso. Intanto perché corripondeva agli interessi dei lavoratori e dell’Italia e poi perché sulla questione dirimente della pace nell’era atomica intendeva fare politica e non propaganda, mettendo alle corde la Dc e i suoi alleati di fronte a un’opinione pubblica, anche quella anticomunista, in quel tempo assai sensibile al tema di evitare una nuova guerra distruttrice. Se non altro perché era da poco uscita dalla guerra mondiale contro il nazifascismo che tanto dolore e tanti lutti aveva prodotto in Italia, in Europa e nel mondo.
Il 3 ottobre di quell’anno Togliatti, parlando alla Camera, aveva dato un’idea concreta dello spirito con cui bisognava lottare per la pace. “Occorre suscitare – disse – tutte le energie possibili con la più grande ampiezza di vedute, con la più grande tolleranza e capacità di comprendere gli altri, con la capacità di comprendere che nella lotta per la pace nonè possibile nè desiderabile che tutti la pensino come me, perchè la minaccia di guerra è altrettanto grave per coloro che non la pensano come me, ma io debbo trovare la possibilità di collaborazione con tutti costoro per respingere la minaccia comune”.
Dietro la proposta di Togliatti c’era un movimento per la pace assai diverso da quello di oggi, laico e cattolico, che è urgente far scendere di nuovo in campo non solo in Italia ma in Europa e nel mondo. Per essere tale questo movimento deve sforzarsi di mettere da parte le sue diverse analisi e posizioni avute finora ripartendo dal pericolo immediato da scongiurare: l’uso delle armi atomiche nel conflitto ucraino in corso. Per questo occorre chiamare alla responsabilità tutti i suoi protagonisti, vicini e lontani: Putin, Zelensky, Biden e anche Xi Jaoping. E anche l’Europa, affinché esca dalla subalternità alla strategia americana del logoramento di Putin in Ucraina.
Non si tratta di soprassedere sugli antefatti del conflitto o di equiparare aggressore e aggredito, ma di prendere coscienza che siamo di fronte a un problema diverso a un possibile salto di qualità della guerra: la minaccia di un conflitto atomico fra super potenze.
L’obiettivo immediato è la tregua da cui solo può nascere un processo di pace che contempli in Europa una nuova Conferenza sulla sicurezza nel vecchio Continente.
È in ballo la spravvivenza di gran parte della civiltà umana.
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